Regionali Basilicata: L’Analisi del Voto

Poiché Carlo Trerotola, candidato presidente del centrosinistra in Basilicata, in un’intervista rilasciata oggi a Repubblica, ha dichiarato che lui non fa analisi del voto, essendo farmacista e non politico, ma che comunque attende di leggerle, non ci resta altra scelta che proporre la nostra analisi.

La sconfitta per il centrosinistra è stata pesante, condivido dunque la tesi che non serva minimizzare, guardando al quarto di bicchiere pieno. Mai nel secondo dopoguerra, tanto nella Prima che nella Seconda Repubblica, forze di destra erano andate al governo in Basilicata. Tuttavia, perché il Muro di Potenza è crollato, e perché proprio oggi? È vero, il vento della reazione in questo momento è forte, in Italia e non solo, e ne beneficia soprattutto la Lega. Questi fattori di tendenza nazionale sono molto importanti anche nelle elezioni locali. Sono cicli che caratterizzano la pubblica opinione, che prima si infatua di Berlusconi, poi di Renzi e infine li molla entrambi per lanciarsi entusiasta tra le braccia di Salvini. In Italia questi cambiamenti elettorali, talvolta anche repentini, sono spiegabili, almeno in parte, con la perenne crisi economica e sociale che attanaglia il paese da almeno un ventennio e che, dunque, brucia leader e coalizioni a ritmi forsennati. Basti pensare che dal 1994 ad oggi non abbiamo avuto al governo nazionale una coalizione e un leader che siano stati confermati nella legislatura successiva: governi e maggioranze uscenti sono stati(e) sempre bocciati(e) dall’elettorato. Poi, come era sano uso nelle analisi del voto del vecchio PCI, ci sarebbero anche rilevanti fattori internazionali che andrebbero considerati. Ma è bene non esagerare.

Ora e qui in Basilicata perché il centrosinistra era logorato, diviso e, per di più, anche piuttosto ammaccato da una pesante indagine della magistratura che ha tenuto per settimane il presidente della giunta uscente agli arresti domiciliari. Il modello lucano di governo ha avuto, storicamente, alcuni meriti. Per esempio, sia la DC prima, che successivamente i Popolari (e derivati) e i DS (e derivati), hanno sempre espresso in questa regione classi dirigenti più che dignitose, ben acculturate e dalla formazione politica sofisticata. Ridurre, quindi, il più che ventennale governo del centrosinistra in Basilicata a malaffare e clientelismo sarebbe caricaturale. Naturalmente, il clientelismo c’è stato, come pure il familismo e la logica politica amicale. Queste piaghe della nostra regione mi hanno sempre turbato, direi fin dall’epoca giovanile, e nel mio piccolo ho cercato sempre di scansarle oppure, come in anni più recenti, le ho pubblicamente denunciate.

Dopo la grave crisi economica del 2008 e, prima ancora, con l’adesione all’euro, il sistema politico nazionale e quello locale hanno dovuto fare un bagno di rigore, peraltro talvolta esasperato da regole europee troppo stringenti. Tuttavia, come scrissi tempo fa sul Quotidiano di Basilicata, l’implicazione rilevante sarebbe stata che l’erba del verde pascolo doroteo, per decenni a disposizione dei gruppi dirigenti del Mezzogiorno per una consolidata distribuzione discrezionale delle risorse, si sarebbe andata velocemente esaurendo. Ne consegue che sarebbe stato necessario, in risposta alla crisi, un grosso salto riformistico nella conduzione del governo regionale, che purtroppo non c’è stato o che comunque non è stato di altezza adeguata alle mutate circostanze storiche

E veniamo alla cronaca politica recente. La manfrina sul Pittella bis è stata davvero troppo lunga e indecente. Su questo ha ragione l’Anonimo Potentino, che oggi su Repubblica ha fornito la sua lettura della sconfitta.

