Porta un sindaco nel 2019

DI LUCIA SERINO – Era così evidente che la cosa non potesse funzionare che, paradosso estremo, proprio questa consapevolezza poteva essere l’unica spinta a tenere in piedi quel pasticcio politico delle ultime elezioni a Matera.

Così, senza entusiasmi e senza passioni, senza grosse aspettative e senza l’obbligo di amarsi, con l’ordinaria diligenza di chi deve fare i compiti per raggiungere almeno una stentata sufficienza, i compagni di classe di De Ruggieri avrebbero potuto essere disciplinati consegnando Matera a un decoroso e ordinato anno scolastico. Così non è stato. C’è vento di crisi sulla gravina. Chi aveva perso cerca ora il riscatto. Chi aveva vinto cerca una nuova vittoria. Chi perderà stavolta? Perché la sensazione, oggi come ieri, è che siano in molti ad applicarsi innanzitutto a una eliminazione, prima ancora che a una costruzione.

A ben pensarci il vento di crisi di Matera è rassicurante, perché dice che la politica quando si nutre di mero calcolo, pieno di livoroso rancore, sbatte contro il muro. Cos’è che deve alzare il livello dell’intesa? Cosa serve oggi per evitare che un nuovo incastro elettorale, un nuovo schema di accordi sia solo l’occupazione di quello che non si è riusciti ad espugnare finora? Insomma cosa bisogna fare per evitare che a un fallimento segua un altro fallimento?

Viviamo nel tempo debole della politica. Certo. Con i populisti che avanzano. Eppure qui, a Matera, le debolezze che affliggono tutto il mondo avrebbero potuto corroborarsi su un progetto municipale. Perché c’è un progetto a Matera, ed è anche straordinario. Anzi ce l’abbiamo, se è vero che il senso di un processo culturale è provare in luoghi simbolo, come ormai è Matera, a dare un esempio altro, un messaggio sincero di leale e disinteressata azione in uno scambio benefico tra cittadini e amministratori.

L’obiettivo di Matera2020, una prospettiva oltre la vittoria del 2019, era un obiettivo nobile. Detta così. Invece ha manifestato da subito tutta la fragilità di un contratto che metteva insieme centro, destra e transfughi di sinistra. Un contratto nullo, ma non perché sia successo qualcosa adesso, come vorrebbero far credere, nullo ab origine, per causa illecita, per usare un’espressione che piacerebbe all’avvocato Santochirico, o per assenza di ragione sociale, direbbe l’imprenditore Angelo Tosto. Era una scatola vuota, un bluff al quale la storia personale del sindaco dava credibilità. Inadatto lui, ingrati i suoi?

De Ruggieri in fondo dice il vero quando svela i desideri interessati della sua ormai ex maggioranza, che aveva fatto leva sulla sua ambizione legittima salvo a non supportarlo in niente. Ma chi ha peccato di più? Lui di superbia o i suoi di slealtà? A strascico, la crisi amministrativa ha trascinato nell’inattivismo anche l’organismo che doveva pilotare il cammino verso i 2019, la Fondazione, con vertici evidentemente scelti perché tertium non datur.

E ora? Poche regole, che tutti in realtà in cuor proprio ben sanno.

  1. Evitare che la crisi si trascini fino alla vigilia del 2019 e staccare subito la spina.
  2. Evitare la macchietta delle “condizioni” perché se gli equilibri materani sono connessi al quadro politico regionale, si abbia almeno il buon senso, stavolta, di fare accordi leali.
  3. Scegliere un candidato che abbia forza politica omogenea alle spalle perché gli esperimenti disaggreganti sono falliti. Difficile, certo, per un Pd diviso su tutto. Ma questa è un’altra storia. Forse quella sostanziale. Perché accanto a questo capitolo, che finora si è giocato tutto su amori e tradimenti dentro il Pd, ci sono i capitoli nuovi eventuali della politica ancora da scrivere. E che potrebbero sbattere fuori proprio il partito di Renzi. Non ci vuole molto, basta un attimo.

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