Libertà e Uguaglianza, dai Livellatori ai Liberi e Uguali

 (più qualcos’altro, di meno filosofico, su candidature e seggi lucani previsti per la Sinistra)

La base della Rivoluzione e del nostro Socialismo è uguaglianza e libertà piene!

(Fidel Castro)

Una società che metta l’uguaglianza prima della libertà non otterrà né l’una né l’altra. Una società che metta la libertà davanti all’uguaglianza otterrà un alto grado di entrambe.

(Milton Friedman)

Grasso presenta il nuovo simbolo in tv da Fabio Fazio

Mi piace molto la scelta del nome “Liberi e Uguali” per la nuova formazione di sinistra. E penso sia stata una scelta voluta, quella di una sigla che evoca valori del tutto compatibili con la grande tradizione liberale che, storicamente, quei valori di libertà e uguaglianza ha in effetti lanciato. Infatti, le due citazioni che aprono questo post, pur nella loro secchezza, rivelano che i due concetti ricorrono sia nel pensiero di uno dei padri del liberismo moderno, Milton Friedman (la citazione è tratta da “Liberi di scegliere”), che in quello del leader della rivoluzione cubana (la citazione è attribuita ad un discorso di Fidel Castro del 2000).

Ma occorreva una dolorosa scissione del Partito democratico, che certamente i valori di Libertà e Uguaglianza non disdegna, per approdare a Liberi e Uguali? Oppure il Pd declina quei valori prevalentemente alla Friedman mentre la nuova formazione li declina con tendenza alla Castro, nel qual caso la scissione avrebbe avuto certamente un senso politico profondo?

Fin dai tempi del glorioso movimento dei Livellatori, costola sinistra della Rivoluzione Inglese del 1642–1651, la versione liberale (o “borghese” nella terminologia di Marx) del concetto di uguaglianza è stata legata al ruolo della legge e all’importanza dei diritti individuali. Il programma politico dei Livellatori, intitolato “Agreement of the Free People of England”, includeva come punti chiave: (1) L’estensione del diritto di voto a tutti gli uomini dai 21 anni in su; (2) i diritti civili e la uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Oggi potremmo etichettare i Livellatori come dei Socialisti Democratici, vista la forte attenzione alle condizioni di povertà di gran parte della popolazione Inglese del tempo, e le conseguenti proposte sulla rappresentanza dei poveri e sull’uso dei terreni incolti per migliorarne le condizioni di vita. Per l’epoca, queste posizioni erano rivoluzionarie.

La declinazione all’interno della tradizione socialista dei valori di Libertà e Uguaglianza ha spinto più decisamente verso la seconda componente. Va però sottolineato che nel pensiero e nell’azione di Enrico Berlinguer, il valore delle libertà individuali e politiche fu centrale, in un’ottica di ripensamento assai critico delle esperienze del comunismo realizzato, e da segretario del partito contribuì in modo decisivo alla definitiva occidentalizzazione del Partito Comunista Italiano. Rimasero comunque ambiguità nel PCI, forse più lessicali che sostanziali, ed il partito in effetti non promosse mai la sua Bad Godesberger (il pieno approdo alla socialdemocrazia, che in Germania Ovest si ebbe fin dal 1959), fino a quando il collasso dei regimi comunisti ed illiberali dell’Est Europa, alla fine degli anni ottanta del secolo scorso, non seppellì definitivamente ogni riferimento politico e culturale alla Rivoluzione Bolscevica del 1917 da parte della sinistra italiana, al netto di qualche modesta e marginale sacca di resistenza.

