Apologia del contemporaneo.

divano_socialA cadenza costante, direi quasi una volta a settimana, mi tocca leggere su Facebook (chissà perchè “quelli” di Twitter non lo fanno mai) lo sfogo di qualcuno che se la prende con l’universo mondo di coloro i quali col “culo sul divano” stanno davanti alla tv, su Facebook e non “escono” a socializzare con le persone “reali”. L’invettiva infatti si chiude sempre con l’invito a “uscire fuori e socializzare”. Lasciamo perdere il fatto che si critichi Facebook e “la tecnologia” per poi ricorrere a entrambi i mezzi per diffondere i propri pensieri (magari seduti sul divano).

Non voglio farla lunga, ma avevo iniziato a stilare una serie di vantaggi che, al sottoscritto, derivano dall’utilizzo non solo del Social Network, ma anche e forse soprattutto dall’utilizzo degli strumenti tecnologici (pc, tablet, smartphone, strumenti musicali, strumenti per il disegno, per la ripresa fotografica, per la ripresa video e sonora).

In una prima redazione di questo post avevo iniziato a descrivere la mia giornata tipo: da quando entro nella redazione in cui lavoro a quando torno a casa. Ne usciva un papiro. Lavoro nel campo dell’informazione per un’emittente televisiva, gestisco un blog locale di approfondimento, giro reportage video, scrivo testi, scatto fotografie, compongo musichette che poi suono, da solo e con la band della quale faccio parte, quando ho tempo disegno e dipingo, ed oltre a scrivere molto, leggo pure. Inutile dire che per ognuna di queste cose gli strumenti digitali (e il “social”) sono quasi fondamentali.

Inoltre utilizzo tanto l’e-mail, i messaggi di testo e e i Tweet. Ascolto musica. Convido tutto cio’ che ritengo interessante. Guardo la tv ma non ho la tv. E la guardo, commentandola nel Social Network con tante persone che hanno più o meno la mia stessa “testa”. E posso fare tutte queste cose da solo a casa mia o mentre passeggio o in qualsiasi altro posto.

In un attimo “assemblo” i contenuti da qualsiasi fonte provengano e di qualsiasi tipo siano e li condivido. Quando suono non devo stampare i testi o la “scaletta dei brani della serata”. Quando devo registrare un servizio lo leggo direttamente sul tablet, e quando lo scrivo automaticamente finisce sul sito internet e in svariati altri canali. Lasciamo perdere il fatto che mi porto dietro ovunque vada la mia biblioteca o collezione musicale. E posso ascoltarla nello stereo dell’auto o mentre lavoro. Quando suono con gli amici non mi porto più dietro un pesante amplificatore per chitarra. Mi basta un processore digitale che ne simula il “cabinet” e posso scegliere tra migliaia di suoni diversi.

Insomma mentre provavo a scrivere tutte queste cose mi sono reso conto che, sicuramente come me, qualche altro milione (miliardo?) di persone nel mondo fa la stessa cosa. Lavora e vive meglio grazie alla possibilità offerta dalla tecnologia e anche dai social network. E, cosa non secondaria, mi consente non solo di conoscere tante nuove persone ma anche di lavorare a distanza con loro. Infatti c’è un social network che contiene il mio curriculum che aggiorno con il portfolio dei miei lavori e competenze. E così ho conosciuto un ragazzo russo col quale produciamo e vendiamo alcuni prodotti digitali… E magari posso farlo sdraiato sul divano e/o commentando insieme su Facebook la Tv.

Insomma, quando mi sono riletto ho pensato che proprio “No”. Non ne vale la pena di stare a perder tempo a confutare le affermazioni di qualcuno che, con tutta probabilità, è nato nel secolo sbagliato.

Questa colonna sonora, ci sta tutta:

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Blogger, musicante, lettore, disegnatore e giornalista digitale (in erba).

One Comment

  1. Gianni says:

    E sono le stesse persone alle quali se si chiede cos’è internet ti rispondo Facebook!

    P.S si è verificato un errore durante l’invio del tuo commento. Può essere che era troppo corto……non si può sentire:P

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