Matera2015, analisi di Rocco Rivelli

Rocco Rivelli (già assessore nella giunta Adduce)

Rocco Rivelli (già assessore nella giunta Adduce)

DI ROCCO RIVELLI – Alle ultime elezioni comunali di Matera è andato di scena il più classico dei copioni del Sovversivismo delle Classi Dirigenti locali. Indubbiamente ci troviamo difronte ad una tornata elettorale locale e come tale risente di tutto il gravame delle implicazioni territoriali e tuttavia, a mio modesto avviso, nel decodificare quanto accaduto non possiamo non farci soccorrere da categorie generali che stanno tutte dentro i canoni classici e gli strumenti di lettura e di analisi della Politica.

A Matera, ed in questo tuttavia non abbiamo ne la primogenitura e tanto meno la esclusiva, vi è stato l’avveramento della teorizzazione del Partito Liquido che dopo aver preso le mosse con Veltroni, con Renzi ha trovato l’attuazione più fedele e deflagrante. Ognuno fa quel che gli pare, o meglio, più comodo al proprio tornaconto personale, nella generale impunità, se non addirittura complicità. Cosi come tende a consolidarsi una tendenza onnivora del Partito della Nazione che mangia ciò che gli sta intorno sino a digerire l’ipotesi dei renziani ante litteram, secondo cui qualsiasi candidato sindaco avesse vinto le elezione, avrebbe sempre e comunque vinto il PD.

Siamo di fronte ad una declinazione tutta italiana ed in particolare meridionale di un impeto “anarcoide” alimentata da una forma di odio generico e di tipo semifeudale. A Matera abbiamo assistito alla vera e propria “Organizzazione del Rancore“ elevata a sistema e che ha saputo tradurre questo collante in Progetto di Governo di una comunità nella completa passivizzazione dei ceti popolari se non addirittura utilizzandoli come clava per scardinare una coalizione ed avviare la Città verso una rinnovata stagione di restaurazione.

Si, “rinnovata stagione di restaurazione”, nel senso che nonostante la parentesi di governo di Salvatore Adduce, io leggo un tratto di continuità con il voto che consacro la vittoria e la affermazione delle Destre nella Citta di Matera con Nicola Buccico.

Dunque siamo in presenza di una finta rivoluzione o se preferite una rivoluzione passiva dove si intravvede sullo sfondo ovviamente la vocazione trasformistica, e appunto sovversiva, di pezzi di ceto politico e di classi dirigenti, che pur di non cedere quote di potere e sovranità ad un progetto di rinnovamento passano armi e bagagli tra le file del c.d. nemico, o pseudo tale.

Appare paradossale che nel momento in cui Matera vive una delle più brillanti stagioni di rinascita e rilancio culturale e sociale i cittadini, il popolo smarrisce la coscienza esatta della propria personalità e funzione storica. Una contraddizione in fieri secondo la quale nel momento più alto di protagonismo e partecipazione popolare ci si affida all’ uomo forte o se preferite al manipolo degli uomini d’acciaio. Insisto, le due cose sembrano apparentemente antitetiche, ma a mio modesto parere, e da quanto potuto raccogliere dagli umori, se non addirittura dalla pancia dei cittadini, sono due facce della stessa medaglia che porta dritto verso forme inedite di subalternità e passivizzazione.

Come dicevo in precedenza, non possiamo avere la boria ne della primogenitura e tantomeno della unicità. Queste elezioni amministrative consegnano all’ Italia un minimo comune denominatore ovvero il fallimento del renzismo come paradigma sia dell’idea del governo del Partito della Nazione e sia di Governo della Cosa Pubblica dentro la incapacità delle dominanti politiche neoliberiste di dare risposte ai bisogni dei cittadini e delle classi subalterne.

Da qui la sbornia retorica su concetti come la materanità, agitato come elemento folcloristico dai supporters e/o dai detrattori o banalizzato dagli ispiratori, nella consapevolezza invece della POTENZA del messaggio che parla al particolare come al subliminale. Ma d’altronde tutta la campagna elettorale delle DESTRE, notare l’utilizzo del plurale, è stata imbastita e condotta nel segno del più classico dei tratti IDEOLOGICI per sopraffare un centrosinistra ormai agonizzante e ferito, gambizzato dal fuoco amico e da mesi di stillicidio demonizzante su finte discussioni su procedure e pratiche atte a celare esclusivamente guerre di posizionamenti presenti e futuri.

Io penso che bisogna ripartire da una corretta e puntuale analisi di quanto accaduto e di quanto ancora vedremo nei prossimi mesi a Matera, cosi come a Roma, ed attrezzarci per una opposizione radicale, anche qui, a Roma come a Matera e passando, perché no per Potenza, contro questo progetto neoconservatore ed a tratti autoritario che tende a costruire un modello di governo impermeabile alle sollecitazioni esterne e che sussume la passivizzazione e la fatalizzazione come elemento di sistema inverato ormai nella metà circa della popolazione non va neanche più a votare, il tutto condito da un programma di controriforme che tende a smantellare pezzi di democrazia, di welfare e di asservimento dell’ ambiente alle esclusive logiche del profitto.

A Matera avevamo, ed innanzitutto c’è l’aveva il centrosinistra una occasione per lanciare un messaggio di speranza e di costruzione di un modello alternativo a quanto descritto, e questa possibilità è stata troncata sul nascere. Ora tocca a noi e soprattutto a quella generazione di nuove e giovani intellettualità, molte, ma non esclusivamente, emerse intorno al progetto di candidatura a Capitale Europea della Cultura per il 2019, che pure timidamente hanno tentato di irrompere sulla scena di questa brutta campagna elettorale raccogliere il bandolo della matassa per intessere i fili di una discussione e di un progetto che cambi radicalmente il futuro ed il destino di Matera e del Mezzogiorno d’Italia che qualcuno vorrebbe ricacciare nella più buia e cupa stagione di gattopardismo e passivizzazione.

Per tutte queste ragioni e per tante altre anche di ordine più generale e nazionale penso che sia corretto mettere in discussione anche il mio percorso politico mettendo a disposizione ed a servizio di un progetto più ampio e che abbia la vocazione maggioritaria la mia storia personale auspicando, appunto, che quanto prima si metta mano seriamente, ed aldilà dei piccoli, piccolissimi, calcoli di bottega, all’ avvio di un progetto di ricostruzione di soggetto politico di Sinistra, Popolare e di Governo.

One Comment

  1. Kit Karson says:

    Con rispetto e stima sinceri per Rivelli, amministratore secondo me più che dignitoso, viene però da dire, a leggere certe cose, che vecchio forse non è De Ruggieri.

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