E veniamo ai moderni Liberi e Uguali. La tensione della sinistra più radicale, in epoca moderna, è stata sempre legata alla considerazione che le libertà borghesi, formali ed economiche, non sono in grado di garantire una uguaglianza più sostanziale, in termini di condizioni di vita, di reddito e di opportunità esistenziali, per i lavoratori e per i gruppi sociali più deboli. Ma, approdati ormai tutti a Bad Godesberger, anche per Liberi e Uguali l’uguaglianza si declina al giorno d’oggi soprattutto con una robusta redistribuzione del reddito per via fiscale, accompagnata da una tutela giuridica più intensa dei “diritti” dei lavoratori. Come peraltro è tipico della tradizione socialdemocratica, si invoca anche una maggiore presenza dello Stato nell’economia attraverso un consistente incremento degli investimenti pubblici. In sostanza, l’idea sottostante è che il lavoro non lo crei la flessibilità ma una espansione più robusta della domanda aggregata, la cui periodica carenza affligge notoriamente le economie di mercato, come mostrato in modo drammatico dall’ultima grave crisi economica e finanziaria.

Personalmente, sono abbastanza simpatizzante verso queste posizioni, ma con un paio di avvertenze. Diversi Stati, e quello italiano in particolare, sono affetti da una seria crisi del debito e lo spazio fiscale è, dunque, se non inesistente, piuttosto limitato.

Nelle ultime settimane, i gruppi parlamentari di Liberi e Uguali hanno chiesto, nell’ordine: più spese per la sanità; più investimenti pubblici; il blocco dell’aumento dell’età pensionabile, in sintonia col sindacato, ed altro ancora.

Nel frattempo, condividendo comunque diverse azioni di spesa proposte dal governo (aumento di salari e stipendi nel settore pubblico, per esempio). Chiaramente, un eventuale Governo di Liberi e Uguali non avrebbe grandi possibilità di attuare un programma economico di questo tipo, seppur si aumentassero alcune imposte (per esempio ripristinando l’IMU prima casa, per gli immobili di maggior valore) e sarebbe invece costretto a fare scelte più selettive.

Non essendo in discussione la scelta Europea (o almeno mi pare sia così), ritengo che una scelta politica futura molto importante dovrebbe essere la decisione di creare una piena Unione Monetaria e Fiscale Europea. Se ne discute da tempo ma i passi in avanti sono deboli e le resistenze ancora molto forti, soprattutto in Germania e nei paesi del Nord Europa. Per Unione Fiscale intendo la dotazione di un’adeguata capacità di Bilancio a livello di Area Euro ed una associata autorità responsabile della conduzione della politica fiscale a livello sovra-nazionale, come già accade per la politica monetaria con la Banca Centrale Europea. Tuttavia, un punto forse sottovalutato dalle forze politiche, in prevalenza liberali e di sinistra, che in Europa spingono verso questa soluzione (non che ci sia, in verità, un gran dibattito in corso) è che l’Unione Fiscale non è un pranzo gratis, richiedendo comunque severe regole nella gestione dei bilanci pubblici nazionali. Non è strettamente necessario rimanga in vigore l’attuale pletora di regole sulle politiche fiscali nazionali, ma una credibile norma di no-bailout per i debiti pubblici nazionali è inevitabile (e, in verità, anche auspicabile). Perlomeno, funziona così in tutte le Unioni Monetarie e Fiscali esistenti, dagli Stati Uniti alla Germania. Nel primo paese non ci sono più state richieste di salvataggio avanzate al Governo centrale ed al Congresso negli ultimi 170 anni, dopo il fallimento di otto Stati nel 1840; in Germania, come da prassi ormai consolidata, le norme sono applicate in modo molto severo all’esterno e, diciamo, in modo leggermente più flessibile all’interno, per cui anche in anni recenti si è avuta notizia di aiuti e salvataggi di alcuni Lander.

In conclusione: la bellezza di Liberi e Uguali c’è; l’esigenza di una correzione dell’approccio eccessivamente liberista di Renzi e del Pd pure; ma l’orizzonte politico e programmatico, a breve-medio termine, deve restare il centro-sinistra.

