L’Ipotesi della Regina Rossa e l’evoluzione del centrosinistra lucano

“Come puoi vedere, qui ci vuole tutta la velocità di cui disponi per rimanere nello stesso posto. Se invece vuoi andare da un’altra parte, devi correre almeno il doppio.”

Questa frase, inquietante, è dovuta al genio di Lewis Carroll ed è rivolta dalla Regina Rossa ad Alice (Attraverso lo Specchio). È stata utilizzata, in termini di metafora, da alcuni studiosi per spiegare l’evoluzione di nuove specie. In estrema sintesi: se non vuoi estinguerti, devi correre.

A me sembra che l’Ipotesi della Regina Rossa funzioni bene anche per l’evoluzione dei partiti politici: alcuni evolvono e crescono; altri si rimpiccioliscono e diventano sempre meno rilevanti; altri ancora, semplicemente, scompaiono.

In Italia, l’estinzione ha rappresentato il destino della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista. Come esempi opposti, il Movimento 5 Stelle è diventato in pochi anni la prima forza politica del Paese e così la Lega, che da piccolo partito del centrodestra ne è diventato la forza egemone.

Il mio argomento, qui, è che il Pd lucano, con tutto il centrosinistra, siano a rischio, se non di estinzione, perlomeno di forte ridimensionamento, come del resto testimoniato in modo drammatico dalle recenti elezioni politiche.

Alla luce della frase della Regina, il Pd lucano non ha corso negli ultimi decenni e, dunque, non è stato in grado di mantenere la sua posizione di forza relativa. In verità, a quanto si vede, il Partito democratico non solo non intende (ri)mettersi a correre ma, anzi, è fermamente convinto che per vincere occorra rimanere immobili, cioè fare e rifare quel che si è sempre fatto: questa (i maggiorenti pensano) è la vera ricetta del successo!

Non andrò a fondo, per ora, (e questa tutto sommato è una minaccia per il futuro) e invece rimarrò su un piano semi-fantastico. Però, intanto, faccio una domanda: per che cosa, in positivo, sarà ricordato il governo Pittella? Intendo dire, citatemi 2-3 riforme significative o 1-2 interventi di grande rilievo per i quali il Governatore sarà ricordato dai posteri. Capisco, fate un po’ fatica.

E per quanto riguarda De Filippo, Governatore dal 2005 al 2013? Riuscite a indicarmi 2-3 cose importanti per le quali il suo governo sarà ricordato?

Sia chiaro, potremmo andare anche più indietro nel tempo e riflettere sull’era Bubbico. Io dico subito che, a mio parere, anche la sinistra al governo ha deluso in Basilicata, sebbene il punto sia ritenuto un po’ più controverso. Almeno, dalla stessa sinistra. Questo mio giudizio si basa su una valutazione di fondo.

Se uno ci riflette un po’ sopra, gli eredi del PCI al governo della Lucania possono essere visti come dei De Luca dal volto umano, ovvero una classe dirigente più raffinata e presentabile (sempre rispetto al De Luca), sicuramente con un orientamento politico e culturale riformista, ma che non si è mai liberata del vizio storico del ceto politico meridionale: l’uso del potere per la riproduzione del potere, attraverso il clientelismo e la distribuzione arbitraria e discrezionale delle risorse pubbliche.

Chiaro che questa tendenza non poteva che rafforzarsi con De Filippo, democristiano doc. Ma, con una minima sorpresa, questa tendenza è stata confermata anche da Pittella, il quale si autonominò rivoluzionario ma finì per rivelarsi, alla prova del governo, un sano conservatore.

In fondo, perfino la recente vicenda della mancata approvazione del bilancio regionale si inserisce bene in questo discorso. Infatti, stiamo ora assistendo al maturare dei frutti della perversa commistione tra un ceto politico anti-meritocratico e un ceto burocratico selezionato in prevalenza per la fedeltà ai capi. Un sistema politico-amministrativo, così organizzato e costruito nel tempo, prima o poi è destinato al collasso.

Come è a tutti noi noto, quando si ha una tornata di nomine dirigenziali alla Regione (e non solo dirigenziali), ascoltato un nome subito ci si chiede: a quale notabile, capo-corrente del Pd di Basilicata, costui fa riferimento?

Appunto, torna qui la Regina Rossa: non solo il Pd e il centrosinistra lucano non hanno corso negli ultimi decenni, il che già di per sé potrebbe condurre all’estinzione, ma addirittura sono rimasti fermi, con gli occhi collocati sulla nuca, in contemplazione e imitazione del glorioso regno democristiano-socialista degli anni settanta e ottanta. Ma quel regno non tornerà più, mentre anche quello oggi in auge rischia grosso.

La ragione è semplice: l’erba del pascolo assistenziale si è esaurita, la crisi fiscale dello Stato e, di conseguenza, della Regione non è finita. Un’epoca si è definitivamente chiusa.

Antonio Ribba

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