Sondaggio. Votereste Salvatore Adduce alla Presidenza della Regione Basilicata?

Pare stia avanzando nel PD l’ipotesi di una candidatura del Sindaco di Matera, Adduce, alla carica di Presidente della Regione Basilicata.

E’ d’obbligo, quindi, verificare il consenso dei lettori di HyperBros su questa ipotesi.

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5 Comments

  1. Giovanni Caserta says:

    Un tempo il PCI mandava a casa chi aveva portato a termine due legislature (tranne qualche eccezione, purtroppo fatta solo perché qualcuno apparteneva alla “nobiltà” cittadina). Dal partito si andava a fare gli amministratori; quindi si tornava a disposizione del partito, che finiva con l’avere uno staff di gente esperta e veramente “saggia”, capace di elaborare strategie e programmi. Secondo questa logica, devono tornare cittadini privati – incandidabili – Adduce, Antezza, Bubbico, Viti, Folino, De Filippo e chi più ne ha più ne metta. Sarà il momento per vedere quanti sono per le poltrone e quanti sono grati al partito che li ha tanto favorito. Naturalmente vanno a casa tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono inquisiti. Non si può essere severi solo con gli avversari. Né si candidano figli, fratelli, sorelle e cognati.
    I nuovi candidati vanno scelti all’interno del partito, tra persone da premiare per la loro fedeltà e dedizione al partito stesso, oltre che tra rappresentanti di categorie (scuola, sanità, artigianato, fabbrica, agricoltura…), aree regionali e amministratori di base. Secondo questa logica, candidato naturale alla presidenza regionale è Franco Stella, in rappresentanza di Matera, sempre molto mortificata. Altri nomi potrebbero essere Cotugno, Nicoletti e Manuela Taratufolo, considerata la loro esperienza di sindacalisti e conoscenza di problemi veri e spesso tragici, che non sono quelli dei primari d’ospedale, degli avvocati e commercialisti milionari o, addirittura, presidenti della associazione industriali… Sono inesperti? Ecco perché urge formare un cervello collettivo di partito attraverso quanti, dopo una vita tra le istituzioni, tornano a casa e restituiscono al partito parte di quanto hanno ricevuto. Del resto, comanda la Santanché!

  2. Foscus says:

    Qualcuno avvisi Caserta che “il partito” è morto. Da 20 anni.

  3. AntonioR. says:

    E lasciaci un pò di nostalgia!

  4. AntonioR. says:

    Naturalmente, sono d’accordo con Caserta sul limite dei due mandati. Tuttavia, mi meraviglia l’imprecisione di uno storico come Giovanni riguardo alle “eccezioni per la nobiltà cittadina”. In realtà, accanto a Giura Longo che fece tre legislature tra il il 1976 e il 1987 ci fu anche il “Contadino” Ziccardi, che fece ugualmente tre legislature tra il 1972 e il 1983. Senza dimenticare il maestro elementare Collarino, che poi scelse l’attività di funzionario di partito, che svolse tre legislature in Consiglio regionale, tra il 1980 e il 1995.
    Dunque, non c’era una chiara regola del 2 nel PCI e forse dominava addirittura quella del 3, al netto delle contingenze politiche.
    Invece, è vero che Michele Guanti ebbe “solo” due legislature da senatore, ma è anche vero che furono quasi piene, con 9 anni complessivi. Senza dimenticare che Guanti fu anche Presidente della Provincia di Matera.

  5. Giovanni Caserta says:

    In effetti, caro Ribba, in quel periodo, ci furono più legislature incomplete, che generarono non poca confusione. Io ho parlato di “qualche” eccezione, non di una sola. Di queste una fu tutta particolare, perché riguardava Giura Longo, che doveva servire ad allargare il PCI verso il ceto alto di Matera. Fino alla vigilia delle elezioni 1970, Giura Longo, democristiano, Cisl, presidente Inam (se non ricordo male), era dato candidato nientemeno che nel PSI! Una improvvisa discesa di Chiaromonte, cambiò le carte e Giura Longo si trovò candidato nel PCI con impegno a farne il primo dei non eletti, ma con regalo di incarico universitario a Bari, dove, per la cattedra di storia, spadroneggiavano i comunisti. La volta successiva era scontata e data per sicura la sua elezione alla Camera. Non era nemmeno usuale che dalla Camera si passasse al Senato. Per Giura Longo si fece. Per queste cose, su cui forse è bene cominciare a parlare senza veli, buona lettura è il recente volume di Domenico Notarangelo: “C’ero anch’io”, 2012. Nel 1970 era segretario di federazione proprio Domenico Notarangelo, che così scrive:”Prima di mettere piede nel palazzotto di Giura Longo in piazza San Francesco, (in compagnia di Giacomo Schettini e Gerardo Chiaromonte), rimuginavo sull’errore che stavamo per consumare, a danno della natura operaistica e proletaria del partito e ripercorrevo tacitamente i trascorsi anticomunisti di Giura Longo… Non ebbi però il coraggio di oppormi. La conferma che si trattò di un errore arrivò a posteriori: Giura Longo uscì dal partito, ma fin quando ci rimase si adoperò a creare difficoltà di ogni sorta al gruppo dirigente”, portando in esso radicalismo e faziosità (pp.281,282, 269). Io son d’accordo con Notaranfgelo e l’ho scritto, tanto più che, dalle colonne di “Basilicata”, appena un anno prima, 1969, Giura Longo aveva polemizzato con me che avevo accettato la candidatura, io laureato, nel PCI, da indipendente, per il Consiglio comunale e non per il Parlamento! Contrario alla “strana” candidatura Giura Longo mi risulta fosse anche l’on. Michele Bianco. Naturalmente non condividevo, nemmeno, il cinico machiavellismo del PCI. Ma questo è altro discorso, che mi è costato. Come vedi, caro Ribba, da una tua obiezione, pertinente, son venute fuori altre cose che i giovani devono conoscere. L’importante è, come vedi, dialogare in modo corretto. Perciò ti ringrazio delle puntualizzazioni e delle obiezioni. E credo ti ringrazi più di qualche lettore di Hyperbros.

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