Cittadini o blogosfera molle? Riflessioni a cavallo tra Granieri e Mantellini PDF Stampa E-mail
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Molle


Mi ha molto stimolato una discussione partita dal resoconto della prima giornata del Personal Democrazy Forum Europe di Barcellona, redatto da Sergio Maistrello sul suo blog. In particolare mi riferisco allo studio di Linkfluence sulla "eurosfera" (faccio fatica a digerirli questi neologismi) circoscritta alle realtà tedesca, olandese, francese ed italiana. Come Sergio riporta nel suo post:

lo scopo era monitorare come le diverse blogosfere si confrontassero vicendevolmente rispetto ai temi di attualità continentale. Particolarmente interessante è il caso italiano, che appare molto isolato, rinchiuso in se stesso, sostanzialmente disinteressato rispetto all'agenda dell'Unione e pesantemente incline alle opinioni personali piuttosto che alle analisi politiche.

Dato, ripreso e confermato da Giuseppe Granieri nel post "La blogosfera molle", anche alla luce della recente esperienza di Filtr, strumento la cui filosofia non amo particolarmente, e amplificato da Massimo Mantellini nell'articolo "Molli come la blogosfera". Il quale pone l'accento su un aspetto che condivido pienamente:

Se la tesi è che i cittadini siano "molli" (e non la blogosfera) allora le ragioni di questa mollezza vanno ricercate nei cittadini stessi più che negli strumenti di rete che utilizzano.
Questo è vero sopratutto quando leggo, e capita sovente, le opinioni (un po' snobistiche) dei blogger nostrani che affermano "su Facebook si cazzeggia mentre su Friendfeed e/o Twitter invece, non c'è tutta quella fuffa che deriva dalla popolarità dello strumento utilizzato". In questo attegiamento ravviso l'errore di fondo della comunità dei blogger nostrani. L'uso che si fa di un dato strumento, secondo me, dipende dalla qualità e dalla chiarezza delle idee che abbiamo da esporre.
Per esprimere il mio parere al riguardo, occorre però fare riferimento all'esperienza citata sempre da Sergio, relativa al "caso Obama" ed alla riproducibilità di quel modello di campagna presidenziale nel vecchio continente. Il tono generale della analisi riportata sembra propendere per una assoluta originalità della modalità di interazione del candidato con gli attivisti e in generale con coloro che lo hanno sostenuto (Obama). Questi è risultato essere solo l'ispiratore di una serie di relazioni autonome, orientate più al rafforzamento del legame tra i vari sostenitori che verso il candidato.

Mi è sembrato importante riprendere questi aspetti per evidenziare i numerosi punti di contatto con l'esperienza, questa si tutta italiana, della rete di meetup che fa capo a Beppe Grillo. Non vorrei fosse azzardato replicare che, prima di Obama, e con i dovuti distinguo, lo stesso modello ha visto proprio in Italia una discreta e pratica affermazione di gruppi locali auto-organizzati con eventi sul territorio e microdonazioni spontanee.

Opinione personale. Non so quanto senso possa avere paragonare il risultato di due culture profondamente differenti. E le differenze, perdonate l'eccessiva semplificazione, stanno tutte nella nostra storia:

In Europa, il lavoro da fare per stimolare la nascita di aggregazioni spontanee che si organizzino per una campagna comune civile e sociale, è più lento e disomogeneo per la natura "acerba" delle nostre democrazie. La nostra capacità di fare rete per un ideale di società, è spesso visto come una lotta. La democrazia (e la conseguente partecipazione), nel nostro dna di europei deve essere conquistata per emanciparci dalla sudditanza verso un re o un tiranno. Negli USA, è invece più semplice stimolare certi processi di aggregazione, dove i popoli storicamente, hanno conosciuto da subito una democrazia basata sulla "comunità". Gli americani sono già nati cittadini, senza esser stati prima sudditi, come noi europei.

Qualcuno, per tornare al post di Sergio, ha affermato infatti che
tutto quello che ha fatto Obama rispetto alla gestione dei contatti dei sostenitori da noi non è pensabile, abbiamo tutt'altra propensione rispetto all'uso delle informazioni personali.
Vi invito a tenere d'occhio questo blog, anche perchè immagino, seguiranno aggiornamenti sul "caso Diego Bianchi - zoro" e il panel su "come i blog stanno trasformando la politica".
 

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