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lunedì, Settembre 26, 2022

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Crisi Ucraina, informativa alle Camere del Ministro Di Maio

Nell’aula della Camera dei Deputati, informativa urgente del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sulla crisi in Ucraina

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A due settimane dalla mia ultima informativa al Parlamento, torno a riferire, oggi, in quest’Aula, della crisi ucraina, una crisi che ha subito una forte e preoccupante accelerazione, che mette a rischio la stabilità e la prosperità del mondo e, soprattutto, minaccia l’ordine internazionale e la libertà.

La questione sul tavolo non può essere limitata ad una mera disputa territoriale. Ad essere in gioco non è solo il pur importante quadro di sicurezza europeo, in discussione sono i nostri stessi valori fondamentali. Mostrarci arrendevoli oggi significherebbe pagare un prezzo molto caro domani. La nostra volontà di dialogo nella fermezza si basa proprio su questo convincimento.

Nelle ultime settimane, i principali leader occidentali hanno profuso ogni sforzo per raggiungere una soluzione diplomatica. Lo dimostrano l’incontro e le telefonate tra Biden e Putin, i diversi contatti del Presidente Draghi con Putin e Zelensky, la missione del Presidente Macron in qualità di Presidente di turno dell’Unione europea e la più recente visita del cancelliere Scholz a Kiev e a Mosca.

Nonostante i vari tentativi testimoniati da questi sforzi e che hanno interessato un notevole periodo di tempo, al termine della tregua olimpica, il Presidente della Federazione russa ha deciso di violare l’integrità territoriale dell’Ucraina. Stamattina, ci siamo coordinati con il Presidente Draghi circa i prossimi passi da compiere per favorire una soluzione diplomatica. Siamo impegnati al massimo nei canali multilaterali di dialogo. Riteniamo, tuttavia, che non possano esserci nuovi incontri bilaterali con i vertici russi, finché non ci saranno segnali di allentamento della tensione, linea adottata, nelle ultime ore, anche dai nostri alleati e partner europei. Riassumerò, quindi, gli ultimi sviluppi, le reazioni dell’Italia e dell’Unione europea e degli altri partner e attori internazionali.

Cercherò di spiegare la direttrice della nostra azione e le prospettive verso cui continuiamo a lavorare. Come sapete, in un clima già caratterizzato da fortissime tensioni, la crisi fra Russia e Ucraina ha registrato un’ulteriore drammatica tappa nella serata di lunedì, quando il Presidente Putin, accogliendo un appello della Duma, ha firmato un decreto di riconoscimento delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk in Ucraina orientale. Il provvedimento del Cremlino ha seguito, di poche ore, la riunione del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa russo che aveva approvato all’unanimità lo stesso appello.

La mossa era stata anticipata dal Presidente Putin al Presidente Macron e al Cancelliere Scholz, in quanto rappresentanti del Formato Normandia, di cui fanno parte Ucraina, Russia, Francia e Germania, principale quadro negoziale per l’attuazione degli Accordi di Minsk. La decisione di Mosca mina gravemente proprio gli Accordi di Minsk, che prevedono che le autorità di Donetsk e Lugansk siano subordinate a quelle di Kiev, seppur con ampie autonomie decisionali. Riconoscere l’indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste lede l’integrità territoriale e la piena sovranità dell’Ucraina, già messa in discussione nel 2014, con l’annessione illegale della penisola di Crimea. Condanniamo la decisione di Mosca di inviare nei territori delle due repubbliche separatiste un contingente di truppe con sedicenti funzioni di peacekeeping. È un gesto che rischia di esacerbare una situazione già molto tesa. Ricordo che si stima una presenza russa lungo i confini con l’Ucraina tra le 170 mila e le 190 mila unità militari. Inoltre, in questo contesto desta molta preoccupazione la decisione delle autorità di Mosca e di Minsk di proseguire le esercitazioni congiunte, che avrebbero dovuto concludersi domenica. Sono circa 30 mila le unità delle Forze armate russe impegnate in queste attività.

