La gente del villaggio

Village PeopleCari amici (e amiche) del blog da qualche tempo a questa parte, in questo grande paesone, anzi villaggio, che è la Basilicata si fa un gran parlare di “teoria del gender”, diritti delle persone gay, lesbiche, trans e lotta alle discriminazioni.

Il problema al solito è che ad occuparsene sono i politici lucani, o almeno alcuni di essi.

Uno di loro in particolare, Aurelio Pace che non è nuovo a sortite in territori che secondo il sottoscritto gli sono alieni, ha presentato in Consiglio Regionale una mozione contro “la teoria del gender nelle scuole”, che è stata approvata martedì scorso (anche coi voti di alcuni dei cosiddetti cattolici del PD o di centro-sinistra che dir si voglia).

Oggi, sempre Pace, insieme ad altri tre consiglieri di minoranza, Napoli, Rosa e Mollica, ha annunciato di voler organizzare una Giornata della Famiglia, perché “l’approvazione della mozione sul ruolo della famiglia e la teoria del gender nelle scuole ha fatto sì” ha dichiarato testualmente il consigliere “che la Basilicata sia davanti a tutti. Per noi si tratta di temi inviolabili, non negoziabili”.

Nel presentare l’iniziativa ai giornalisti non è mancato un riferimento ad un’altra mozione ma di segno uguale e contrario, promossa (ed approvata) nei giorni scorsi dal Mario Polese del PD a sostegno dei diritti delle persone LGBT.

Riporto il pensiero espresso da Gianni Rosa (Fratelli d’Italia) senza commentarlo: “Forse qualcuno scambia il Consiglio regionale per un luogo dove barattare voti: sappiamo tutti che la prima stesura della mozione Polese è stata redatta dall’Arcigay, che ha lanciato accuse contro l’istituzione Regione. Ma noi ci siamo impuntati e rivendichiamo che siamo diversi da loro, nel senso che siamo normali cosi come è normale la Basilicata moderata e cattolica che rappresentiamo”.

Bene, per quel che penso, con la mozione Polese abbiamo fatto, o provato a fare, un primo importante passo in avanti come appartenenti alla comunità del villaggio lucano. Oggi poi, ho letto sui profili sociali di Vladimir Luxuria del suo suggerimento di slogan per un prossimo Gay Pride nientemeno che a Matera, slogan che a me piace davvero tanto, quasi quanto l’idea di un Pride nella città di Matera.

La prima cosa che ho fatto in tarda mattinata è stata quella di rilanciare l’idea tramite i miei di profili social. E’ successo un mezzo finimondo. Certo il tema purtroppo divide, ma mai come in questo caso credo che una iniziativa del genere darebbe una sferzata (ed una sterzata) al pregiudizio, alle discriminazioni e alla beata ignoranza di cui la nostra società soffre da tempo.

Non chiedetemi poi perché sono così vicino alle comunità gay e attento ai diritti di queste persone, forse soprattutto perché ne conosco e frequento diverse, e mi dispiace che siano considerati cittadini di serie b.

E non posso farci nulla se anche quando vado in giro in auto e in radio passano una canzone di Raffaella Carrà o dei Village People (entrambi icone gay) ballo e canto come un matto. Per non parlare dei miei film preferiti, che vi risparmio. Penso dunque che un gay pride dalle nostre parti sia un’occasione leggera, divertente e coinvolgente per discutere insieme ed emanciparci.

Mi spiace molto quando leggo coloro che, contrari all’iniziativa, la respingono con la motivazione che “va bene la sfilata ma senza eccessi”. Quali eccessi? Cos’è un eccesso, ma soprattutto chi decide cosa è un eccesso? Poi ci sono quelli che dicono “e perché non organizzare un Etero-Pride”?… anche in questo caso non commento.

Poi ci sarebbe anche la questione politica, e dei politici. Perchè proprio oggi pomeriggio si registra una dichiarazione del presidente di Arcigay che spiega bene la situazione (lucana) che stiamo vivendo in questi giorni di gran caldo, coi nostri rappresentanti a Potenza che si divertono a discutere, è il caso di dirlo, del sesso degli angeli:

“È ormai una desolante consuetudine constatare che tutte le crociate omofobe e reazionarie mosse dagli integralisti cattolici e di destra trovino il sostegno sistematico del Partito Democratico. I due voti del Pd (Castelgrande e Spada NdR.) sono stati fondamentali a garantire l’approvazione di un testo oscuro e intimidatorio, che chiama in causa fantomatiche teorie senza nemmeno citarle e che serve solo ad alimentare una cultura del sospetto se non addirittura del disprezzo nei confronti delle persone gay, lesbiche e trans. Un atto paradossale, se riferito alla recentissima adesione della Regione alla rete Ready contro le discriminazioni, novità che avevamo salutato con grande soddisfazione e che testimoniava l’apertura di un cammino di vera innovazione sociale per la Basilicata. Ora questa nuova votazione ricolloca tutto in una nuova cornice e inietta in queste notizie il sospetto di un cerchiobottismo che prescinde dalla sostanza delle cose. La lotta alle discriminazioni non è una questione opinabile bensì un esito diretto e ineludibile dell’articolo 3 della nostra Costituzione. Non esistono contrappesi né opinioni diverse da includere nel dibattito: sarebbe come bilanciare ogni azione contro il razzismo con l’apertura di un circolo del Ku Klux Klan. Ed è proprio questo l’effetto che fa l’approvazione da parte del Consiglio regionale della Basilicata di quel terribile ordine del giorno”.

Così Flavio Romani. Serve aggiungere altro? Forse sì: forza sculettate anche voi! 😉


Blogger, musicante, lettore, disegnatore e giornalista digitale (in erba).