A Elmendorf-Richardson applausi e tappeto rosso per il leader russo. Progressi annunciati, ma nessuna intesa sul cessate il fuoco
Il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Donald Trump si sono incontrati ad Anchorage, in Alaska. Dopo una calorosa accoglienza e una lunga sessione di colloqui, i due hanno parlato di “progressi” ma non hanno raggiunto alcun accordo sulla guerra in Ucraina.
ANCHORAGE – Accoglienza in grande stile alla base militare congiunta Elmendorf-Richardson per Vladimir Putin. Il presidente russo, atterrato in Alaska, è stato ricevuto dal presidente USA Donald Trump tra applausi, tappeto rosso e il sorvolo spettacolare di un bombardiere B2 Spirit scortato da quattro F-22. I due leader hanno poi deposto fiori al cimitero militare di Fort Richardson, davanti alle tombe di aviatori sovietici caduti durante la Seconda guerra mondiale.
Il vertice, ospitato al centro congressi Arctic Warrior della base, ha visto la presenza di Sergey Lavrov e Yuri Ushakov per la delegazione russa, e di Marco Rubio, segretario di Stato, con l’inviato speciale Steven Witkoff per quella americana.
Nella conferenza congiunta, Putin ha definito l’incontro “costruttivo e rispettoso”, ricordando la vicinanza geografica e storica tra Russia e Stati Uniti e citando episodi di cooperazione militare passata. Ha poi sottolineato che la pace in Ucraina potrà arrivare solo affrontando le “cause profonde della crisi” e garantendo la sicurezza sia di Kiev che di Mosca.
Trump ha parlato di “progresso significativo” ma ha ammesso che non c’è ancora un accordo: “Non abbiamo chiuso, ma ci stiamo avvicinando. Vogliamo un cessate il fuoco rapido”. Il leader americano ha ribadito la sua convinzione che “con me alla Casa Bianca la guerra non sarebbe scoppiata”.

Il vertice si è chiuso con toni amichevoli. Putin ha invitato Trump a recarsi a Mosca. “Forse accadrà, è possibile”, ha risposto il presidente USA, accettando l’idea come “interessante”.
Analisi:
Il summit in Alaska ha offerto immagini inedite: un presidente russo sotto sanzioni accolto con tutti gli onori militari negli Stati Uniti. Per Putin, isolato da anni in Occidente, si tratta già di una vittoria diplomatica. Trump, che aveva promesso di chiudere la guerra in 24 ore, ha invece dovuto riconoscere i limiti della sua influenza sul Cremlino. Entrambi hanno puntato sulla retorica dell’amicizia e sulla spettacolarità dell’evento, ma la sostanza resta fragile: nessuna tregua, nessuna concessione pubblica, nessun impegno vincolante. In questa fase, più che un passo verso la pace, l’incontro sembra aver restituito a Putin una legittimazione internazionale che fino a ieri gli era negata.
Le parole di Zelensky:
Poche ore dopo il vertice, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha diffuso una nota ufficiale in cui ha riferito di aver avuto una lunga conversazione telefonica con Trump, durata oltre un’ora e mezza, di cui circa un’ora riservata a un confronto diretto tra i due. “L’Ucraina conferma la sua disponibilità a lavorare con il massimo impegno per raggiungere la pace. È importante che la forza dell’America abbia un impatto sullo sviluppo della situazione”, ha detto.
Zelensky ha poi appoggiato la proposta di Trump per un incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, definendolo “un formato adatto per discutere le questioni chiave a livello di leader”. Il capo di Stato ucraino ha annunciato che lunedì sarà a Washington per incontrare Trump di persona: “Parleremo in dettaglio di come fermare le uccisioni e la guerra. Sono grato per l’invito”.
Il presidente ucraino ha infine ribadito la necessità di un coinvolgimento europeo in ogni fase dei negoziati, sottolineando i segnali positivi arrivati da Washington su future garanzie di sicurezza per Kiev: “Continuiamo a coordinare le nostre posizioni con tutti i partner. Ringrazio chi ci sta aiutando”.


