I dati lucani nell’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children

Prima della lettura occorre specificare di cosa parliamo quando leggiamo di Povertà relativa ed assoluta. Nel glossario dell’Istat le definizioni di questi due parametri, sono così descritte.

Soglia di povertà assoluta: rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta. La soglia di povertà assoluta varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza.

Soglia di povertà relativa: per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media per persona nel Paese (ovvero alla spesa pro-capite e si ottiene dividendo la spesa totale per consumi delle famiglie per il numero totale dei componenti). Nel 2016 questa spesa è risultata pari a 1.061,35 euro mensili.

Secondo le più recenti stime dell’Istituto di Statistica Nazionale (2016) è in aumento la povertà assoluta fra le famiglie con 3 o più figli minori. Sono in tutto 1 milione 619mila le famiglie italiane in questa condizione, rappresentano il 6,3 per cento di tutte quelle residenti in Italia e in termini numerici si parla di quasi 5 milioni di individui. L’incidenza più elevata la si registra in quelle meridionali (sono 699mila).

Sempre secondo le stime Istat l’incidenza della “povertà relativa” resta stabile ma si accentuano le difficoltà per i minori.

Il disagio economico infatti si fa più diffuso se all’interno della famiglia sono presenti figli minori: l’incidenza di povertà è al 20,1% tra le famiglie con due figli minori e al 42,0% tra quelle che ne hanno almeno tre; se queste famiglie sono residenti nel Mezzogiorno sale, rispettivamente, a 26,8% e a 59,9%.

La Basilicata è la terza regione italiana con un’incidenza statisticamente significativa della povertà relativa (21,2 %).

L’analisi dei dati per gruppi sociali ci dice che sono l’istruzione e il tipo di lavoro del capofamiglia a condizionare fortemente il disagio economico.

Per chi volesse approfondire, qui i dati di dettaglio

Fatta questa lunga premessa, andiamo a vedere cosa accade in Basilicata nell’ambito dei minori.

Save the Children ha presentato in questi giorni “L’Atlante dell’Infanzia a Rischio”, un’inchiesta rigorosa sulla scuola italiana dalla prospettiva di un’organizzazione impegnata con i bambini nei territori più fragili dell’esclusione sociale e delle povertà educative:

In sintesi in Basilicata 1 minore su 5 versa in condizione di povertà relativa (21%) mentre 3 bambini su 5 (60%) non hanno svolto in un anno quattro o più attività culturali e educative. La Basilicata è la quarta regione in Italia dove i minori non praticano sport e per obesità diffusa tra gli 8 e i 9 anni.

Gli anziani in Basilicata arrivano ad essere in media più di 170 ogni 100 bambini, il 14% dei ragazzi ha lasciato precocemente la scuola e si va da un minimo di 45% per la provincia di Potenza, ad un massimo del 63% per quella di Matera, contro una media nazionale del 41% di scuole su base provinciale che lamentano una scarsa dotazione di laboratori.

Ma come abbiamo visto nella premessa (aggravamento delle condizioni socio-economiche di molte famiglie),con l’aumento delle povertà economiche sono corrisposte anche nuove povertà educative: tanti bambini, infatti, non hanno accesso a attività culturali.

In Basilicata più di 1 ragazzo su 2 (il 60%) tra i 6 e i 17 anni non arriva a svolgere, in un anno, quattro delle seguenti attività culturali: lettura di almeno un libro, sport continuativo, concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei, accesso a internet. Il numero di disconnessi culturali, infatti, appare superiore alla media nazionale che è del 59,9%.

Per la scuola pubblica non è facile offrire una risposta adeguata alle problematiche che incontra. Le poche risorse si traducono in strutture a volte fatiscenti o spoglie: il 41% delle scuole secondarie di primo grado, per esempio, lamenta una scarsa dotazione di laboratori e ambienti di apprendimento adatti a sperimentare nuove prassi didattiche, con 4 scuole su 10 che possono fare affidamento su meno di un laboratorio ogni 100 studenti. Rispetto alla media italiana, il numero di scuole in tale situazione in Basilicata è molto alto.

In provincia di Matera il 63% degli istituti (ben 22 punti in più rispetto alla media nazionale del 41%), denuncia questa condizione mentre Potenza risulta più “virtuosa” con il 45% delle scuole.

In Basilicata, la provincia di Matera risulta quinta in Italia per presenza di biblioteche con servizio prestiti con l’86% mentre Potenza rispecchia la media nazionale (72%) con un 71%.

Da sottolineare come, nella regione, sia proprio la provincia di Matera a registrare il dato più basso a proposito della fruizione del servizio (16%), con ben 15 punti percentuali in meno rispetto al dato nazionale del 31%.

Per quanto riguarda lo sport, i bambini lucani sembrano essere più penalizzati. Solo il 10,7% delle scuole nella provincia di Matera e l’8,2% in quella di Potenza, possiedono una o più palestre, contro una media nazionale di 17,4%.

Confrontando questo dato con quello sulle percentuali dei bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni che non praticano sport, emerge che ben il 30% dei bambini è sedentario, un dato che posiziona la regione al 4° posto in Italia.

Inoltre, anche i dati sul sovrappeso nella regione (il 37% di bambini tra gli 8 e 9 anni in sovrappeso e il 13% obesi) superano di molto le medie nazionali (rispettivamente 30% e 9%).

Tra i fenomeni che condizionano la scuola di oggi, accanto alle povertà socio-economiche, la denatalità: in Basilicata l’indice di vecchiaia è superiore alla media nazionale con un picco a Potenza, dove a 100 bambini corrispondono più di 187 anziani e a Matera dove sono 171.

Nonostante il numero totale di alunni diminuisca, aumenta invece quello dei bambini di origine straniera, che in Basilicata però rimangono ben al di sotto della media nazionale (9,2%).

A livello nazionale, la media dei minori che non ha la cittadinanza italiana, ma è nata nel nostro Paese è del 58,7%. Di fronte alla sfida dell’inclusione, tuttavia, quasi in nessuna delle scuole lucane del primo ciclo gli insegnanti ricevono formazione specifica, contro un media nazionale del 2,2%; un passo avanti è stato fatto con il Piano di formazione dei docenti 2016-2019, che ha recepito le indicazioni del IV Piano nazionale infanzia su questo tema.

 


Blogger, musicante, lettore, disegnatore e giornalista digitale (in erba).

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