La fine di un’epoca, in Basilicata e in Italia, non si cura con la masturbatio grillorum

Che fare? L’orchestrina continuò a suonare sul ponte fino all’affondamento della nave

Il Pd in Basilicata è affondato al 17% medio, ma a Matera alla Camera e a Potenza al Senato il Partito democratico è al 14%. I problemi, dunque, pare stiano molto più in alto di Polese, ai livelli dei Pittella dei Margiotta dei De Filippo. Cioè, è la fine del Renzismo, nazionale e locale.

La ricostruzione di un progetto riformista credibile del centrosinistra potrà richiedere 5 o 20 anni, e la lunghezza della traversata nel deserto dipenderà sia dalla forza del progetto altrui che dalla debolezza relativa del proprio.

Per essere chiari, a sinistra del Pd va preso atto del fatto che gli arcobaleni non funzionano e che presentarsi di nuovo da soli alle elezioni vuol dire scomparire definitivamente. Tuttavia, ancora una volta, la ricomposizione in un comune progetto progressista dipende, in prima battuta, dal Pd. Se al livello nazionale il problema è che non si è votato nel 2017, allora siamo più vicini ai 20 che ai 5 anni. Se a livello di Basilicata il problema è Lacorazza, oppure se la priorità è occuparsi delle giunte comunali di Potenza e di Matera, allora vuol dire che siamo pronti, anzi prontissimi, al bis in autunno con le regionali e all’eclisse del centrosinistra.

Per essere, di nuovo, chiari, Pittella dovrebbe annunciare subito che non si ricandiderà alla presidenza della regione in autunno (peraltro, anticipando così solo un esito scontato). Infatti, se Renzi è il tappo nazionale per la ricostruzione, (i) Pittella lo sono a livello locale. Devo aggiungere che, personalmente, un governo regionale 5 Stelle in questa regione non lo vivrei comunque come una tragedia.

Tra gli eletti e i non eletti del centrosinistra ci sono molti miei amici personali. Agli eletti (pochi) faccio i miei sinceri auguri, ai non eletti il mio plauso per il loro impegno e per la loro serietà (in alcuni casi anche la mia stima). Ma, anche qui, il terremoto politico-elettorale ha detto che è ora di voltare pagina: una nuova generazione (possibilmente nuova anche nelle idee) dovrà scendere in campo.

È la legge politica della sconfitta: chi ha puntato tutto sul Renzismo uscirà ridimensionato (o uscirà del tutto di scena), chi ha puntato tutto sulla capacità di rappresentare un’alternativa di sinistra al Pd è, purtroppo, stato sonoramente bocciato dai cittadini.

Non si vede la possibilità di un governo stabile, dopo l’esito elettorale. Ci sono perdenti e vincenti ma non c’è una maggioranza politica. Dunque, non si può escludere un ritorno al voto, magari dopo una ulteriore e auspicabile correzione maggioritaria dell’attuale legge elettorale, nel giro di poco tempo (in Italia poco tempo vuol dire uno o due anni). C’è anche da tener presente che entro pochi mesi avremo la fine della benevola bonaccia europea verso l’Italia e a quel punto ci vorranno governi solidi in carica, con le buone o con le cattive.

Dato questo quadro così negativo per il centrosinistra e per il Paese (negativo è chiaramente un eufemismo) non serve la masturbatio grillorum, intesa nel duplice senso di improbabili governi politici con i grillini e di perseguimernto di inutili e perversi titic e titoc, sia nel Pd che nel PdBas.

Antonio Ribba

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