Quella eversiva potenza (elettorale) dei Pittella

Bastano un paio di semplici confronti per comprendere il significato politico del risultato lucano delle primarie vinte da Renzi. In Emilia Romagna e in Toscana, ovviamente due regioni molto più grandi e importanti della Basilicata ma comparabili per il peso storico giocato dalla componente Bersaniana-D’Alemiana e, quindi, dalla scissione, ha votato grosso modo la metà dei partecipanti alle primarie 2013. In Basilicata, a dati non ancora definitivi ma ormai definiti, hanno votato invece 41.519 persone contro 32.777 del 2013.

In sostanza, un incremento del 27% nella partecipazione! (Ringrazio Michelangelo Morrone per i dati, anche se poi sulla mancata, tempestiva diffusione dei risultati da parte del Pd, locale e nazionale, ci sarebbe da scrivere un post a parte).

Dunque, ancora una volta, i Pittella hanno mostrato la loro grande ed eversiva potenza elettorale, resuscitando una vasta, e sicuramente trasversale come da loro stile politico, partecipazione. La famiglia dà sempre il meglio di sé nelle vicende elettorali, e infatti negli ultimi 10 anni non hanno fallito un’elezione. Pittella-Renzi ottengono il 62,3% in Basilicata, mentre Orlando-Cifarelli sono nell’angolo, con un modesto 13,1% ed Emiliano-Lacorazza conseguono un risultato tra il discreto e il buono, con il 24,5%.

E che dire dei solidi capicorrente di area Renziana, i De Filippo – Margiotta – Antezza – etc? Pittella li ha trasformati nell’occasione in rilevanti gregari ed essi si sono mestamente acconciati per non deludere il capo (Renzi). E così, Gianni-Marcello + Mario li hanno fregati! “Fregati” nel senso che ora è chiaro, semmai prima non lo fosse, che i Pittella daranno le carte in vista delle prossime, rilevanti scadenze politico-elettorali. Considerate le grandi difficoltà in cui si dibatte il governo regionale, i pochi risultati politici ottenuti sinora e le semi-sconfitte subìte in questi ultimi 12 mesi nei vari referendum, mi pare un risultato davvero notevole.

Se la dinastia Pittella continuerà a dominare la Basilicata nei prossimi 10 anni, mettendo eventualmente in campo anche le nuove leve generazionali, sarà come sempre conseguenza mista di capacità proprie e di limiti altrui. Dopo le elezioni del 2013 dissi che i Pittella si muovevano in aereo mentre i concorrenti della sinistra viaggiavano in sella al ciuccio. Dunque, così continuando, non ci sarebbe stata partita. Oggi in sella al ciuccio mi sembrano anche i De Filippo e i Margiotta (Maria Antezza, come sempre, è una scheggia del PD con una sua peculiarità ed autonomia).

Naturalmente, c’è anche Lacorazza, che ha confermato il suo radicamento elettorale in regione, soprattutto in provincia di Potenza. Ma anche qui, quanto mutata è la situazione dalle primarie per la presidenza perse per un pugno di voti! Piero è un iper-attivo con un’idea brillante, un’iniziativa ed un comunicato al giorno. È chiaramente il miglior prodotto politico della nidiata ex PCI tra quelli rimasti nel Pd lucano. Ma sembra destinato anche lui ad un ruolo relativamente marginale all’interno di PdBas. In ogni caso, ritengo che Marcello incarni la “modernità” liquida della politica in modo più brillante, come ad esempio conferma anche la lista unica presentata, rispetto alla doppia lista Lacorazziana, eco dell’antico malvezzo meridionale di scatenare il maggior numero di candidati possibile per la caccia ai voti e di non scontentare la coda di aspiranti candidati.

Come si è visto in questi anni, il vero limite di Pittella è il governo: alle elezioni non li batte e non li frega mai nessuno (finora, almeno) ma la gestione e la capacità di visione politica a lungo termine difettano. Forse è proprio per questa ragione che Marcello vuol traslocare in Parlamento, e a questo punto le probabilità sono in sensibile aumento. Tra l’altro molte difficoltà politiche, di governo, di Marcello sono venute proprio dal governo Renzi. E Matteo è ancora lì, forte alle primarie ma tutto da misurare in termini di forza alle future elezioni politiche.

Che dire in conclusione? Nulla, l’idea del post era solo quella di fotografare la strana vicenda politica della Basilicata: regione moderna e arretrata; ricca e povera; democratica e con una tradizione dinastica che nemmeno Kim – Sung.

2 Comments

  1. Alfredo Morfini says:

    Mi pare di capire dal tuo articolo, caro Antonio, che gli 8742 votanti in più delle primarie 2017 rispetto a quelle del 2013, siano andate tutte alla mozione Renzi e in particolare sollecitate dal maggiore azionista di questa. Consentimi di dubitare di questa tua affermazione. Concordo su quasi tutto il resto. Solo una piccola chiosa: è pur vero che la dinastia Ming durò poco meno di 300 anni, quindi resto moderatamente fiducioso. Saluti dal profondo sud.

  2. AntonioR. says:

    Caro Alfredo, è un piacere avere un tuo commento. Complimenti per il buon risultato di Emiliano a Matera.
    E’indubbio un effetto Emiliano sulla partecipazione alle primarie in Basilicata. Peraltro, data la vicinanza, non solo geografica, con la Puglia sarebbe stato in verità sorprendente il contrario. Tuttavia, l’effetto Emiliano in Puglia porta ad un incremento della partecipazione simile, ma alla vittoria di Emiliano, invece in Basilicata, a parità di incremento percentuale della partecipazione al voto, vince nettamente Pittella. Inoltre, rispetto al 2013, mi pare che i voti assoluti a Renzi aumentino di circa 5mila. Insomma, tu hai ragione ma forse io ancora di più.

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