Caro Tito Di Maggio, 6 mesi sono lunghi da passare

Tito Di Maggiodi ANTONIO RIBBA – E non solo quando l’amore stuzzica il tuo cuore ma, soprattutto, quando si deve decidere l’abbandono di un doppio incarico.

Probabilmente, parlando di 6 mesi, Tito Di Maggio ha voluto sottolineare che non c’è alcuna urgenza nella scelta tra Senato e Consiglio regionale, norme di legge alla mano. Tuttavia, è impensabile che Di Maggio possa davvero prendersi 6 mesi di tempo per decidere se restare Senatore a Roma o se, in alternativa, diventare Consigliere a Potenza. In effetti, poiché l’insediamento del Consiglio regionale si realizzerà a breve, il tempo strettamente necessario per esercitare l’opzione si misura in settimane piuttosto che in mesi.

Il punto politico e istituzionale, e dunque non formale, è nel fatto che per entrambe le funzioni è richiesto un impegno quasi totale. In aggiunta, questi non sono tempi normali, vista la riconosciuta urgenza di varare le indispensabili riforme di sistema. Inoltre, a livello di governo nazionale, la maggioranza al Senato è fondata su piccoli numeri e, quindi, nella fase transitoria Di Maggio dovrà verosimilmente trascorrere la parte prevalente del suo tempo a Roma, così sguarnendo la trincea del Consiglio regionale lucano ed esercitando, dunque, solo part-time la leadership dell’opposizione di centrodestra.

In verità, fin dalla campagna elettorale, il Senatore ha manifestato incertezze sulle sue scelte future, in caso di mancata elezione alla Presidenza della Regione. Per quanto, date le dimensioni della sconfitta, sia difficile ritenere che ciò possa essere stato determinante, tuttavia penso che questa, accanto ad altre incertezze troppo a lungo coltivate dall’opposizione politica di centrodestra, abbia contribuito, almeno in parte, ad intaccare la credibilità della proposta agli occhi degli elettori.

Peraltro, in queste ore, alcuni si chiedono (e pure ci chiedono) se, nella fase di transizione con il doppio incarico, Di Maggio percepirà anche un doppio stipendio. Fortunatamente, questa possibilità è preclusa da norme recenti approvate dal disciolto Consiglio regionale lucano (qualcosa di buono, a quanto pare, si è riusciti a fare perfino nella scorsa legislatura!). Si tratta di norme che vietano espressamente il cumulo delle indennità. Probabilmente, sarà l’Ufficio di Presidenza del Consiglio, una volta insediato, ad adottare nei confronti di Di Maggio un provvedimento di sospensione dell’erogazione della indennità prevista per i consiglieri.

Ciò chiarito, credo che la questione della doppia indennità non abbia sfiorato minimamente Di Maggio, nel senso che, norme o non norme, egli avrebbe di sicuro rinunciato all’indennità di Consigliere regionale, conservando quella del Senato in attesa della decisione definitiva sull’opzione. In sostanza, in questo caso, il problema è interamente politico, e non pare implicare un costo economico diretto per la collettività. Semmai, ne implica uno indiretto, in termini di minor qualità e quantità apportata ai lavori dell’una e-o dell’altra assemblea.

Certo, e per concludere, ci si può chiedere se il problema dell’incompatibilità sia meno rilevante per quei Sindaci (anche lucani) che sono contemporaneamente parlamentari. Che dire su questo? Semplicemente che, forse, non è nemmeno un caso se la sinistra politica sia semi-estinta, in regione come nel paese.

  • Facebook
  • Twitter
  • Tumblr
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Delicious
  • Digg
  • E-Mail

3 Comments

  1. gioschiuma says:

    è così difficle una norma che ponga un limite di mandati? è così difficile prevedere una norma che impedisca la candidatura a chi già ricopre un incarico pubblico (obbligandolo alle eventuali dimissioni “prima” e non dopo)? è così difficile fare un passo politico importante (candidarsi come presidente regionale lo è o no?) senza alcuna zona d’ombra? questo conferma l’idea che ho di chi ha votato pdelle alle regionali, sapendo di votare un “fantoccio” (nulla di personale sia chiaro) utlilizzato come “riempiposto” giusto per fare scena….

  2. AntonioR. says:

    Forse è esagerato imporre dimissioni preventive a un senatore che si candidi alla Presidenza di una regione, certamente non è sensato aspettare 6 mesi per l’opzione, quando sono sufficienti 4-5 settimane al massimo.
    Non è chiarissimo perchè il centrodestra abbia scelto Di Maggio, che è sembrato anche candidarsi un pò controvoglia e che, di conseguenza, non ha certo fatto una campagna elettorale scoppiettante.
    Che poi, ce la prendiamo spesso e volentieri con il Pd, ma è anche chiaro che le alternative non hanno avuto presa in cuore e mente dei cittadini lucani.

  3. peppe la rondine says:

    Secondo me, sceglierebbe il Senato, molto più comodo del Consiglio.
    Però il governo potrebbe cadere e di conseguenza il suo seggio.
    Perciò temo che aspetterà tutti e sei i mesi.

Leave a Comment