Altrettanto preoccupante in prospettiva è la tenuta in Bielorussia, il prossimo 27 febbraio, del referendum confermativo di una nuova Costituzione. L’articolo 18 di questo progetto di riforma non prevede più il concetto di neutralità internazionale della Bielorussia e, in più, apre le porte anche all’eventuale dispiegamento di armi nucleari sul territorio bielorusso.

Su richiesta del Presidente Putin, ieri il Consiglio della Federazione russa ha concesso l’autorizzazione ad inviare forze militari all’estero. Inoltre, sempre ieri, in conferenza stampa Putin ha affermato di riconoscere le pretese di Donetsk e Lugansk sul territorio di tutto il Donbass, ben oltre la componente russofona presente nella regione e, quindi, includendo zone attualmente sotto il controllo delle Forze armate ucraine, chiedendo per giunta il riconoscimento dell’annessione illegale della Crimea.

Questo duplice sviluppo rischia di aprire la strada ad un’operazione militare su larga scala della Russia in Ucraina, che potrebbe essere preceduta o accompagnata da azioni ibride soprattutto incentrate su eventuali attacchi cibernetici, analisi confermataci da fonti interne all’Alleanza. Resta, inoltre, elevata la preoccupazione di Kiev per le esercitazioni navali in corso nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. Si tratta di esercitazioni senza precedenti, anche per via del blocco del traffico marittimo che impedisce i flussi verso i porti ucraini.

In considerazione di questi possibili scenari, abbiamo chiesto ai connazionali di lasciare immediatamente l’Ucraina con i mezzi commerciali disponibili. Ad ogni modo abbiamo deciso, in coordinamento con i nostri partner europei, di lasciare la nostra ambasciata a Kiev pienamente operativa.

Appena appreso del provvedimento adottato dal Presidente Putin nella serata di lunedì, il Governo ha espresso pubblicamente la più ferma condanna in quanto questo passo costituisce un grave ostacolo per la ricerca di una soluzione diplomatica alla gravissima crisi in corso.

A fronte della decisione del Cremlino, abbiamo ribadito il sostegno dell’Italia all’integrità e alla piena sovranità territoriale dell’Ucraina nei suoi confini internazionalmente riconosciuti e rivolto un appello alle parti perché tornino al tavolo negoziale nei formati appropriati. Iniziative unilaterali allontanano il raggiungimento di condizioni di stabilità e sicurezza nella regione.

Ieri l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza con il nostro attivo sostegno ha rilasciato una dichiarazione, a nome dei 27 membri dell’Unione europea, di forte condanna della decisione russa di riconoscere due repubbliche separatiste. Ha inoltre invitato Mosca a riconsiderare la decisione e sedersi al tavolo negoziale nell’ambito del Formato Normandia e del gruppo trilaterale di contatto dell’OSCE.

L’Unione europea ieri ha adottato un pacchetto di misure restrittive nei confronti della Russia che includono tre tipi di sanzione: quelle che colpiscono gli individui; quelle che colpiscono entità responsabili della violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina; nonché lo stop a qualsiasi tipo di interscambio con le repubbliche separatiste.

Sempre ieri il Presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo che vieta nuovi investimenti, scambi e finanziamenti da parte di soggetti statunitensi verso, da o nelle regioni separatiste. Questo tipo di ordine conferisce l’autorità per imporre sanzioni a qualsiasi persona determinata a operare in quelle aree dell’Ucraina. Nell’intervento pubblico di ieri sera il Presidente americano ha posto l’accento sulla compattezza degli alleati e ha confermato il pieno sostegno all’Ucraina a fronte di quella che Washington ritiene una minaccia di attacco imminente.

