Il TAR boccia la Regione su tutta la linea. Si voterà a marzo

L’incertezza sul voto in Basilicata è (forse) definitivamente superata. Il TAR ha infatti accolto il ricorso presentato dal Movimento 5 Stelle ed ha stabilito che si dovrà votare al più presto: entro 20 giorni dovranno essere convocati i comizi elettorali e, dunque, salvo ulteriori sorprese si voterà tra la metà e la fine di marzo.

La Regione Basilicata è stata di fatto bocciata su tutta la linea

Altro che obbligo di election day per giustificare la scelta del 26 maggio!

In un regime democratico non si può prorogare sine die la legislatura, sostenevano gli oppositori e ora conferma il TAR. Inoltre, il Tribunale Amministrativo pone sulla testa della Giunta regionale la mannaia di un Commissario ad Acta, nel caso non si dovesse ottemperare nei tempi indicati alla convocazione dei comizi elettorali.

Bene, ora basta con i codici, le leggi ed i regolamenti interpretati ad usum Delphini. Finalmente, ora tocca alla politica. Il Movimento 5 Stelle parte con un indubbio vantaggio, avendo già da tempo scelto il candidato alla Presidenza della Regione. Il Centrodestra è un cantiere aperto semi-rissoso. Il Centrosinistra è invece un cantiere aperto totalmente rissoso, con tre o quattro sub-cantieri alquanto laboriosi. Ma entro pochi giorni si dovrà comunque decidere il nome del candidato alla presidenza (o, più probabilmente, dei candidati alla presidenza).

La decisione del TAR spazza anche il campo dall’ipotesi di primarie, che manca sia la voglia che il tempo, nel centrosinistra allargato. Io, da elettore storico di quest’area, non posso che auspicare, e per l’ennesima volta, una soluzione che consenta al centrosinistra di essere competitivo, pur se oggettivamente (e forse anche meritatamente) svantaggiato. Non ci vuole un genio: se Pittella rimane in pista, ci saranno due o tre (pseudo)coalizioni in quell’area politica e questo produrrà un disastro epocale, con 4 o 5 consiglieri eletti, se tutto va bene, nell’insieme del centrosinistra.

In verità, perfino se Marcello si dovesse ritirare, o dovesse essere messo da parte dal Pd, non è scontato un accordo, in quanto morto il Papa se ne fa un altro velocemente nella Chiesa, ma difficilmente nel centrosinistra lucano.

Ho detto più volte che se fossi in Pittella io farei due passi indietro. Nella politica italiana mai nulla è per sempre e conclusa la sua brutta vicenda giudiziaria, potrà tornare a candidarsi per non so cosa. Se invece si dovesse assumere la responsabilità di portare il Pd e il centrosinistra alla disfatta, posso anche sbagliare, ma scommetto sul fatto che allora tornerà a fare il medico fino alla all’età della sua pensione.

Chi potrebbe essere il buon candidato dell’area progressista? Francamente non lo so e nemmeno poi mi importa più di tanto: sono stati fatti e bruciati decine di nomi in questi ultimi mesi, alcuni improbabili altri più probabili, e in quella lista infinita di nomi si potrà dunque pescare.

Naturalmente, stiamo pur sempre parlando di una delle regioni più piccole d’Italia. Qui non è in ballo la politica estera di un Paese, non si deve stabilire l’appartenenza all’Unione Monetaria Europea, né si devono prendere in Basilicata decisioni cruciali per evitare che fallisca lo Stato sovrano. Tutto ciò per dire che, oltre un certo limite, è pure inutile drammatizzare l’esito di queste elezioni locali. Se ha da vincere il Movimento 5 Stelle o la Lega in questa regione, bene, vorrà dire che li metteremo alla prova. Io non mi aspetto nulla di particolare da queste forze, in quanto non vedo un personale politico particolarmente adeguato al cimento ma, del resto, questi gruppi dirigenti del centrosinistra lucano sono quasi indifendibili: pasticcioni, tatticisti oltre la morte e, paradossalmente, alquanto supponenti, con più di un personaggio affetto dalla sindrome del dopo di me il diluvio.

In sintesi, vediamo se l’area democratica e socialista è capace di un colpo di coda in limine mortis, altrimenti, restando al latinorum, che cupio dissolvi della sinistra sia.

Antonio Ribba

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