Il 29 aprile 1985 Rai2 trasmetteva la prima puntata del varietà più innovativo della TV italiana: satira, musica e improvvisazione in un salotto kitsch entrato nella storia
A 40 anni dalla prima messa in onda, si celebriamo “Quelli della Notte” di Renzo Arbore: il primo late show italiano che sconvolse la seconda serata con un cast corale, ironia pungente e un nuovo linguaggio televisivo.
Il 29 aprile 1985 debuttava su Rai2 Quelli della Notte, programma ideato e condotto da Renzo Arbore che in poche settimane avrebbe trasformato il concetto stesso di seconda serata, rivoluzionando il linguaggio televisivo italiano. A quarant’anni da quella prima puntata, trasmessa in sordina e con poche aspettative, l’impronta lasciata dal programma è ancora viva nella memoria collettiva.

Quella trasmissione non era solo intrattenimento: era un laboratorio culturale, un varietà improvvisato in cui l’improbabile diventava quotidiano. Ambientato in un salotto arabeggiante e kitsch, Quelli della Notte riuniva ogni sera un gruppo di personaggi surreali, archetipi della società italiana, che davano vita a uno spettacolo corale, caotico, esilarante. La comicità, la musica dal vivo, l’attualità trattata con leggerezza ma anche intelligenza, trasformarono il programma in un fenomeno generazionale.
Avevo 14 anni e con mia nonna, quasi tutte le notti ci addormentavamo davanti alla TV, guardando: Quelli della Notte. Ora non so dire con precisione quanta parte della mia formazione culturale, musicale e politica derivi da quelle notti indimenticabili.

Tra i protagonisti più amati: Massimo Catalano con i suoi aforismi disarmanti, Marisa Laurito alla ricerca del fidanzato Scrapizza, il romagnolo filosovietico interpretato da Maurizio Ferrini, il frate visionario Nino Frassica, e il lookologo Roberto D’Agostino. E poi Mauro Chiari, Sal Genovese, Stefano Palatresi, Antonio e Marcello la segretaria Simona Marchini e la band diretta da Gianni Mazza piena di talenti puri.
Nel corso delle puntate, Quelli della Notte non esitava a lanciarsi in ironie dirette sul mondo della politica. Emblematico fu il momento in cui Arbore intonò Champagne di Peppino Di Capri con accento di Nusco, ironizzando su Ciriaco De Mita, allora esponente di punta della Democrazia Cristiana:
“Ci permettiamo di dedicarla a De Mita quale rappresentante del pentapartito, perché non ci conviene prendere in giro il Presidente del Consiglio che, come sapete, è più vicino a questa rete”.
Un esempio di satira leggera ma affilata, capace di attraversare la censura con intelligenza.
Anche la musica aveva un ruolo centrale. Memorabile l’interpretazione di “Sono una donna, non sono una santa” nella puntata del 13 giugno 1985:
Massimo Catalano, Renzo Arbore e tutta la band trasformano il celebre brano di Rosanna Fratello in una parodia spassosa e raffinata, tra teatralità e swing.
Un’altra perla musicale, meno nota ma altrettanto significativa, è “Canzone da due soldi”, eseguita nella notte del 4 giugno 1985: un’esibizione che fonde malinconia, ironia e cultura popolare in puro stile Arbore.
Nonostante il successo – 3 milioni di spettatori nelle ultime puntate, con picchi del 51% di share – il programma si concluse il 14 giugno 1985. Arbore, consapevole del rischio di ripetersi, decise di fermarsi al culmine. Le registrazioni integrali, purtroppo, andarono in gran parte perdute – qualcuno dice per un incidente tecnico agli archivi Rai – poi recuperata tramite registrazioni in VHS, oggi preziose reliquie, che conservano ciò che resta di quell’esperienza irripetibile.
Oggi, a quarant’anni di distanza, Quelli della Notte è molto più di un ricordo nostalgico. È il simbolo di una televisione libera, colta, irriverente e imprevedibile. Un patrimonio culturale da riscoprire e tramandare.