Il Regno Unito ha esteso alle repubbliche separatiste il regime sanzionatorio applicato alla Crimea. Londra ha sanzionato quattro banche russe coinvolte nel finanziamento dell’occupazione, nonché tre individui ritenuti molto vicini al Cremlino.

In questa situazione, che può cambiare rapidamente, è importante mantenere lo stretto coordinamento già in atto con i partner dell’Unione europea e con gli alleati della NATO. Lo dimostrano, da ultimo, il Consiglio affari esteri straordinario dell’Unione e la riunione tra i Ministri degli Esteri dei Paesi G7, cui ho partecipato ieri a Parigi.

Sul piano NATO, il Segretario generale ha condannato, la stessa sera del 21 febbraio, la decisione russa, qualificandola come un’ulteriore erosione della sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina e una violazione degli accordi di Minsk. Ha, inoltre, invitato Mosca a scegliere il percorso del confronto diplomatico e a ridurre il proprio dispositivo militare nell’area. Stoltenberg ha poi convocato, ieri mattina, una riunione straordinaria del Consiglio atlantico, per un confronto tempestivo tra alleati sugli ultimi sviluppi, a pochi giorni dalla ministeriale Difesa della NATO della scorsa settimana, cui ha partecipato il Ministro Guerini, e in vista di possibili ulteriori riunioni internazionali.

Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite ha espresso la sua preoccupazione per la decisione russa relativa allo status di alcune aree delle regioni ucraine di Donetsk e Lugansk, chiedendo una soluzione pacifica del conflitto nell’Ucraina orientale, in coerenza con quanto indicato dal Consiglio di sicurezza nella risoluzione n. 2202 del 2015 che invitava tutte le parti ad attuare integralmente gli Accordi di Minsk.

La crisi russo-ucraina è naturalmente al centro dell’azione internazionale del nostro Paese. Ne ho discusso lunedì al Consiglio affari esteri di Bruxelles, a margine del quale abbiamo incontrato anche il Ministro degli Esteri ucraino Kuleba. In qualità di Presidente del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, ho espresso pubblico sostegno alla dichiarazione della Segretaria generale del Consiglio d’Europa Burić, condannando con forza la decisione delle autorità russe di riconoscere le due entità separatiste e sottolineando che le iniziative unilaterali non sono una risposta alla crisi.

Ieri pomeriggio ho preso parte alla riunione dei Ministri degli Esteri del G7 dedicata agli sviluppi della crisi, durante la quale, con gli alleati, abbiamo coordinato le misure restrittive da adottare in risposta alle azioni della Russia.

La riunione straordinaria dei Ministri degli Esteri dell’Unione europea, cui ho partecipato, sempre a Parigi, ha poi avallato un articolato pacchetto di misure restrittive che, come ho ricordato, include un bando a importazioni, esportazioni e investimenti nei territori delle entità separatiste, sanzioni economiche e finanziarie alla Russia e designazioni individuali di esponenti politici, dei media, militari e operatori economici.

Ulteriori misure restrittive potrebbero essere adottate in caso di altre azioni da parte della Russia. Al riguardo, ricordo che l’Italia sta lavorando da mesi, in ambito europeo e insieme agli Stati Uniti, per adottare un impianto di possibili sanzioni di varia natura e intensità che siano improntate a efficacia e fermezza nel segnalare a Mosca gli elevatissimi costi e le conseguenze che una sua offensiva recherebbe. Per esempio, per essere efficaci, le sanzioni devono fungere da deterrente contro ulteriori azioni militari ed essere, quindi, sostenibili, proporzionate, graduali e direttamente collegate a sviluppi concreti e oggettivi sul terreno.

