Atene brucia

“Ma com’è possibile apprezzare questa città, che non ha mai reso migliore nessuno fra quanti l’hanno amata?”

Così rispondeva il re spartano Eudemida (primo) ad un suo contemporaneo che lodava Atene.

E a chi sta aggrottando le sopracciglia al paragone tra la culla della democrazia antica con Matera risponderò anch’io con una domanda: “non ci hanno forse detto in tutti questi anni che la città dei Sassi patria della democrazia dal basso è la nuova Capitale Open?”.

Ma, per capire dove stiamo andando come comunità, occorre osservare che strada stiamo percorrendo e soprattutto qual è il panorama intorno a noi. Per farlo occorre rallentare per osservarlo con attenzione.

Certo ancora una volta i più attenti potrebbero censurarmi: “osservare il panorama che scorre davanti ai nostri occhi mentre viaggiamo è una prerogativa di chi usa il treno per i suoi spostamenti”. Vero. Ai treni non siamo abituati.

La storia di questi anni ha insegnato ai materani a non farsi illusioni sull’eterna incompiuta – una stazione ferroviaria collegata alla linea nazionale – ma tra un annuncio e l’altro, da un Governo all’altro il tema è ritornato in tutta la sua prepotenza nel pubblico dibattito.

Questa volta dobbiamo dare atto al presidente del Consiglio di turno (e segretario del PD nazionale) di essere stato molto presente in Basilicata sin da quando ha abbandonato la fascia tricolore di Firenze per trasferirsi a Palazzo Chigi.

Per citare due occasioni emblematiche: a Melfi con Marchionne per benedire la FCA, a Matera a suggellare con Pittella i “patti del Sud”. Tralascio volontariamente quanto accaduto in questi giorni tra Bari, Matera e Potenza. Il tema referendario lo ha trattato ottimamente Antonio Ribba proprio ieri. Non ho ancora deciso se andare a votare, ma nel caso il mio orientamento è simile al suo.

Per tornare a Renzi-Matera, Matera-Renzi: anche a distanza, nei discorsi del primo ministro, la città ricorre spesso come esempio di un mezzogiorno “che ce la fa” trainante dell’economia delle regioni del sud.

In primis con il rilevantissimo apporto energetico: la Basilicata grazie ai giacimenti di gas e petrolio del sottosuolo e al contributo in termini di salute pagato inconsapevolmente dai lucani e dal territorio (ma per questo aspetto attendiamo la fine del ciclone giudiziario prima di parlare di disastro ambientale) è la regione italiana che più di tutte contribuisce alla causa nazionale.

Di contro, la classe dirigente della piccola regione lucana, balza sempre più spesso alla ribalta delle cronache per condotte “poco chiare” sull’utilizzo dei rimborsi pubblici (ancora in questi giorni le ultime condanne) e sul cattivo impiego della spesa pubblica o delle royalties petrolifere.

A questo si aggiunge sempre la Corte dei Conti, che un giorno sì e l’altro pure giudica severamente l’operato in ambito legislativo nella apparente indifferenza della pubblica opinione.

La pubblica opinione. Questa indistinta massa di persone che segue con superficialità quanto accade e che è seguita con altrettanta superficialità da chi ne governa i destini e da quanti, come me in questo caso, tentano di descriverne o analizzarne i comportamenti. Ma anche i giornalisti quando parlano di “pubblica opinione” (al netto di come trattano l’argomento in base alla loro qualifica tra ‘professionisti, pubblicisti, blogger, di rappresentanza ed effettivi’) sempre più spesso, come i “sondaggisti” del resto, si sbagliano.

I numeri dell’Istituto di Statistica Nazionale (l’Istat) ci dicono, a dispetto delle narrazioni filo-governative, che la popolazione lucana resta poverissima e Save the Children denuncia la “povertà educativa” dei bambini e ragazzi: gli adulti sono poveri oggi e questo si rifletterà su quelli di domani, i bambini.

Questo è il contesto, ma quali sono le prospettive?

Di certo le risposte non le troveremo nella “narrazione” fatta da chi volontariamente o meno, interpreta i dati spesso distorcendoli. E’ accaduto a Matera nel recente passato.

Ricordate le brillanti prestazioni del centro-sinistra locale alle ultime elezioni? Si, quel vittorioso e brillante centro-sinistra che ha portato in Europa una città da cartolina a botta di opensource, openfuture, cultura, democrazia partecipata e laboratori urbani? I votanti l’hanno punita sonoramente perchè quelle belle (spesso incomprensibili) parole erano solo parole. Ampi strati della popolazione vivevano male e continuano a vivere male, esclusi dai benefici promessi.

Ora all’orizzonte dell’amministrazione cittadina ci sono nuove nuvole e gli sconfitti intravedono una speranza di “tornare in sella”. Dubito fortemente che cio’ possa accadere.

Non voglio ricordare cosa è accaduto negli Stati Uniti d’America, con il grande bluff del presidente Obama. I cittadini a lui e alla “progressista” (qui le virgolette ci stanno tutte) Clinton gli hanno preferito Trump, in barba ai sondaggi e ai giornalisti.

E quanto accaduto dopo la vittoria di Trump (proprio come a Matera dopo quella di de Ruggieri) è stato in maniera ancor più azzardata bollato sia dagli analisti che dai pacati esponenti #open come vittoria del populismo grazie all’ignoranza della popolazione. Come ha scritto bene l’amico Francesco Foschino, non si puo’ dire “W la Democrazia” solo quando il risultato ci piace.

Lo ripeto, non so dove stiamo andando (le prospettive a Matera e in Regione Basilicata), ma so dove NON stiamo andando. A furia di accusare di ignoranza i votanti e dividere la popolazione (e qui l’esempio del prossimo referendum costituzionale ci sta tutto) nelle urne più che slides, convegni, slogan, annunci di ferrovie, “peseranno” i portafogli leggeri delle famiglie, l’insicurezza e vivibilità delle strade, la scarsa attenzione ai residenti a “beneficio” di quella riservata ai migranti mentre la classe politica regionale viene allegramente condannata a restituire i soldi dei rimborsi.

E mentre alcuni (per la verità sono rimasti davvero in pochi) continuano a narrare una realtà che vive solo nelle loro teste, Atene brucia: lo hanno capito bene i Metallica che in uno dei loro nuovi videoclip inseriscono un fotogramma “subliminale” della Città dei Sassi nello scenario post-apocalittico del brano “Spit out the bone”.

Non mi credete? Guardate il video fermando il player al minuto 2’33”.


Blogger, musicante, lettore, disegnatore e giornalista digitale (in erba).

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