Nelle Comunicazioni al Senato, la Presidente del Consiglio collega la crisi mediorientale ai temi della sicurezza, dell’energia, dell’Ucraina, della competitività europea, della difesa e dell’immigrazione, rivendicando il ruolo dell’Italia nel coordinamento con partner europei e alleati occidentali.
Nel suo intervento al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, Giorgia Meloni ha affrontato innanzitutto la crisi in Medio Oriente, definendola una delle più complesse degli ultimi decenni e invitando le forze politiche a evitare polarizzazioni. La Presidente del Consiglio ha ribadito che l’Italia non prende parte e non intende prendere parte all’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano, ma ha difeso la prudenza del Governo davanti al rischio che Teheran possa dotarsi di un’arma nucleare. Ha indicato tre direttrici immediate: rilancio della diplomazia, messa in sicurezza degli italiani presenti nell’area e rafforzamento della protezione dei partner del Golfo e del presidio europeo. Parallelamente ha illustrato le misure interne su sicurezza e controllo dei prezzi, soprattutto energia e carburanti. Nelle Comunicazioni, Meloni ha poi confermato il sostegno a Kiev, la richiesta di nuove sanzioni contro Mosca, la centralità della competitività europea, la revisione del sistema ETS, il rafforzamento della difesa comune, la tutela del fianco Sud dell’Europa e la linea restrittiva del Governo sull’immigrazione irregolare.
Giorgia Meloni ha aperto il suo intervento spiegando di aver voluto anticipare le Comunicazioni al Parlamento per affrontare non solo i temi del prossimo Consiglio europeo, ma anche la crisi in Medio Oriente, i cui effetti, ha detto, incidono direttamente sulla sicurezza, sull’economia e sugli interessi italiani ed europei.
La Presidente del Consiglio ha chiesto un confronto parlamentare sottratto alla polarizzazione politica, respingendo le accuse rivolte al Governo in questi giorni. Ha sostenuto che l’esecutivo non sia né complice di decisioni altrui né isolato in Europa, e ha rivendicato un’azione intensa sul piano diplomatico, militare, della sicurezza e della gestione economica interna.
Secondo Meloni, la crisi attuale si colloca in un quadro più ampio di indebolimento del diritto internazionale e degli organismi multilaterali. Ha individuato un punto di svolta nell’invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e ha collegato a questa destabilizzazione anche le tensioni in Medio Oriente. In tale contesto, ha indicato come data d’inizio dell’attuale conflittualità il 7 ottobre 2023, attribuendo ad Hamas l’attacco contro Israele e sottolineando il sostegno che l’Iran avrebbe fornito a Hamas, Hezbollah, ad altri gruppi armati regionali, al regime siriano e anche alla Russia con i droni Shahed impiegati nella guerra contro l’Ucraina.
Meloni ha precisato che l’Italia non partecipa e non intende partecipare all’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano. Al tempo stesso, ha ricordato l’impegno italiano dei mesi precedenti per evitare un’escalation, anche attraverso il sostegno a ogni sforzo di facilitazione diplomatica e l’ospitalità offerta a Roma ai negoziati sul nucleare. Ha affermato che non si può però ignorare la preoccupazione suscitata dal programma nucleare iraniano, richiamando il riferimento all’arricchimento dell’uranio fino al 60 per cento e sostenendo che un regime degli Ayatollah dotato di arma nucleare e capacità missilistica costituirebbe un pericolo gravissimo per la sicurezza globale, per l’Italia e per l’Europa.
La Presidente del Consiglio ha riconosciuto che il mondo costringe a scegliere tra opzioni negative e ha definito drammatico l’avvio di un altro conflitto. Tuttavia, ha sostenuto che i rischi economici e politici di questa crisi non sarebbero comparabili con quelli derivanti dall’inerzia davanti alla prospettiva di un Iran armato nuclearmente.
Nel delineare la linea italiana da portare a Bruxelles, Meloni ha indicato tre direttrici. La prima è il lavoro diplomatico, con l’obiettivo di verificare se e quando possano riaprirsi margini per una ripresa della diplomazia. Ha però chiarito che, a suo giudizio, questo obiettivo resta incompatibile con la prosecuzione degli attacchi iraniani verso i Paesi del Golfo e altri Paesi della regione. Nello stesso tempo, ha chiesto che nel corso delle operazioni militari di Stati Uniti e Israele sia salvaguardata l’incolumità dei civili. In questo quadro ha espresso la ferma condanna del Governo per la strage delle bambine nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, chiedendo un rapido accertamento delle responsabilità.
La seconda direttrice riguarda la messa in sicurezza degli italiani presenti nell’area. Meloni ha riferito che, tramite voli e convogli, sono già stati rimpatriati oltre 25 mila connazionali, con priorità per persone in transito e situazioni di fragilità, ringraziando per il supporto ricevuto le Nazioni del Golfo, il Ministero degli Esteri, l’intelligence e la Protezione civile.