Sappiamo che i nostri imprenditori dal 2014 ad oggi hanno sofferto pesanti perdite come conseguenza delle sanzioni e lavoreremo per contenere il più possibile l’impatto sui nostri interessi strategici ed economici. Consapevoli di pagare un prezzo importante per la tutela di valori e princìpi comuni non negoziabili, siamo anche consci del valore deterrente delle misure restrittive, volto a impedire che la Russia alimenti ulteriormente la tensione sul terreno. Ciò comporterebbe un prezzo ancor più alto per tutti gli attori in gioco. È fondamentale, in questa fase storica, alla luce delle ultime vicende, mostrare la compattezza di un’Unione europea che non subisce condizionamenti rispetto ai suoi valori, come dimostra anche la decisione, di ieri, della Germania di sospendere il progetto Nord Stream 2. Ieri, a Parigi si è anche discusso della possibilità di organizzare una riunione del Consiglio affari esteri a Kiev e abbiamo poi deciso di convocare gli ambasciatori russi nelle capitali europee per trasmettere un messaggio di fermezza.

In questa situazione, che potrebbe degenerare, con gravissime conseguenze per la sicurezza del nostro continente, ritengo necessario continuare a compiere ogni sforzo possibile per preservare gli spiragli esistenti per una composizione pacifica della crisi. Dobbiamo evitare una guerra nel cuore dell’Europa. Come ha detto il Presidente Draghi, la via del dialogo resta essenziale.

Con questo senso di urgenza e con l’obiettivo di tenere aperta la porta del dialogo, mi sono recato, la settimana scorsa, a Kiev e Mosca. Ho incontrato il Ministro degli Esteri ucraino, Kuleba, il quale ha espresso apprezzamento per la concreta testimonianza della nostra solidarietà, in un momento così delicato per il suo Paese. A lui ho ribadito il nostro convinto sostegno all’integrità territoriale e alla piena sovranità dell’Ucraina. L’Italia respinge il tentativo russo di ristabilire, nel continente europeo, sfere di influenza e sottolinea la validità del principio della porta aperta della NATO. Allo stesso tempo, ho ricordato come la posizione italiana nei confronti della Russia è anche volta a preservare un giusto equilibrio fra le esigenze di deterrenza e fermezza e la disponibilità a un dialogo costruttivo e genuino, volto a negoziare seriamente temi di comune interesse, per disinnescare le tensioni.

Le autorità ucraine fanno affidamento sui rapporti che il nostro Paese ha saputo tessere con la Russia, malgrado le gravi tensioni fra Mosca e la comunità euro-atlantica. Kiev chiede all’Italia di continuare a svolgere un’incisiva azione nei confronti del Cremlino, nella direzione di una soluzione pacifica della crisi.

Come seguito concreto della mia visita a Kiev, è in via di definizione lo stanziamento di un contributo finanziario del valore di circa 110 milioni di euro, volto a sostenere la popolazione e l’economia ucraina in settori da concordare con le autorità di Kiev. Intendiamo, inoltre, stanziare un contributo per il Comitato della Croce rossa internazionale per interventi nel settore umanitario. Sono anche allo studio misure di sostegno alle Forze armate ucraine, attraverso la fornitura di materiali non letali, come – ad esempio – quelli per lo sminamento.

L’Italia ha sostenuto, e continua a sostenere, attività umanitarie di assistenza alla popolazione civile nel Donbass. Forniamo il nostro contributo agli organismi internazionali impegnati sul terreno.

Vorrei, qui, inoltre, richiamare il nostro ruolo nell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Sono fiero dei 15 italiani che continuano a prestare servizio nella missione speciale di monitoraggio dell’OSCE, dislocati anche in aree di conflitto in corso e di scambi di fuoco tra le parti. A loro va il mio ringraziamento, e di tutto il Governo (Applausi).

Abbiamo, a più riprese, espresso l’impegno dell’Italia a continuare a sostenere il mandato della missione che, come sapete, svolge attività di rilevazione e trasparenza sul terreno. Gli osservatori individuano, ad esempio, le violazioni alle intese da entrambe le parti e monitorano eventuali provocazioni sotto falsa bandiera, che potrebbero esacerbare il conflitto; rilevano i danni a infrastrutture critiche e civili essenziali, i pericoli ambientali e l’impatto sulla popolazione di attività condotte dalle parti; forniscono, per quanto possibile, un quadro credibile e neutrale di quel che accade in un contesto caratterizzato da una contrapposizione di narrative.

