Andiamo a votare Sì

Noi il prossimo 17 aprile andremo a votare per il referendum anti-trivelle nei mari e voteremo sì.

Cioè voteremo perché alla scadenza delle concessioni in atto per l’estrazione di petrolio e di gas nelle acque territoriali italiane non ci sia un rinnovo delle concessioni stesse. Dunque, votando sì, sceglieremo consapevolmente di lasciar riposare in pace in fondo al mare i combustibili fossili non ancora estratti.

Faremo questa scelta perché riteniamo che il petrolio rappresenti il passato, e non il futuro, delle società industriali moderne. Non abbiamo particolari inclinazioni bucoliche e crediamo nella crescita economica, sociale, umana. Siamo anche consapevoli del fatto che la fase di transizione per il superamento completo dell’era del petrolio verso energie più innovative e pulite richiederà ancora qualche decennio. Tuttavia, il referendum rappresenta una grande occasione per l’Italia per accelerare il consapevole abbandono di questa antica e venerata materia prima fossile.

Ma, allora, come faremo a procurarci l’energia necessaria per il riscaldamento e per i trasporti?

Semplice: l’acquisteremo dall’estero, come già facciamo per quasi il 90% del nostro fabbisogno nazionale, da quei paesi che intendono puntare ancora nei prossimi decenni sul petrolio, ritenendolo (legittimamente) una fonte di ricchezza. Tutti i paesi al mondo fanno periodicamente, in modo più o meno consapevole e più o meno democratico, scelte strategiche di natura politica ed economica. Rinunciando alle estrazioni di petrolio, l’Italia potrà scegliere di puntare su altri settori e investimenti, meno inquinanti e, dunque, meno dannosi per la salute degli esseri viventi.

I nemici del referendum anti-trivelle sono sospesi, nei loro giudizi, tra la tesi dell’irrilevanza e la tesi della gravità (Romano Prodi, ad esempio, ha parlato di “suicidio nazionale”). Due tesi inconciliabili ma, in verità, entrambe errate.

Parlare di “suicidio nazionale” vuol dire avere ancora la testa agli anni 60 e 70 del secolo scorso, quando le economie nazionali importatrici erano gravemente dipendenti dal petrolio e una sua scarsità, naturale o artificiale, determinava conseguenze negative profonde per le economie industrializzate. Negli anni più recenti abbiamo invece assistito a movimenti bruschi, prima al rialzo e poi al ribasso del prezzo del petrolio, con effetti modesti sull’Italia e sull’economia europea. In sostanza, il cambiamento strutturale avvenuto negli scorsi decenni ha reso via via più limitato il ruolo giocato dal petrolio.

Ugualmente errata, peraltro, è la tesi minimizzatrice degli effetti del referendum: è vero che in sé il quesito referendario affronta un tema circoscritto ma le implicazioni politiche, il significato economico e culturale di una vittoria del sì, sarebbero di grandissimo rilievo.

Per la Basilicata, il referendum del 17 aprile ha un significato ancora più grande, essendo questa una terra toccata, e scioccata, dalle estrazioni petrolifere. Una conclusione largamente condivisa è che negli ultimi 20 anni le estrazioni assai poco abbiano portato alla Basilicata in termini di benessere. Anzi, molto probabilmente, il bilancio d’insieme è negativo per la regione.

Ne consegue che sottolineare, come fanno alcuni minimizzatori, che il referendum sia poco rilevante per la Basilicata in quanto sarebbe assente un interesse diretto della regione, è davvero o molto furbo o molto ingenuo (o entrambe le cose). Infatti, chiunque comprende che ottenuto il quorum al referendum del 17 aprile, con la vittoria del sì, molto probabilmente, si aprirebbe il secondo tempo della partita con il governo, sulle scelte energetiche nazionali e, cosa non meno importante, sugli equilibri tra Stato centrale e Territori nella definizione delle stesse scelte strategiche.

Noi prevediamo che il quorum del 50% più un voto, necessario per la validità del referendum, sarà raggiunto o, in alternativa, mancato, per pochi centimetri. Ma questo referendum rappresenta, senza ombra di dubbio, una grande occasione di partecipazione democratica diretta a scelte di rilievo per la vita dei cittadini e, di conseguenza, sarebbe davvero un peccato sprecarla.

Per quanto ci riguarda, noi ribadiamo che andremo a votare il 17 aprile. E che voteremo sì!

2 Comments

  1. Kit Karson says:

    Un ulteriore motivo per recarsi ai seggi e votare SI, oltre ai validissimi sopra esposti, risiede nel fatto che i controlli ambientali hanno perso, in Italia e soprattutto in Basilicata, autorevolezza e credibilità.
    Lo stesso dicasi, in generale, per il rilascio dei permessi.
    Anche i recenti nulla osta riguardanti ulteriori estrazioni nel territorio del Pertusillo danno l’impressione che i vari Enti pubblici preposti alle valutazioni dei requisiti e alla concessione dei permessi, sempre fiscalissimi nei confronti del cittadino, subiscano una sorta di sudditanza psicologica da parte delle potenti Compagnie.
    Conforta, dunque, la previsione tendenzialmente positiva di Hyperbros a riguardo del quorum, visto che l’ultimo pronostico fatto a naso dal blog – si trattava delle Comunali di Matera – andò molto vicino al risultato finale.

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