Costi della politica, ritorno dei vitalizi e il “vuoto” dello Statuto lucano

DI ANTONIO RIBBA – Le cronache lucane narrano del ritorno dei vitalizi per i consiglieri della nona legislatura, quella che ha preceduto la corrente, e di una nuova norma introdotta nello Statuto regionale che consente una prorogatio del Consiglio regionale e la sostituzione del Presidente con il suo vice nel caso il governatore, per scelta o per necessità, interrompa la sua attività prima della fine naturale della legislatura.

Naturalmente, questa continuità istituzionale riguarda solo l’ordinaria amministrazione.
Come ovvio, ci sono polemiche e critiche, soprattutto da parte dei consiglieri del Movimento 5 Stelle e da parte della neo-opposizione, rappresentata da Articolo 1–MdP.

Personalmente, ho scritto a più riprese contro i vitalizi dei consiglieri regionali (e, andando più su, dei parlamentari). In questo caso, ri-esprimerò la mia posizione con le parole di Talleyrand: i vitalizi sono peggio di un crimine, sono un errore.

Per capire quanto siano stupidi e ingiusti i vitalizi per il ceto politico bastano due semplici notazioni. La prima, la Regione Basilicata li ha aboliti nel corso della nona legislatura…. a valere dalla decima. Così han fatto tutti, peraltro, ed è un principio di civiltà giuridica, ci potrebbero raccontare, che le norme prescrivano per il futuro e non per il passato.

Perfetto, ma allora io chiedo a Mollica, a Pittella, a Monti etc. la seguente cosa: quando sono state introdotte severe misure per ridurre la spesa pensionistica per i cittadini non parte del ceto politico – aumento dell’età pensionabile, riduzione dell’importo degli assegni etc. – è stato rispettato quel principio di civiltà? La risposta è: mai!

Peraltro, la ragione è semplice: applicare il principio di non retroattività, in questa materia, implicherebbe rendere di fatto irriformabile il sistema pensionistico (e non solo).

Capita l’antifona? Capito perché il sentimento anti-casta è così forte? Quando le assemblee legiferano per sé, i criteri sono sempre differenti (e assai migliori) rispetto a quelli adottati nei confronti del popolo. Che poi uno dice “il populismo”!

Seconda notazione. Un consigliere della nona legislatura che decidesse di versare i fondi aggiuntivi necessari per ottenere il vitalizio, ipotizzando il versamento copra solo 5 anni, avrà alla fine versato una cifra totale di circa 120mila euro. Ipotizzando che egli ottenga il vitalizio minimo previsto dalle norme e che inoltre il primo assegno lo riceva a 65 anni, data l’aspettativa di vita, costui riceverà un versamento complessivo dalla Regione Basilicata vicino ai 470mila euro. Dunque un nuovo buco, nuovo nel senso che emerge per la nona legislatura, per la Regione pari a 350mila euro per consigliere.

Mollica parla di una “clausola di invarianza finanziaria” e, quindi, di assenza di nuovi costi per la Regione. È da intendersi, semplicemente, nel senso che buco c’era e buco c’è.

Anche questo calcolo mostra la natura del “crimine”, o meglio dell’errore, insito nei vitalizi: il principio economico di equilibrio nel sistema pensionistico riposa sull’idea che quel che io riceverò in termini di pensione sia equivalente a quel che ho versato nella mia vita lavorativa, in termini di contributi. Principio platealmente violato con i vitalizi dei consiglieri. Dunque, un puro privilegio.

Infine, due parole sul vuoto statutario, colmato con la “Leggina ad Pittellam”, come l’hanno perfidamente ribattezzata i 5Stelle. Anche qui, riempiamoci pure la bocca con il giuridichese e concludiamo in gloria politichese: tanto inevitabile quanto necessaria questa riforma! Ma, mi chiedo, se Marcello non avesse avuto la fregola di andarsene a Roma, sarebbe stata davvero necessaria tutta questa urgenza di modificare lo Statuto, visto che c’erano voluti appena un paio di secoli per portare la sua revisione a compimento?

Così si ritorna al tema originario: perché quando si tratta di interessi economici (e politici) del ceto politico, tutto è urgente, tutto è fondamentale?

Decisamente, così non va.

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