Il 17 febbraio, poi, mi sono recato a Mosca per incontrare il Ministro degli Affari esteri, Lavrov. Nel corso dei colloqui, abbiamo affrontato in dettaglio le questioni di più stringente attualità legate alla crisi in corso, all’architettura di sicurezza e alla stabilità strategica dell’Europa. Ho fatto presente al mio interlocutore la necessità di compiere ogni possibile sforzo per arrivare ad una soluzione diplomatica.

Ho, inoltre, incoraggiato, con forza, la prosecuzione del dialogo tramite nuove riunioni del Consiglio NATO-Russia, dopo quella del 12 gennaio e di altre riunioni in ambito OSCE e a livello bilaterale con gli Stati Uniti.

Con riferimento alla possibile adesione dell’Ucraina alla NATO ho ribadito la validità della politica della porta aperta come uno dei tratti fondamentali del Trattato di Washington, inclusa la libertà dell’Ucraina di compiere le proprie scelte di politica estera e sicurezza nazionale. Ho ricordato al mio interlocutore la natura essenzialmente difensiva della NATO e la prospettiva di una sicurezza continentale, alla quale la Russia ha tutto l’interesse a partecipare in modo costruttivo, attraverso i meccanismi istituzionali esistenti, come, ad esempio, il Consiglio NATO-Russia e l’OSCE. Si tratta di concetti toccati anche nel corso dei colloqui telefonici dei giorni scorsi tra il Presidente del Consiglio Draghi e i Presidenti Putin e Zelensky.

L’Italia vuole continuare a dare un contributo concreto ed efficace alla ricerca di una soluzione diplomatica della crisi in corso, in cui sono in gioco nostri interessi vitali. L’architettura di sicurezza in Europa è l’oggetto principale di alcune proposte avanzate dalla Russia a Stati Uniti e NATO, Stati Uniti e NATO che, a loro volta, hanno risposto, prospettando proprie proposte, messe a punto nel quadro di un importante coordinamento tra le due sponde dell’Atlantico. Un coordinamento cui l’Italia ha dato un convinto contributo, affinché venisse colta una possibile opportunità di confronto diplomatico e di dialogo con Mosca. Sui media russi è stato diffuso un testo con le risposte di Mosca alle controproposte statunitensi. Auspichiamo che da Mosca giungano risposte anche alle proposte della NATO e che su tali basi, come ho già accennato, possa proseguire, nonostante le forti divergenze di principio, un confronto serio e costruttivo sugli importanti e concreti temi della sicurezza.

Con il nostro sostegno, l’Unione europea realizzerà programmi di capacity building per le forze di sicurezza ucraine, come concordato al Consiglio affari esteri di lunedì.

In ambito NATO, l’Italia sta facendo la propria parte per rassicurare gli alleati del fianco est, dal Baltico al Mar Nero, e consideriamo di contribuire ulteriormente all’andamento della postura della NATO, di cui occorre mantenere salda l’unità e la credibilità sul piano politico-militare.

In particolare, oggi, siamo presenti in Lettonia, con un contingente di circa 200 unità dell’Esercito, nell’ambito della enhanced forward presence, e svolgiamo attività di enhanced air policing in Romania con circa 130 unità di personale. Partecipiamo, inoltre, alla forza navale NATO di reazione immediata con importanti assetti marittimi nazionali per esercitazioni e attività di sorveglianza nel Mediterraneo e nel mar Nero.

