Nuove determinanti prove per una Stonehenge lucana.

Il sacro è tenaceDI FRANCESCO FOSCHINO – Durante un convegno promosso dal Gruppo Archeologico Lucano si è svolta una ricognizione presso il sito di Petre della Mola sul Monte Croccia, nel Parco di Gallipoli Cognato in Basilicata. Fino ad allora, si era certi che tale sito presentava uno straordinario allineamento verso il solstizio d’inverno, difficilmente casuale.

Non vi erano tracce dell’intenzionalità, se non il supporto statistico. Poi, durante la ricognizione del 21 dicembre 2013, tre importanti ed inedite scoperte hanno dimostrato in maniera incontrovertibile l’esistenza di un santuario dell’Età del Bronzo dedicato al solstizio d’inverno.

La telecamera di Hyperbros ha documentato in esclusiva i momenti in cui queste scoperte sono avvenute.

3 Comments

  1. AntonioR. says:

    Complimenti. Sono riuscito a vederlo solo oggi. Molto interessante e, direi, importante.

  2. Basilides says:

    Estremamente interessante e completo. Il passaggio relativo al commentario dell’abitante di Oliveto Lucano rivela la natura stessa del sito. Secondo la tradizione sabina (e quindi sannito-lucana essendo dello stesso gruppo etnico) durante i 12 giorni successivi al solstizio d’inverno si celebravano le deità della fertilità e i riti propiziatori erano celebrati per assicurarsi un buon raccolto. Da chiedersi solo come abbiano datato il sito all’epoca del bronzo antico e il suo abbandono al IV secolo A.C. come molti santuari dovuto alle guerre che hanno visto come teatro di battaglia la Lucania Antica, l’Apulia e più in generale la Magna Grecia.
    I Sannito-Lucani sono arrivati sul finire del VI secolo per affermarsi sugli Enotri già presenti in questi territori dal Secondo Millennio A.C.
    Da presumere quindi che il santuario sia stato costruito da queste popolazioni di antica immigrazione balcanica come lo furono gli Appuli?
    Ancora una volta complimenti.

  3. Francesco Foschino says:

    Grazie Basilides per aver apprezzato il nostro piccolo documento.

    Il nome Petre della Mola potrebbe riferirsi proprio all’uso del sito come propiziatorio alla fertilità. Difatti nel Cilento esiste la Preta ru Mulacchio, con stesso orientamento al tramonto solstiziale. Era usata dalle donne che non riuscivano ad avere gravidanze: queste strisciando sui grandi massi se ne facevano simbolicamente ingravidare. I nati quindi da quest’atto erano “bastardi” in quanto nati dall’unione con la pietra e non con il proprio uomo. Una radice indoeuropea per bastardo usa il termine “mulo”, come il celebre animale nato appunto da un rapporto fra animali di diverse specie. Pertanto sia Petre della Mola che Prete ru Mulacchio potrebbero essere siti per propiziare la fertilità, da cui il nome “Mulo, Mola, Mulacchio” per riferirsi ai massi che generano fertilità (sia nei campi che nelle donne).

    Circa la datazione della frequentazione del sito, so che alcuni ritrovamenti proprio presso Petre della Mola sono datati al mesolitico, (esposti presso Caserma Palazzo) e che invece altri ritrovamenti sono terrecotte dell’Età del Bronzo (sorprendentemnte gli appassionati presenti hanno subito datato al bronzo antico il frammento rinvenuto). Circa l’abbandono, appare certo che l’acropoli poco distante, di cui restano imponenti mura megalitiche che si intravedono nell’introduzione al video, sia stata costruita dai lucani in funzione antiromana nel 330 AC e sia poi stata abbandonata poco dopo con la sconfitta dei lucani.

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