Cartolina a Roberto Speranza (del 20 settembre 2012, con una piccola integrazione)

cartolina

Prima una battuta(ccia). Poi i complimenti e gli auguri.

Dunque, Roberto Speranza, che sappiamo essere dotato di equilibrio e prudenza, nonché di buon spessore culturale, sarà uno degli uomini di punta della ormai imminente campagna per le primarie di Bersani. Una implicazione di questo importante incarico politico è che Speranza sarà, almeno per un po’, meno presente nei suoi compiti di segretario regionale del Pd di Basilicata. Ma il vero dubbio è: se ne accorgerà qualcuno?
Dopo la battuta, vengo invece ai complimenti ed agli auguri per l’incarico di rilievo e per l’implicito riconoscimento politico. Diciamo, meglio, che i complimenti sono per i gradi ottenuti, mentre l’augurio è che questa nuova esperienza gli porti in dote anche quel pizzico di grinta e determinazione, assenti le quali si rischia di rimanere figure politiche piuttosto sbiadite, qualunque sia l’età anagrafica. A Potenza come a Roma.

Integrazione del 13 Marzo 2013.

Le conclusioni di Speranza alla direzione regionale del Pd di sabato scorso confermano le qualità intellettuali del neodeputato-segretario regionale: 20 minuti a braccio e piuttosto interessanti. Il punto è, naturalmente, che accanto alle diverse interpretazioni del mondo (lucano) è ormai maturo il tempo per cambiarlo. Consiglio, peraltro, di usare poco la parola “cambiamento”, quanto mai inflazionata anche nel dibattito in direzione. Una bussola dell’azione dovrebbe essere la seguente: navigare sempre alla larga dai dorotei, vecchi e giovani, siano essi di matrice classica, cioè democristiana ovvero, più modernamente, di estrazione socialista o comunista.
Almeno in questa fase, un buon punto di riferimento per Speranza è rappresentato da Lacorazza, uno dei pochi che si mostri ortogonale all’antico mondo del continuismo democratico. E non per puro caso Lacorazza è già finito sotto il fuoco dei conservatori, ovvero di coloro che sono già scesi in campo per cambiare tutto quello che è possibile senza cambiare nulla. Il motto universale dei conservatori è quello di sempre: toccatemi tutto ma non la mia poltrona!
È comunque ben noto che nemmeno Lacorazza è più nell’età dell’innocenza politica e, dunque, pure il suo cammino appare in salita.

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