Le dinastie politiche in Basilicata. Un problema per la qualità della democrazia

Marcello conferma Gianni, Gianni conferma Marcello e Don Mimì benedice entrambi

Cosa avrei fatto nella vita se fossi nato Pittella? Probabilmente il parlamentare, italiano o europeo, oppure il presidente della regione Basilicata. Se invece fossi nato figlio di notaio o di farmacista avrei fatto, sempre probabilmente, il notaio o il farmacista.

Si pensava fosse una conquista della democrazia moderna l’irrilevanza del nome e della famiglia di origine , ma non è così: ci sono famiglie politiche e famiglie economiche il cui potere e i cui privilegi sono in grado di distorcere la qualità della democrazia e il buon funzionamento del sistema di mercato. Il problema è, come ovvio, molto sentito e avvertito negli Stati Uniti, notoriamente la patria delle dinastie politiche, mentre in Italia questa piaga sembra affliggere soprattutto le aree più arretrate del paese. Infatti, in queste elezioni le dinastie politiche stanno mostrando i muscoli in Basilicata, in Campania e in Sicilia.

Come sempre, De Luca è il più esilarante ma il suo vasto potere in Campania è una palla al piede per il Pd nazionale, in quanto prendi 1 voto lì e poi come minimo ne perdi almeno 1,1 nel resto del paese.

In Basilicata la dinastia politica dei Pittella non è la sola (dinastia) ma è di sicuro la più potente e, dunque, almeno dal mio punto di vista, la più pericolosa (sempre per la qualità della democrazia).

Ora faccio una pausa per rispondere alle sopracciglia che immagino si stiano alzando: ma come possono costoro essere un pericolo, se vi è la legittimazione del voto popolare? Se i Pittella, le e gli Antezza, i De Luca conquistano seggi e scranni, ciò vuol dire che gli elettori li vogliono.

Bene, mi viene spontaneo dire con un tocco di eleganza, grazie al ca..o!! In effetti, un serio problema della democrazia è esattamente che ne sia preservato il corretto funzionamento. Di per sé, che si possa esercitare il diritto voto è una condizione necessaria ma non sufficiente per l’esistenza di un sistema pienamente democratico.

Non abbiamo la controprova ma io scommetto 1 euro contro 100 che difficilmente Luca Braia sarebbe stato eletto in Consiglio regionale nel 2010, primo per preferenze ottenute, se la sua prestigiosa cognata, Maria Antezza, non avesse fatto un capillare giro per la provincia di Matera per presentarlo ai suo grandi elettori, facendosi garante delle di lui virtù politiche. Uno dice, ma tra tanti aderenti alla sua corrente, Maria, giusto suo cognato doveva selezionare? Sono misteri, oppure meglio, non sono affatto misteri: la famiglia dà maggiori garanzie di fedeltà.

In ogni caso, mi ripeto volentieri, la dinastia Pittella che da quasi 50 anni imperversa in Basilicata è di gran lunga la più rilevante e, come accade quando si gestisce un grande potere per un periodo di tempo molto prolungato, si stanno ormai perdendo tutti i freni inibitori.

Con Marcello alla presidenza della regione, ora Gianni sta per abbandonare il Parlamento Europeo (in scadenza nel 2019) e candidarsi al Parlamento italiano nella circoscrizione (probabilmente il Senato) di Basilicata. Roba da matti. E i giornali locali, suppongo con ironia involontaria, chiamano pure il patriarca ad esprimersi e ad approvare queste stravaganti strategie di perpetuazione del potere!

Io comprendo la logica (la candidatura di Gianni Pittella nel collegio uninominale porta voti alla coalizione e dunque aumenta le probabilità di elezione per tutti i candidati del Pd al Senato) ma mi fa ugualmente tristezza constatare che nessuno nel Partito democratico di Basilicata abbia preso pubblicamente la parola per dire: così non va, così non si fa, in un partito serio (e anche in uno un po’ meno serio). Ma forse sono tutti in rassegnata attesa dell’avvento dei rampolli di terza o di quarta generazione.

Non so se ci sarà una reazione nelle urne a questa ostentata esibizione di strapotere familistico. Non ci scommetterei, almeno sul breve termine. In ogni caso, penso che noi lucani “stranieri”, un po’ meno intossicati dalle dinamiche locali, dovremmo denunciare il problema ed accendere (più di) un faro su queste variopinte e pittoresche dinastie politiche lucane, che fanno assomigliare la Basilicata più ad una Corea del Nord che ad un moderno paese democratico.

Antonio Ribba

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