Le perdite sui derivati della Regione Basilicata: un mistero quasi buffo

Le perdite subìte tra il 2006 e il 2014 dalla Regione Basilicata in materia di derivati oscillano, a seconda dei fornitori dei dati, da un minimo di 4,4 milioni di euro a un massimo di 32 milioni.

Il minimo è stato di recente fornito dal responsabile del Dipartimento Programmazione e Finanze della Regione, Manti, (cioè, di fatto, dalla Giunta regionale) mentre il massimo è a cura del Consigliere di Forza Italia, Napoli.

È un po’ come dire che l’altezza di Marcello Pittella è due metri per la maggioranza e un metro e cinquanta per l’opposizione. Chi ha ragione? Uno dice, ma basta prendere un metro e misurare!

Tuttavia, sembra che l’operazione di misurazione non sia un’impresa così semplice con i contratti derivati, visto che da anni la maggioranza, e i diversi presidenti della Regione, tendono a minimizzare laddove, invece, l’opposizione tende a massimizzare (sempre le perdite).

Quindi, risolviamo subito il mistero quasi buffo: le perdite della Regione Basilicata, nel periodo 2006 – 2014, nei confronti di Ubs e Dexia (le 2 banche d’affari con le quali sono stati sottoscritti i contratti) ammontano a 4,4 milioni o piuttosto a 32?

La risposta è semplice: sono corretti entrambi i dati, dipendendo dalla particolare definizione di perdita adottata.

Infatti, 32 milioni è il flusso netto di denaro che dalla Regione è confluito nelle casse delle due banche d’affari dal 2006 in avanti; 4,4 milioni (fino al 2014) è invece l’uscita netta aggiuntiva che la Regione ha dovuto sopportare in virtù della sottoscrizione dei contratti derivati.

Ma come si salta da 32 a 4,4 milioni? Proviamo a capirlo con qualche noioso calcolo.

Il contratto derivato sottoscritto consiste, per la Regione, nello scambiare un flusso a tasso variabile (basato sull’Euribor a 6 mesi più uno spread dello 0,185%) con un flusso a tasso fisso, del 4,625%. Il flusso a tasso fisso, dato un valore originario del mutuo pari a 218 milioni, determina per la Regione Basilicata un’uscita annua fissa di 22 milioni e 500 mila euro per tutta la durata del contratto.

Le entrate per la Regione dipendono, invece, dall’andamento del tasso variabile Euribor e, dato il livello convergente verso lo zero o addirittura negativo come nei mesi più recenti, le entrate nel corso degli anni sono state sistematicamente (e nettamente inferiori) alle uscite, con la sola eccezione del 2008.

Così, 32 milioni è la differenza tra tutti i flussi in entrata e tutti i flussi in uscita per il periodo 2006 – 2014. Tuttavia, sottolinea Manti nella sua relazione, poiché il mutuo contratto dalla Regione è assistito da un contributo statale annuo di 21 milioni e 174 mila euro circa e considerato, inoltre, che le banche d’affari hanno riconosciuto alla Regione una somma iniziale (upfront) di 6 milioni e 200 mila euro, segue che l’esborso netto effettivo per la Basilicata non ammonta a 32 milioni ma a “soli” 4 milioni e 400 mila euro.

Capisco che ricostruita in questo modo la storia lasci un po’ di amaro in bocca, potendosi legittimamente concludere che, in effetti, è proprio vero che l’altezza di Pittella possa variare a seconda se sia misurata dalla maggioranza (o da un suo dirigente) o dall’opposizione (o, in alternativa, dalla Corte dei Conti).

Tuttavia c’è, probabilmente, un modo per evitare l’antipatica conclusione che abbiano ragione tutti coloro, da Pittella a Napoli, che danno i numeri sui derivati lucani.

Il modo consiste nell’abbandonare l’approccio meramente formale e contabile, alla Manti, di per sé ineccepibile, per adottare un approccio più economico e sostanziale. Questo approccio, economico e non contabile, porterebbe a porsi la seguente domanda: se nel 2006 non fossero stati sottoscritti i due contratti derivati con Ubs e Dexia, di quali risorse finanziarie aggiuntive, eventualmente, avrebbe potuto disporre la Regione Basilicata negli otto anni successivi?

La risposta è semplice e inequivocabile: la Regione avrebbe potuto disporre di 32 milioni di euro in più, destinabili ad interventi di spesa aggiuntivi o alla riduzione delle tasse regionali.

In conclusione, facendo riferimento ad una frase recente del Procuratore della Corte dei Conti Lucana e parafrasando un grande diplomatico: i contratti derivati della Regione Basilicata sono stati assai peggio di una follia, sono stati un errore.

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