La terza direttrice è il rafforzamento della sicurezza dei partner strategici. La Presidente del Consiglio ha ricordato che l’Italia sta fornendo assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo, anche per proteggere i cittadini italiani presenti nell’area e i circa 2000 soldati italiani di stanza nel Golfo. Ha inoltre citato l’invio di una unità navale a Cipro, presentandolo come un atto di solidarietà europea e di prevenzione.
Sul tema delle basi militari, Meloni ha cercato di fare chiarezza. Ha ricordato che gli accordi con gli Stati Uniti risalgono al 1954 e che prevedono autorizzazioni tecniche per attività logistiche e non cinetiche. Se dovessero arrivare richieste relative ad altre attività, la competenza formale spetterebbe al Governo, ma la Presidente ha ribadito che, per la sua maggioranza, la decisione dovrebbe spettare al Parlamento. Ha inoltre sottolineato che, allo stato, non è pervenuta alcuna richiesta di questo tipo e ha ribadito che l’Italia non è in guerra e non vuole entrare in guerra.
Un passaggio è stato dedicato anche al Libano. Meloni ha accusato Hezbollah di trascinare il popolo libanese in una nuova guerra con Israele, ha riferito di aver ribadito a Netanyahu la contrarietà italiana a qualunque escalation, pur riconoscendo il diritto di Israele a rispondere agli attacchi del gruppo sciita. Ha espresso cordoglio per le vittime civili, inclusa la morte del sacerdote Pierre Rai, e ha ricordato il ruolo dei militari italiani nel mettere in sicurezza comunità locali, comprese comunità cristiane del Libano meridionale. Ha infine insistito sulla necessità di proteggere il personale UNIFIL, richiamando l’attacco al contingente ghanese e il ruolo centrale dell’Italia nel sostegno alle Forze Armate Libanesi.
Sul piano interno, Meloni ha affermato che il Governo ha rafforzato i dispositivi di sicurezza nazionale, con particolare attenzione agli obiettivi sensibili e alla prevenzione di minacce terroristiche legate a cellule dormienti o a “lupi solitari”. Ha inoltre detto che l’esecutivo sta monitorando con la massima attenzione le ricadute economiche della crisi.
Per quanto riguarda prezzi e inflazione, la Presidente del Consiglio ha richiamato la task force attivata da ARERA sul fronte energetico e il sistema di monitoraggio sui beni di consumo e sui carburanti. Ha annunciato che il Governo sta valutando anche l’attivazione delle cosiddette “accise mobili”, rese più efficaci dal provvedimento sui carburanti del 2023, per sterilizzare gli aumenti e impedire speculazioni. Ha aggiunto che, se necessario, il Governo è pronto anche a recuperare gli eventuali proventi speculativi con una maggiore tassazione delle aziende responsabili.
Nel passaggio dedicato all’Ucraina, Meloni ha ribadito che il sostegno italiano a Kiev non è mai cambiato e che per Roma si tratta insieme di un dovere morale e di una necessità strategica. Ha sostenuto che la resistenza ucraina e il sostegno occidentale hanno impedito alla Russia di realizzare l’obiettivo di una facile invasione dell’intera nazione. Ha inoltre richiamato il coordinamento con Washington e Kiev in occasione dell’ultimo round trilaterale a Ginevra, presentandolo come un segnale della centralità delle sensibilità europee nel negoziato. Ha confermato il sostegno agli sforzi di mediazione degli Stati Uniti, la volontà di mantenere la pressione economica su Mosca attraverso il ventesimo pacchetto di sanzioni e la difesa del principio dell’unanimità nelle decisioni europee di bilancio.
Meloni ha affrontato anche il tema dell’allargamento dell’Unione, che preferisce definire “processo di riunificazione”. Pur collegando il negoziato di pace e il percorso europeo dell’Ucraina, ha sostenuto che eventuali accelerazioni debbano coinvolgere anche gli altri candidati, a partire dai Balcani Occidentali, salvaguardando l’equilibrio istituzionale dell’Unione e l’integrità del mercato interno.
Una parte ampia delle Comunicazioni è stata dedicata alla competitività. Meloni ha sostenuto che l’attuale instabilità internazionale mette sotto pressione le economie europee e che non è più possibile, in questo contesto, continuare a penalizzare la competitività con burocrazia, “dazi interni” o approcci ideologici. Ha richiamato il lavoro avviato con Germania e Belgio per spingere la Commissione verso semplificazione normativa, rilancio del mercato unico, neutralità tecnologica e sostegno all’industria automobilistica.
Un tema centrale è stato quello dei prezzi dell’energia e del sistema ETS. Meloni ha descritto l’ETS come un meccanismo che oggi, in molti Stati membri compresa l’Italia, gonfia artificialmente il costo dell’elettricità. Per questo, ha annunciato che l’Italia chiederà a livello europeo, nell’immediato, la sospensione dell’applicazione dell’ETS alla produzione di elettricità da fonti termiche, almeno fino al ritorno dei prezzi globali ai livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente. Più in generale, il Governo chiede una revisione strutturale del sistema, la proroga delle quote gratuite per le industrie energivore, un intervento per ridurre la volatilità delle quote e misure per limitare la speculazione finanziaria.
