Il Referendum del 4 dicembre e l’area euro: quello che non si capisce (o che non si vuol capire)

DI ANTONIO RIBBA – Siamo a ridosso del voto e puntuale ricomincia il terrorismo economico-politico sugli effetti di un esito, la vittoria del no, che contrasti con i desideri e con le preferenze dell’establishment economico, politico e finanziario italiano ed europeo. Ma ci sono alcune cose essenziali che gli autorevoli commentatori del Financial Times, gli esponenti di Confindustria e la compagnia di coro finanziaria non capiscono o che, in alternativa, fanno finta di non capire.

L’esito del referendum del 4 dicembre sarà poco rilevante per la tenuta dell’economia italiana e per la sopravvivenza dell’Unione Economica e Monetaria. Il che, ovviamente, non vuol dire che una temporanea instabilità e caduta dei mercati finanziari e dei titoli di stato sia da escludere. Semplicemente, tale instabilità sarà a carattere temporaneo. Abbiamo almeno due esempi recenti di instabilità temporanea: l’esito del referendum sulla Brexit, con tempesta sui mercati finanziari riassorbita in pochi giorni e nessuna conseguenza sull’economia reale; l’esito delle elezioni americane, con presagi funesti in caso di vittoria di Trump e successiva tempesta in un bicchiere d’acqua dopo la sua vittoria. Quindi, mi pare, i commentatori economici e i tifosi del sì dovrebbero essere più prudenti ed evitare di lanciarsi in filippiche che, peraltro, a distanza di pochi giorni dal voto hanno l’unico effetto di rinsaldare le fila dei rispettivi eserciti.

Ma su cosa si basa la mia conclusione che la politica italiana e l’area euro sopravvivranno senza grandi problemi alla vittoria del no? Quello che molti analisti e tifosi non comprendono è che l’area euro si tiene in piedi (e con lei l’Italia), per quanto a fatica, grazie alla scelta di politica monetaria ultra-espansiva della Banca Centrale Europea a guida Draghi e, sul piano più politico, in virtù della fermezza con cui Francia e Germania hanno finora difeso il progetto europeo. Con buona pace di Renzi, i suoi strepiti in Europa saranno tollerati e produrranno conseguenze, per quanto più estetiche che sostanziali, fino a quando questi scudi monetari e politici continueranno a rimanere in piedi.

Perché Draghi è così importante? Perché fino a quando la Banca Centrale garantirà protezione ai titoli di stato dei paesi dell’area euro attraverso il cosiddetto quantitative easing, la speculazione al ribasso rimarrà immobile o, al limite, agirà cavalcando solo onde di breve periodo. Stesso discorso vale per i risparmiatori: la garanzia implicita della BCE sui titoli di stato fornisce fiducia sulla solvibilità dei governi nazionali. Quasi sicuramente, nel meeting di metà dicembre, Draghi annuncerà la continuazione per tutto il 2017 degli acquisti di titoli pubblici e privati da parte della BCE. Poi, nel 2019, il mandato di Draghi si concluderà e a quel punto si capirà quali forze saranno prevalenti e se, eventualmente, ci sarà una svolta nella conduzione della politica monetaria nell’area euro.

E per quanto riguarda Francia e Germania? Se quest’analisi è fondata, appare chiaro che il vero spartiacque politico per l’Europa è rappresentato dalle elezioni, di primavera in Francia e d’autunno in Germania. In sostanza, se in uno di questi grandi paesi dovessero vincere le elezioni le forze populiste e nazionaliste, cioè xenofobe e anti-europee, probabilmente inizierebbe il conto alla rovescia per la moneta unica e per la stessa Unione Europea. Questa probabilità di vittoria sembra assai più bassa in Germania che in Francia. Tuttavia, anche in Francia è ragionevole prevedere un sostegno largo, delle forze socialiste e liberal-golliste, al candidato che dovesse fronteggiare Le Pen al ballottaggio.

Questo concentrarsi su BCE ed Europa vuol dire che quel che accade in Italia non conta nulla? Sarebbe chiaramente da stolti sostenere questo: sarà importante, una volta chiuso il referendum, approvare velocemente la legge di stabilità, anche in presenza di un Governo Renzi dimissionario, e poi procedere rapidamente al varo di un governo istituzionale (un Governo Grasso?) per varare la riforma della legge elettorale ed andare ad elezioni politiche.
Con riferimento alle elezioni politiche, che dovrebbero tenersi al più tardi nell’autunno del 2017 e, quindi, in concomitanza con le elezioni in Germania, potranno valere per l’Italia le analisi fatte sulle forze xenofobe e anti-europee di Francia e Germania. Sarà, dunque, molto importante che il centrosinistra, rinnovato dopo l’uscita di scena di Renzi (se dovesse vincere il no), sia in grado di presentare un nuovo leader e un nuovo progetto (con)vincente agli occhi dei cittadini-elettori italiani.

Buon voto a tutti.

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