Adduce, Tosca e il Dilemma del Prigioniero PDF Stampa E-mail
Analisi (f)utili

cavaradossiarticleDopo aver asciugato tutte le lacrime al funerale collettivo dell’amministrazione Adduce e del partito democratico materano, è arrivato il momento di tentare una spiegazione (pseudo) razionale di eventi e comportamenti altrimenti da ricondurre, a seconda dei gusti, alle categorie della pazzia o della umana stupidità.

Come è noto l’epilogo di Tosca è tragico. Muore Cavaradossi, amante di Tosca, fucilato dalle guardie di Scarpia, capo della polizia papalina; muore Scarpia pugnalato da Tosca alla quale il losco figuro aveva proposto un patto scellerato consistente nel cedere alle sue brame in cambio della libertà di Cavaradossi; muore, infine, anche Tosca, suicida.

Qualche anno fa uno studioso ha inquadrato l’interazione strategica tra Tosca e Scarpia, e l’esito di questa interazione, nel contesto del cosiddetto “Dilemma del Prigioniero”. In sostanza, si tratta di situazioni nelle quali il perseguire razionalmente il proprio massimo interesse individuale conduce ad un esito di equilibrio complessivo che è lungi dall’essere il più soddisfacente per tutti, per non dire che è disastroso. Nell’esempio in questione, Tosca vorrebbe la libertà di Cavaradossi senza cedere a Scarpia, mentre Scarpia vorrebbe possedere Tosca ma senza liberare Cavaradossi. Perseguendo lucidamente questi obiettivi individuali, alla fine muoiono entrambi.

Per chi ha visto il film “A Beautiful Mind”con Russell Crowe, questo è un equilibrio di Nash.

Quindi, sembra che il comportamento di Adduce, Antezza, Bubbico e Santochirico, non sia necessariamente stupido o folle: essi infatti tentano di massimizzare l’utile in termini di potere per il proprio gruppetto dato che questa è la strategia perseguita a loro volta dagli altri gruppetti concorrenti. Tuttavia, l’esito collettivo, per partito ed amministrazione (e dovremmo aggiungere “città), si colloca a metà strada tra il tragico ed il grottesco.

Certo che, razionalizzato il comportamento degli strateghi, viene spontaneo chiedersi un paio di cose. La prima: poiché un politico vive della sua faccia, cioè della sua reputazione, hanno questi autorevoli dirigenti la consapevolezza di come stiano uscendo a pezzi da questa vicenda? La seconda: perché in passato questi equilibri del prigioniero non si sono manifestati? (o comunque non in queste forme parossistiche?)

Probabilmente, la risposta alla prima domanda è che essi ritengono che la politica sia seguita attivamente al massimo dall’1% della popolazione. Quindi, il danno è minore di quel che si possa pensare ed è comunque compensato dall’esibizione muscolare del potere (controllo 4 consiglieri comunali ai quali posso ordinare di disertare il consiglio e sono in grado di disfare un sindaco). Poi, magari, in qualche riunione di gruppo i leader spiegheranno ai seguaci più fedeli ed incaricati di diffondere il verbo le misteriose ragioni che hanno spinto a queste sofisticate scelte strategiche.

La risposta al secondo interrogativo è, forse, ancora più ovvia: non esiste più il partito come organismo collettivo ma solo un gruppo di individui che vedono se stessi come detentori di pacchetti azionari, cioè proprietari di voti. Un segretario, regionale o provinciale, è una figura che non conta nulla, irrilevante e forse perfino un pò patetica.

Ormai il punto sembra essere diventato: Che Fare? Io penso che questi dirigenti siano diventati impresentabili e non più votabili. A tutti i livelli di rappresentanza. Forse i seguaci ed i clienti possono ancora votarli ma i cittadini e le opinioni più libere non possono, a questo punto, che abbandonarli. Si potrà tornare al partito democratico materano, o comunque al partito che sarà, solo quando l’attuale quadro dirigente di primo livello sarà stato completamente azzerato. Il fallimento è infatti totale e collettivo.

È certo, però, che la somma di tanti piccoli nanetti, ovvero di liste, ciascuna gelosa della propria particolarità ed ortodossia ideologica è la migliore garanzia a tutela della conservazione degli oligarchi, materani e lucani. In effetti, se esiste ancora una sinistra a Matera, essa dovrebbe immediatamente abbandonare Adduce, che comunque è già defunto per mano del suo stesso partito, ed aggregarsi, per una fase di emergenza che potrà anche durare qualche anno, ai movimenti civici che hanno animato, con risultati individuali buoni ma non strepitosi, la recente campagna elettorale. A loro volta, i movimenti, devono sviluppare una capacità di aggregazione, non sui destini dell’uomo, dell’economia globale o dell’universo, ma su una semplice idea che nel contesto materano è obiettivamente rivoluzionaria: liberare la società e la politica materana da questa cappa ormai insostenibile di politici tanto arroganti quanto sterili.

I giovani (e meno giovani) simpatizzanti e militanti del Partito Disastro materano devono prendersi l’anno sabbatico dal loro sostegno agli azionisti-capicorrente. Infatti, non sembra proprio sia possibile mandarli a casa, i cacicchi, attraverso una battaglia politica interna. Allora, meglio radere tutta la casa al suolo.

Quanto ad Adduce, sembra abbia perso in lucidità politica in questa defatigante ricerca di una soluzione che non c’è. Continuare con la favola che il sindaco è solido in sella, con una forte maggioranza che lo sostiene, e che invece esiste solo qualche problemino all’interno dei gruppi consigliari è ormai una tesi risibile e insostenibile. Non restano che le dimissioni,a questo punto.

 

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