Ed ora qualcosa di più leggero su seggi e candidature di Liberi e Uguali in Basilicata

Più si studia la nuova legge elettorale, più viene da chiedersi a quale scuola di alta strategia si sia formato l’attuale gruppo dirigente del Pd. La legge sembra infatti concepita apposta per far perdere il più alto numero di seggi a Renzi nei collegi uninominali. Roba da matti.

In pratica, vi è la costrizione per tutti, quindi anche per la Sinistra, a presentare i candidati più forti, non solo nella parte proporzionale ma anche, o soprattutto, nei collegi uninominali, visto che non esiste il voto disgiunto, lista proporzionale – candidato nel collegio, e che il valore totale di lista dei collegi plurinominali si somma all’esito nell’uninominale. Insomma, una legge Tafazzi che spingerà in alto il risultato del Centrodestra e del Movimento 5 Stelle.

Con una certa probabilità ci saranno 3 parlamentari lucani nel prossimo parlamento. In ordine di probabilità decrescente saranno: Roberto Speranza, Filippo Bubbico e Vincenzo Folino. I primi due saranno eletti al 90% (la certezza matematica non esiste in questi casi), il terzo ha una probabilità di poco superiore al 50%. Speranza sarà candidato alla Camera in più collegi plurinominali forti in una grande circoscrizione ovvero, nella quota proporzionale, non sarà candidato in Basilicata. Bubbico sarà capolista al Senato nella circoscrizione Basilicata, così come Folino sarà capolista alla Camera. Il seggio per il capolista al Senato, quasi sicuramente, ci sarà, quello alla Camera è, come detto, più incerto.

Comprendere la ragione della maggiore incertezza alla Camera aiuta a capire la logica delle candidature nei collegi uninominali, di cui parleremo tra poco. Liberi e Uguali otterrà il 6 – 9 percento nazionale e, diciamo, il 9 – 12 percento a livello locale. Volendo restringere l’intervallo, è prevedibile un risultato del 7-8% nazionale e del 10-11% lucano. Ciò equivale a circa 30 deputati e 15 senatori eletti. Il totale dei seggi dipende dall’esito nazionale, come ovvio, ma poi nei collegi e nelle circoscrizioni si dovranno pescare i migliori classificati. Intuitivamente, data la media nazionale, tanto più in un collegio si ottiene un risultato superiore alla media nazionale, tanto più elevata la probabilità di far scattare il seggio in quello specifico collegio plurinominale. Diciamo che laddove in Basilicata Liberi e Uguali dovesse ottenere un risultato che sta 3-4 punti sopra la media nazionale, allora anche il seggio alla Camera scatterebbe quasi sicuramente (ricordare anche che al Senato i seggi nel proporzionale sono 6 per la Basilicata, mentre alla Camera sono “solo” 4).

Dunque, occorre avere candidati con buon potenziale elettorale anche nei collegi uninominali: Roberto Speranza sarà candidato nel famigerato collegio Potenza-Lauria-Pisticci; Vincenzo Folino, nel secondo collegio uninominale della Camera: Filippo Bubbico, candidato anche nel collegio uninominale (unico) del Senato.

Mai dimenticare che Sel ha una tradizione di buoni risultati in Basilicata e dunque la posizione 2 al Senato nel proporzionale sarà occupata da una donna indicata a livello nazionale. Bubbico sarà poi lanciato come candidato alla guida della Regione, per cui la posizione 2 e forse anche la 3 potrebbero essere comunque buone per un seggio, in futuro (per quanto, come è noto, il futuro sia sempre sulle ginocchia di Giove).

Una lotta all’ultimo voto con il Pd, e non solo, quindi per i Liberi e Uguali Lucani. Piero Lacorazza aspira ad una posizione da capolista, forte del suo 17%, ma i Renziani forti del loro 83 dicono “nein”. Non è perciò da escludere uno scontro tra fratellastri nel collegio Potenza-Lauria, con Speranza contro Lacorazza. Scontro senza dubbio molto divertente e tutto da vedere.

Antonio Ribba

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