Andrea Di Consoli su debolezza e incertezza di Pittella in tema di petrolio

DI ANTONIO RIBBA – Ho letto l’intervento, come al solito interessante, di Andrea Di Consoli oggi sul Quotidiano. La tesi centrale di Di Consoli è che Pittella, dopo una partenza a lancia in resta contro il vecchiume politico lucano (“gli elefanti”), cioè contro la un tempo egemone sinistra Pd, segni oggi il passo, con una linea debole e ondivaga sul petrolio. Questa debolezza finisce per consegnare l’iniziativa politica al nemico Lacorazza, promotore di un referendum velleitario (sempre secondo Di Consoli) e concepito in chiave politica anti-Renziana.

Andrea è chiaramente un ammiratore di Renzi e, infatti, chiama ad un maggiore coraggio e impegno i Renziani lucani, i quali non sembrano adeguatamente sostenere “Le immani fatiche del riformismo di Palazzo Chigi”. Qui io direi solo: che esagerato! (non tanto sul fatto che i Renziani lucani siano latitanti quanto sulle immani fatiche riformistiche di Renzi)

Per quanto, come è noto, Marcello Pittella nelle sue vittoriose campagne elettorali del 2013, le primarie e poi le regionali, abbia utilizzato il termine “rivoluzione” più spesso di Lenin durante la Rivoluzione d’Ottobre, ritengo che nessun essere umano dotato di buon senso poteva aspettarsi cambiamenti epocali dal nuovo governo regionale, sia perché il Gladiatore Pittella era stato parte integrante dell’antico regime, sia perché gli effettivi poteri nelle mani delle Regioni sono limitati. Almeno rispetto ad intenti genuinamente rivoluzionari.

Sempre sulle novità introdotte da Pittella, concordo con Di Consoli sul fatto che riti e miti unitari del vecchio Pd lucano, alla sempiterna ricerca di finissime quadre organigrammatiche, avessero fatto il loro tempo ma, d’altro canto, si dovrebbe riconoscere che Marcello ha usato le sue prerogative di governatore per formare, e poi mantenere in vita, un monocolore, non diciamo nemmeno correntizio, ma addirittura personal-familiare!

La mia opinione è che, peraltro, una linea ondivaga e incerta sul petrolio caratterizzi non solo Pittella ma emerga dall’insieme del Pd lucano. Bubbico rivendica l’importanza degli accordi Stato-Regione sul petrolio del 1998; Pittella prende le distanze dall’incapacità decennale dei governi regionali di risolvere il problema petrolio (dunque gli accordi del 98 erano sbagliati?); Speranza sostiene che il referendum promosso da Lacorazza, che è di fatto un’azione conflittuale verso il governo rispetto alla definizione delle competenze delle regioni, rappresenti un’ottima iniziativa ma che invece la moratoria voluta da De Filippo sia stata una scelta sbagliata, proprio perché allontanava la Basilicata dal governo nazionale. Infine, va ricordato, l’autosospensione di Folino dal Pd risale proprio al conflitto con il governo sugli eccessi di centralizzazione in materia di estrazioni petrolifere perseguita con lo Sblocca Italia. Dunque, si direbbe sia davvero necessaria una nuova sintesi politica sulla questione.

La linea di Pittella nella contrattazione con Renzi sul petrolio ha privilegiato l’aspetto delle concessioni monetarie per la Basilicata in cambio dell’aumento programmato delle estrazioni (cioè comunque non oltre i livelli di produzione previsti dagli accordi sottoscritti in passato). Tuttavia, questa linea delle concessioni monetarie in cambio di estrazioni non sembra essersi rivelata vincente alla prova dei fatti, visto che, guardando al 2015 e al 2016, gli introiti complessivi ottenuti dalla somma di royalties e di altri incentivi monetari contrattati dalla regione (tra questi la quota di Ires premiale e la liberazione delle royalties dal Patto di Stabilità derivanti da estrazioni aggiuntive rispetto agli anni precedenti) saranno sicuramente inferiori rispetto a quanto ottenuto nel 2013 e nel 2014. Cioè, beffardamente, dopo le grandi vittorie rivendicate lo scorso anno dal governatore, le entrate da petrolio per la Basilicata, non solo non aumentano ma addirittura diminuiscono. Chiaro, ciò dipende anche da fattori esogeni fuori dalla portata regionale, a partire dal collasso del prezzo del petrolio, ma mi pare indubbio che questo risultato riveli come la strategia puramente “monetaria” della regione vada ripensata, in quanto lascia la Basilicata in balia di eventi esterni aleatori. Nell’ambito degli eventi non prevedibili, e nemmeno influenzabili dalle politiche regionali, rientra pure la futura, possibile riduzione dell’Ires nell’ambito di una strategia di politica economica nazionale.

In tema di tutela ambientale, l’altra faccia della risorsa petrolio, induce a riflessione la recente vicenda Volkswagen, la cui truffa sulle emissioni è stata scoperta dall’EPA, un’agenzia federale statunitense. Le compagnie petrolifere sono in effetti delle grandi multinazionali, proprio come Volkswagen, e dispongono di ingenti risorse umane, economiche e finanziarie. Quindi, con tutto il rispetto per le piccole agenzie regionali di tutela ambientale, sembra che occorra davvero un’altra dimensione, in termini di risorse, competenze e indipendenza per esercitare controlli efficaci. Anche questo aspetto dovrebbe entrare in un nuovo, eventuale, accordo Regione-Stato.

Nella recente intervista rilasciata a Hyperbros, Roberto Speranza ha sostenuto che Luongo e Pittella dovrebbero farsi promotori di un nuovo patto politico-programmatico, in grado di rilanciare l’azione del governo regionale e, possibilmente, di realizzare una sintesi nel Pd lucano. Ecco, il tema petrolio è un terreno naturale e prioritario per una iniziativa di questo tipo. Tuttavia, a Cesare quel che è di Cesare, a mio parere è il Partito democratico e, quindi, il suo segretario regionale, che dovrebbero convocare in tempi rapidi una conferenza programmatica sul petrolio. Come risultato minimo, anche ipotizzando che non si riesca ad ottenere grandi risultati in termini di proposta e-o di sintesi, ciò potrebbe almeno distogliere per un po’ il partito e le sue “personalità” diffuse dalle angosce di breve termine sugli assessorati di Potenza Città e di Potenza Regione.

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