All’ultima Force generation conference del 17 gennaio abbiamo offerto ulteriori apporti, in particolare al gruppo marittimo permanente della NATO nel Mediterraneo. Questo impegno – insieme al nostro apporto alle missioni NATO in Kosovo e Iraq – fa dell’Italia attualmente il primo contributore di truppe dell’Alleanza. Siamo pronti a considerare nuove misure di rassicurazione per gli alleati sul fianco Sud-orientale e sono stati stabiliti contatti tecnici preliminari con Bulgaria e Ungheria.

L’attuale scenario di crisi si inserisce in un contesto di forte dipendenza sul piano energetico, come ho già sottolineato. Unione europea e Regno Unito importano complessivamente il 40 per cento del gas dalla Russia, ma anche Mosca dipende fortemente dagli introiti dell’export di energia e l’Europa è, appunto, il suo miglior cliente. Il gasdotto Nord Stream 2 offrirebbe alla Germania una rotta alternativa rispetto alla via ucraina, ma sempre legata alle forniture russe. Come sapete e come ho ripetuto, ieri il cancelliere Scholz, in risposta all’aggravarsi della crisi, ha sospeso le procedure autorizzative del nuovo gasdotto. Il gas russo che arriva in Italia transita interamente per i gasdotti ucraini; una ragione in più per evitare il conflitto.

Disinnescare la minaccia sull’approvvigionamento via ucraina, che finora è stato per l’Italia regolare, significherebbe anche allentare le tensioni dei mercati, tensioni che, come ben sappiamo, hanno riflessi sui prezzi del gas. L’attuale impatto di questa crisi sui prezzi ci conferma l’esigenza di un coordinamento europeo non solo nella fase di stoccaggio del gas – iniziativa cui abbiamo già dato seguito negli ultimi mesi – ma soprattutto nella fase di formazione dei contratti di fornitura. Una crisi del genere dovrebbe portare l’Europa, oltre ad aumentare gli sforzi sulle energie rinnovabili, anche ad accelerare il varo di una energy union. L’Italia sarà protagonista nel realizzare questo progetto; la sicurezza energetica del nostro continente passa attraverso la libertà e la sovranità di tutti gli attori europei.

In conclusione, dobbiamo essere realisti; il susseguirsi degli eventi sta aggravando una situazione già di per sé delicata. È per questo che dobbiamo rimanere vigili, reattivi e pronti a fornire risposte efficaci da individuare e mettere in campo di concerto con i nostri partner europei e alleati.

Malgrado la gravità del momento e gli ultimi sviluppi cui stiamo assistendo in queste ore, vogliamo continuare a concentrarci su ogni iniziativa diplomatica che possa scongiurare una guerra; una soluzione che riteniamo ancora possibile anche se con margini che si riducono di giorno in giorno. Occorrerà, innanzitutto, compiere una valutazione approfondita soprattutto con Francia e Germania sulle reali prospettive del Formato Normandia e del gruppo trilaterale di contatto, alla luce del duro colpo inflitto dalla Russia agli Accordi di Minsk, con il riconoscimento delle Repubbliche separatiste. Non faremo mancare il nostro contributo al negoziato e al confronto con la Russia sull’Ucraina e, più in generale, sulla sicurezza europea attraverso NATO e OSCE. Garantiremo, inoltre, un sempre maggiore coinvolgimento dell’Unione europea in un contesto di crisi che chiama in causa la sicurezza e la stabilità del nostro continente. Sosteniamo la ripresa di un’interlocuzione fra Unione europea e Russia a un livello adeguato alla gravità della crisi, valorizzando il ruolo dell’Europa, ruolo – voglio ribadirlo – che non può comprendere solo la definizione delle sanzioni, ma deve anche tradursi in una forte iniziativa politica.

Come ha osservato il Presidente Mattarella, in occasione del recente discorso di insediamento, da molti decenni i Paesi europei possono godere del dividendo di pace concretizzato dall’integrazione europea e accresciuto dal venir meno della guerra fredda. Non possiamo accettare che ora si alzi nuovamente il vento dello scontro in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale

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