Dall’economia alla sicurezza, dal Medio Oriente all’Ucraina: un discorso carico di rivendicazioni e attacchi alle istituzioni internazionali
Davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Presidente degli Stati Uniti ha tracciato un quadro di forza e prosperità interna, sostenendo che l’America stia vivendo una nuova stagione di crescita economica e sicurezza. Ha attaccato con durezza l’ONU, accusato di inefficacia e complicità nei flussi migratori, e ha rivendicato un ruolo determinante nel Medio Oriente e nella guerra in Ucraina. Sul piano energetico, ha bollato la transizione verde come una “truffa”, rilanciando carbone, gas e nucleare. Il suo messaggio finale ha evocato un mondo di confini sicuri, sovranità rispettate e cooperazione tra nazioni libere.
Il Presidente degli Stati Uniti sul palcoscenico dell’Assemblea Generale ONU con un discorso lungo e muscolare, centrato sul ritorno della potenza americana e sulla critica alle istituzioni multilaterali.
Sul piano interno, ha celebrato quella che ha definito una “nuova età dell’oro”, sottolineando che l’economia americana sarebbe oggi la più forte al mondo, con inflazione battuta, salari in crescita, mercati ai massimi storici e oltre 17 trilioni di dollari di investimenti attratti in soli otto mesi grazie a politiche di taglio fiscale e deregolamentazione. Ha inoltre rivendicato il controllo totale del confine meridionale, denunciando l’“invasione” migratoria subita sotto l’amministrazione precedente.
In politica estera, il Presidente ha dichiarato di aver posto fine a sette conflitti regionali “senza aiuto dell’ONU”, accusato di limitarsi a “lettere forti ma vuote” e addirittura di finanziare indirettamente la migrazione illegale. Ha sostenuto che l’America sia tornata “rispettata nel mondo” e che la NATO abbia innalzato al 5% del PIL la spesa minima per la difesa proprio su sua richiesta.

Sul Medio Oriente, ha rivelato di aver ordinato l’operazione “Midnight Hammer”, che avrebbe neutralizzato le capacità nucleari iraniane. Ha poi rivendicato di aver mediato la fine della guerra lampo tra Israele e Iran. Riguardo a Gaza, ha puntato il dito contro Hamas per il rifiuto di ogni proposta di pace e ribadito che la priorità resta la liberazione totale degli ostaggi, criticando duramente i Paesi che premono per il riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese.
Sul fronte ucraino, ha sostenuto che la guerra non sarebbe mai iniziata sotto la sua leadership, accusando la Cina, l’India e persino alcuni alleati NATO di alimentare il conflitto acquistando petrolio russo. Ha ricordato che il costo umano supera i 5.000 morti a settimana tra i soldati, e ha avvertito che se Mosca non si mostrerà pronta a un accordo, Washington imporrà nuove tariffe punitive, chiedendo all’Europa di allinearsi.
Il Presidente ha inoltre definito l’immigrazione incontrollata una “forza distruttiva per l’Occidente”, accusando il “globalismo” di alimentare traffici criminali e tratta di minori. Ha celebrato la cessazione delle carovane migratorie verso gli Stati Uniti e la riduzione delle vittime di violenze.
Sul clima, ha attaccato la transizione verde definendola una “truffa” e lodando carbone, gas e nucleare. Ha accusato l’Europa di aver sacrificato la propria sicurezza energetica con conseguenze pesanti per famiglie e imprese, mentre la Cina e altri Paesi continuerebbero a inquinare indisturbati.
Infine, ha annunciato la classificazione di cartelli e gang criminali come organizzazioni terroristiche e ha rivendicato operazioni militari contro reti di narcotraffico in America Latina.
Il messaggio finale è stato affidato all’orgoglio nazionale per l’imminente 250º anniversario dell’indipendenza americana e alla chiamata a difendere confini, tradizioni e sovranità, contro le “illusioni del globalismo”.
Opinione:
Il discorso del Presidente USA segna un cambio di tono rispetto alla tradizionale retorica multilaterale che spesso domina l’ONU. Con toni duri e rivendicativi, ha messo al centro un’idea di ordine internazionale basato sulla forza degli Stati sovrani, piuttosto che sulle istituzioni globali. È una visione che può dividere, ma che intercetta il sentimento di molti cittadini occidentali che avvertono l’ONU come distante e inefficace. Per l’Europa, la sfida è duplice: da un lato, non perdere il legame transatlantico che resta essenziale per la sicurezza; dall’altro, mantenere una propria autonomia strategica, evitando di cadere in una dipendenza esclusiva dalla leadership americana. In questo quadro, la NATO appare rafforzata, ma la sua sostenibilità economica e politica resta una questione aperta.