Purtroppo, il partito regionale era diventato, nella sua componente di maggioranza, lo scendiletto dei Pittella e, quindi, non era assolutamente in grado di dare lo stop all’ossessione di Marcello per la ricandidatura alla presidenza della regione. Ma il vero latitante in questa vicenda politica è stato il Pd nazionale, vittima del vuoto di potere e della atavica tendenza all’opportunismo dei suoi gruppi dirigenti. Elementi determinanti nell’impedire un intervento più deciso, se non molto tardi, praticamente in articulo mortis.

Devo comunque aggiungere che, al contrario di Anonimo Potentino, non sono sicuro che una scelta più meditata e anticipata del candidato presidente avrebbe evitato la sconfitta al centrosinistra, proprio in ragione dei potenti fattori esogeni all’opera, che stavano scavando come la vecchia talpa di Amleto e di Marx le fondamenta dell’edificio. Certo Trerotola, fatta salva la stima per le sue grandi qualità umane e professionali, si è rivelato inadeguato al cimento, con scarsa capacità comunicativa e non elevata conoscenza delle questioni politiche e programmatiche da mettere in agenda. Quando un esponente della società civile viene scelto, o si candida, per importanti incarichi politici (ed io auspico che queste scelte siano fatte sempre più spesso dai partiti) deve comunque prepararsi a fondo, studiare i problemi, scegliere buoni collaboratori. È chiaro che la scelta dell’ultimo minuto ha precluso allo stesso Trerotola la possibilità di poter beneficiare di una opportuna preparazione all’incarico.

Sempre nell’articolo citato di Repubblica, Marcello Pittella si lancia in una autoesaltazione del suo risultato e della confermata importanza della sua leadership. Certo, uno potrebbe dire, ha ragione visto che ha superato le 8.000 preferenze. Accompagnato dalla sua corte di fedelissimi, tutti baciati da migliaia di voti di preferenza. In verità, da tempo sostengo, peraltro in buona compagnia, che il tipico Cacicchio di sinistra del Sud un voto prende ed un voto e mezzo rende. Ritengo che Zingaretti ed il “nuovo” gruppo dirigente nazionale, su questo tema dei notabili meridionali dovranno fare al più presto una scelta di campo, senza ambiguità. Personalmente, come è noto, metterei senza esitazioni da parte i Pittella, i De Luca e i loro addentellati, ringraziandoli naturalmente per il prezioso lavoro fin qui svolto. E state anche attenti al pensare di poter (ri)presentare questi potenti cacicchi in elezioni politiche che, probabilmente, ci saranno entro sei mesi, al massimo un anno. Per capire i rischi che si correrebbero con tali scelte, devo volgere ora brevemente l’attenzione al Movimento 5 Stelle.

Si tratta dell’altro grande sconfitto di queste regionali (il M5S) ma serve un supplemento di attenzione. Il Movimento ha avuto buoni risultati nelle città più grandi della Basilicata, dove la componente del voto di opinione, politicamente più libero, ha maggiore spazio. Solo per fare un esempio, a Matera il M5S è secondo e vicino al 31%. E va anche ricordato che, peraltro, a Matera erano candidati ben due assessori regionali uscenti. Questo significa che oggi, in proiezione di elezioni politiche, si può stimare il M5S come una forza con un potenziale di almeno dieci punti superiore al risultato ottenuto in queste amministrative. Quindi, ancora piuttosto competitivo in Basilicata. In sostanza, ripetere da parte del centrosinistra lo schieramento di candidature ultra-notabilari alle prossime politiche, in perfetto stile 2018, potrebbe rappresentare l’ennesimo scelta di suicidio assistito fatta da questa coalizione.

Questo post è già abbastanza lungo e magari l’analisi potrà essere arricchita in futuro con qualche ulteriore puntata. Per chiudere, una richiesta minimale: le dimissioni del segretario regionale e dell’intero gruppo dirigente del Partito democratico. Mario Polese è un brav’uomo, e non è nemmeno un fesso, politicamente parlando, ma non si è mai visto un segretario regionale sopravvivere a due pesantissime sconfitte, del proprio partito e della sua coalizione di riferimento, nel giro di dodici mesi.

Antonio Ribba

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