Pittella bis e primarie: una proposta logica

Come sempre, la politica nella piccola Basilicata è esoterica. Abbondano strategici e tattici, in particolare nel Partito democratico e nel centrosinistra.

Come è noto, le prossime elezioni regionali sono ad esito incerto: se proiettassimo il risultato del 4 marzo sulla prossima consultazione, non ci sarebbe partita, avremmo un governatore 5 Stelle. In realtà, la morte del centrosinistra lucano è una notizia leggermente esagerata e la partita è aperta.

Per quanto riguarda i miei gusti personali, paletti insormontabili a livello locale e nazionale riguardano la destra, soprattutto i cosiddetti sovranisti. Invece, sul Movimento 5 Stelle, almeno a livello locale, potrei essere più flessibile. In fondo, stiamo parlando della Basilicata: non sono in ballo decisioni fondamentali di politica estera, riguardanti alleanze internazionali o la collocazione dell’Italia in Europa.

Comunque, qui mi voglio brevemente occupare della questione, assai più prosaica, del Pittella bis e del solito stallo del centrosinistra lucano. Io, come detto in più occasioni ma repetita iuvant, non ricandiderei Pittella e, fossi Marcello, non mi ricandiderei. La sua parabola da governatore è in chiara discesa e se anche in autunno dovesse spuntarla, il clima è lontano dalle euforie della “rivoluzione democratica” di 5 anni fa. Euforie un po’ parolaie ma pur sempre euforie, ovvero notevoli aspettative suscitate. Ora, invece, un eventuale secondo mandato si prospetta a tendenza nettamente declinante.

Tuttavia, sembra che il sopravvissuto stato maggiore Renziano lucano voglia mantenere lo schema e gli impegni stabiliti prima del 4 marzo, che prevedevano la conferma del governatore uscente. Sarà sbagliato, sarà suicida ma così pare essere. Magari, si può sperare ancora in una resipiscenza. Da quel che si capisce, Liberi e Uguali non accetterebbe la ricandidatura di Pittella e, nel caso, si tirerebbe fuori dalla coalizione di centrosinistra.

Ora vengo al mio punto. Consiglio ai miei compagni di LeU di non correre mai più da soli in una competizione elettorale. Salvo non sia candidato a presidente direttamente Belzebù. Questo consiglio vale a livello regionale e, ovviamente a maggior ragione, al livello nazionale. Tra l’altro, alla luce del 4 marzo, presentandosi da soli alle regionali in Basilicata la sinistra può sperare in un consigliere regionale. In caso di boom, se si riuscisse cioè nell’impresa di costruire una grande coalizione “civica, ambientalista, progressista”, forse in due. Cioè, si correrebbe comunque per perdere.

Dunque, che fare? Mi pare ci sia un solo modo per superare lo stallo: fare primarie di coalizione, visto che il Pd non può imporre un proprio candidato alla sinistra, e considerato che nemmeno la sinistra può imporre un candidato a lei gradito al Pd.

Liberi e Uguali, nel caso si candidi Pittella, dovrebbe candidare alle primarie il suo leader nazionale e regionale, Roberto Speranza. Ovvero, se LeU pensa che l’epoca del Pittellismo sia definitivamente da chiudere, giochi una partita trasparente e democratica con il miglior candidato possibile, cioè il suo leader, lasciando che a pronunciarsi sul tema sia l’elettorato lucano che si riconosce nel centrosinistra.

È pur vero che le primarie si sono rivelate in passato difettose, male o nulla regolamentate e chi più ne ha più ne metta. Restano però un meccanismo democratico per dirimere le contrapposizioni sulle leadership e per costruire programmi politici (relativamente) condivisi.

Aggiungo, in conclusione, che è urgente ricostruire un centrosinistra largo, dappertutto, e che la data delle prossime elezioni politiche generali è sulle ginocchia di Giove. Basta, quindi, con le divisioni e con gli errori nella sinistra. Certo, non a qualunque prezzo e con qualunque programma. Altrettanto certo però è che, come sostiene la migliore stampa estera, “I barbari sono già dentro le mura di Roma”.

Antonio Ribba

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