Sul nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, Meloni ha rivendicato la necessità di investire nella competitività senza sacrificare la Politica Agricola Comune e la Politica di coesione. Ha inoltre espresso contrarietà a nuove tasse europee e ha chiesto la modernizzazione del bilancio, l’eliminazione dei rebates e un approccio non strumentale alle condizionalità legate allo Stato di diritto e ai vincoli ambientali.
Nella parte dedicata al commercio internazionale, la Presidente del Consiglio ha indicato tre direttrici: consolidare gli accordi esistenti, svolgere un ruolo attivo nella definizione di nuovi accordi, a partire da quello con l’India, e rafforzare il principio di reciprocità, specie sui prodotti agricoli provenienti da Paesi extraeuropei. In questo quadro ha richiamato la candidatura di Roma a sede della nuova Agenzia europea delle Dogane.
Sulla difesa europea, Meloni ha detto che al Consiglio si farà il punto sull’attuazione della tabella di marcia per la prontezza della difesa, con attenzione al piano su droni e anti-droni. Ha insistito sul fatto che la sicurezza europea debba essere concepita a 360 gradi, includendo non solo il fianco Est, ma anche il fianco meridionale, alla luce delle crisi in Medio Oriente, Libia, Sahel e Corno d’Africa. In questo contesto ha ricordato l’assegnazione di 14,9 miliardi di euro a progetti italiani selezionati nell’ambito del programma SAFE, con attenzione allo sviluppo dell’industria della difesa nazionale e degli strumenti dual use.
Infine, Meloni ha toccato il tema migratorio, sostenendo che oggi in Europa esiste un consenso più ampio sulla linea da seguire. Ha rivendicato come risultati politici importanti la revisione del concetto di Paese terzo sicuro, la lista europea dei Paesi d’origine sicuri e l’imminente revisione del regolamento rimpatri con la previsione esplicita di hub in territorio extra-UE. Ha sostenuto che questo quadro conferma la legittimità dell’impianto dei centri in Albania. Al tempo stesso ha criticato alcune decisioni giudiziarie che, a suo dire, impediscono trattenimenti e rimpatri anche in casi gravi, e ha ribadito che il Governo continuerà a contrastare l’immigrazione illegale, distinguendola dalla protezione umanitaria. Ha inoltre ricordato il potenziamento dei centri di accoglienza e di permanenza per il rimpatrio in vista dell’entrata in vigore del nuovo Patto Migrazione e Asilo.
Nelle conclusioni, Meloni ha presentato la missione a Bruxelles come una difesa dell’interesse nazionale italiano all’interno di una cornice europea e occidentale. Ha contrapposto realismo e ideologia, soluzioni e proclami, e ha ribadito che il Governo intende schierarsi sempre e solo con l’interesse dell’Italia, definita come una nazione con radici nel Mediterraneo, testa in Europa e cuore con l’Occidente.
Il commento
L’intervento di Giorgia Meloni si muove lungo una linea politica molto netta: rivendicare il ruolo dell’Italia come attore responsabile, occidentale e pienamente inserito nei principali coordinamenti europei e atlantici, evitando allo stesso tempo un coinvolgimento diretto nei conflitti. La Presidente del Consiglio tenta di tenere insieme fermezza strategica e prudenza operativa: condanna l’espansione dell’influenza iraniana, difende il sostegno all’Ucraina, insiste sulla centralità dell’asse con gli alleati, ma ribadisce che l’Italia non è in guerra e non vuole entrarci.
Sul piano politico interno, il discorso mira chiaramente a respingere l’immagine di un Governo passivo o isolato. La tesi di fondo è opposta: Roma viene presentata come un punto di raccordo, capace di dialogare con Washington, con le principali capitali europee e con diversi attori del Medio Oriente e del Golfo. È un’impostazione che rafforza l’idea di una politica estera centrata sull’interesse nazionale dentro il perimetro occidentale, più che su posture ideologiche o simboliche.
Altro elemento significativo è il tentativo di collegare sicurezza internazionale ed economia reale. Nel discorso iniziale, la crisi mediorientale non è trattata soltanto come emergenza geopolitica, ma come fattore che incide direttamente su energia, inflazione, carburanti, industria e competitività europea. Da questo punto di vista, la critica al sistema ETS e alle rigidità europee diventa parte integrante della narrazione politica del Governo: difendere famiglie e imprese, correggere i meccanismi ritenuti distorsivi, e riportare l’Europa su un terreno più pragmatico.
Anche sul dossier migratorio la linea è coerente con questa impostazione: distinzione netta tra protezione umanitaria e immigrazione irregolare, rivendicazione degli strumenti esterni di controllo e forte critica agli ostacoli giudiziari e normativi percepiti come freni alla volontà politica. Nel complesso, il discorso cerca di offrire un’immagine di stabilità, decisione e centralità internazionale dell’Italia, unendo sicurezza, difesa dei confini, competitività economica e collocazione occidentale in un’unica cornice narrativa.


