E ora Speranza è diventato grande

Roberto SperanzaDI ANTONIO RIBBA – Io sono al di sotto di ogni sospetto per quanto riguarda i miei giudizi su Roberto Speranza. Infatti, una collezione di corsivi ironici sul Quotidiano di Basilicata e qualche post su Hyperbros, ha rivelato negli ultimi due anni tutto il mio scetticismo sull’ascesa politica di questo giovane, che ho visto sempre come troppo cooptato e come troppo poco incline alla battaglia politica trasparente.

Invece, la importante presa di posizione anti-Renziana sull’Italicum, con connesse dimissioni da capogruppo Pd, e la successiva scelta di non votare la fiducia sulla legge elettorale, forse, indicano che Speranza ora è diventato grande.

La mia impressione è che tra i cittadini, tra gli elettori del Pd e nella pubblica opinione, non sia ancora del tutto chiara la gravità della scelta di Renzi. L’Italia ha in questa legislatura la Camera dei Deputati eletta con un sistema maggioritario e il Pd, con il 25% dei voti conseguiti, gode da solo della quasi maggioranza assoluta in quel ramo del Parlamento. Bene, con il 25% dei voti, qualche alleato che forse vale un altro 3% e una decina di transfughi da altre forze politiche, Renzi si appresta a cambiare le regole del gioco elettorali e, nella sostanza, la forma di governo. Per di più, lo fa imponendo al Parlamento un voto di fiducia. Una mostruosità politica, ai confini della legittimità democratica!

Per queste ragioni plaudo alla scelta di Speranza, e degli altri parlamentari provenienti dalla tradizione del cattolicesimo progressista e dalla sinistra Pd, di dissociarsi con nettezza da Renzi.

Il quale Renzi, appartiene alla categoria dei “Pazzi al Potere”, per usare la metafora di Keynes nel capitolo finale della Teoria Generale, ad indicare il distacco dell’intellettuale dagli uomini politici assetati e accecati dal potere (notare, peraltro, che Keynes scrisse quelle parole nel 1935).

O forse, ancora meglio, Renzi incarna l’ideale del principe di Machiavelli: il Duca Valentino, che in nome dell’interesse superiore del Principato, sterminò i suoi nemici (in senso letterale) in tranelli e agguati, uno dopo l’altro. Alla fine, il Valentino perse la partita e fu sconfitto. Per pura sfortuna, scrive Machiavelli. Naturalmente, agguati e tranelli in nome della ragion di Stato, al giorno d’oggi, non richiedono finali così cruenti, come ai tempi del Duca. Ma vedremo se Renzi sarà più fortunato.

Tornando a Speranza e ai dissidenti, ci sono ora due possibili strade davanti. La prima, l’Italicum non viene approvato nel voto finale, segreto, e Renzi cade. Per questo scenario, sarebbero necessari almeno 100 oppositori interni al gruppo Pd. Più probabilmente, saranno alla fine tra i 60 e gli 80. Ma se la legge elettorale fosse approvata, cioè se Renzi dovesse “vincere” la partita, a quel punto resterebbe solo la seconda strada: uscire dal Partito democratico per (ri)creare una vera forza di centrosinistra, capace di riforme serie senza avventure politiche. Lasciando così a Renzi la cura del centro mobile-opportunista.

Che lo scegliere questa seconda strada, alla fine, possa rivelarsi inevitabile, è indicato dalla stessa natura del sistema politico-elettorale che ci si appresta a varare. Infatti, l’Italicum garantisce una maggioranza chiara ma non elevata alla Camera dei Deputati, pari a 25 deputati. Dunque, nel preparare le future liste elettorali, il segretario-presidente Renzi garantirà al più un diritto di tribuna alla minoranza interna. Diciamo 5-10 deputati? Irragionevole, dunque, restare nel Pd in passiva attesa dello sterminio!

Roberto Speranza, alla luce della leadership politica e morale di questi ultimi giorni, potrà essere uno dei principali protagonisti di questa nuova formazione. Se modererà una sua innata tendenza dorotea ed emenderà il suo linguaggio, talvolta troppo incline al politichese colto ma, soprattutto, se confermerà la capacità di ancorare l’attività politica ordinaria ad un sistema di valori riformista e democratico, potrà aspirare al ruolo di leader di questa nuova forza politica.

Antonio Ribba

5 Comments

  1. Giovanni Caserta says:

    Sono d’accordo e auspico quel che auspica Ribba. Il Pd da tempo ha cessato di essere una forza di sinistra. Come ho scritto ad Adduce nella mia recente lettera aperta, mi sono sempre augurato che quelli veramente di sinistra si dissociassero e si separassero dal Pd. Sarebbe perciò interessante conoscere, in proposito, il parere di Bubbico e Adduce, considerata la loro lontana provenienza dal PCI. Una sola precisazione, a latere, a Ribba. Il duca Valentino operava per la creazione di un principato nuovo, cioè per uno Stato nuovo. Il nostro Matteo non ha nulla a che vedere col concittadino Niccolò. Lui opera, non per una ragion di Stato,ma per una egoistica e pericolosa ragione di parte e di partito. Anche dal punto di vista del Machiavelli, dunque, egli è in perfetta immoralità.

  2. Enzo Saponara says:

    L’Italicum incassa il primo voto. Non votare significa dare la fiducia al governo sulla legge elettorale e sul metodo che si sta portando avanti. Ergo Speranza è proprio senza speranza!
    Io non uscirei di casa dalla vergogna!

  3. AntonioR. says:

    Per la verità, oggi abbiamo visto l’ex capogruppo alla Camera non votare la fiducia al governo, presieduto dal segretario del suo partito, il Pd. Non mi pare una scelta da poco. Votare contro, avrebbe significato uscire automaticamente dal partito. Una decisione che, evidentemente, non è stata ancora presa.

  4. AntonioR. says:

    Non so se abbia ragione Giovanni Caserta nel non riconoscere a Renzi una ragion di Stato nella sua azione (che forse, in fondo, non può mai davvero esistere nell’azione politica, se non come postumo riconoscimento storico). Del resto, si potrebbe sospettare che pure in Cesare Borgia ci fosse solo smodata ambizione personale, che Machiavelli poi nobilitò.
    In ogni caso, alla luce degli eventi poco gloriosi per la democrazia italiana delle ultime 24 ore, si conferma tuta l’importanza del dissenso formalizzato da Speranza e dagli altri 37 parlamentari del Pd.

  5. Giovanni Caserta says:

    Nelle ultime 24 ore si è ripetuto l’attacco dei Lanzichenecchi, che, nel 1527, con la caduta e la distruzione di Roma, provocarono la morte per crepacuore – si dice da qualcuno – del buon Niccolò Machiavelli, che, così, vide fallire il suo sogno di una Italia nuova. Allo stesso modo, sotto l’attacco dei renziani è scoppiato il cuore del pd. Nulla, in tanto terremoto, dicono, apertamente, i Lanzichemecchi a Filippo e Salvatore; nulla Filippo e Salvatore, apertamente, dicono ai Lanzichenecchi; nulla lo stesso Filippo e lo stesso Salvatore dicono, apertamente, a difesa di Antonio. A Salvatore però, per il bene che gli vogliamo, diciamo: “Se proprio devi cadere, cerca almeno di cadere a schiena dritta! non toglierci, per carità, la …speranza. Francamente,non ne possamo più!

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