In un’intervista al New York Times, il ministro della Difesa italiano rilancia l’idea di una struttura europea complementare alla NATO, aperta anche a Regno Unito, Ucraina, Norvegia e Turchia
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha illustrato al New York Times la proposta italiana per la creazione di una nuova alleanza difensiva europea che coinvolga non solo i 27 Stati membri dell’Unione Europea, ma anche altri Paesi del continente che condividono interessi strategici comuni. L’iniziativa nasce nel contesto della guerra in Ucraina, delle crescenti minacce russe e delle discussioni sul ruolo degli Stati Uniti nella sicurezza europea. Crosetto sostiene che il progetto non rappresenterebbe un’alternativa alla NATO, bensì un rafforzamento del suo pilastro europeo.
L’Italia propone la creazione di una nuova alleanza difensiva europea capace di coinvolgere l’intero continente e non soltanto gli Stati membri dell’Unione Europea. È quanto emerge dall’intervista concessa dal ministro della Difesa Guido Crosetto al New York Times.
Secondo il ministro, l’Europa deve assumersi maggiori responsabilità nella gestione della propria sicurezza in un contesto internazionale caratterizzato dalla guerra in Ucraina, dall’evoluzione delle minacce russe e dalle crescenti discussioni sul ruolo degli Stati Uniti nella difesa del continente.
La proposta avanzata da Crosetto prevede il coinvolgimento dei 27 Paesi dell’Unione Europea insieme ad altri 13 Stati europei che condividono gli stessi valori e interessi strategici, tra cui Regno Unito, Norvegia, Turchia e Ucraina.
«Dobbiamo costruire un’Europa della difesa a livello continentale», ha dichiarato il ministro nell’intervista.
L’iniziativa era stata già formalizzata in una lettera inviata ad aprile ai ministri della Difesa europei, oltre che ai vertici dell’Unione Europea e della NATO. Nel documento, Crosetto sostiene che una politica di difesa europea credibile non possa più limitarsi ai soli membri dell’Unione.
«La sicurezza del continente va oltre i confini dell’UE, e richiede il pieno coinvolgimento di tutti i partner che condividono interessi vitali e importanti responsabilità», scrive il ministro. Per questo motivo, aggiunge, la difesa europea «deve essere concepita come un progetto veramente continentale».
Particolare rilievo viene attribuito all’Ucraina. Pur non essendo membro né dell’Unione Europea né della NATO, Kiev viene indicata da Crosetto come un elemento destinato a restare centrale per la sicurezza europea futura.
La proposta italiana ridefinirebbe in parte l’attuale architettura della difesa collettiva europea attraverso la creazione di una nuova struttura guidata dagli europei che opererebbe accanto all’attuale sistema NATO. Crosetto ha tuttavia precisato che il progetto non deve essere interpretato come un’alternativa all’Alleanza Atlantica.
Nella lettera ai suoi omologhi europei, il ministro sottolinea infatti che la nuova alleanza dovrebbe essere «fondata sulla partecipazione volontaria» e rappresentare uno strumento capace di «rafforzare il pilastro europeo» della NATO.
Il dibattito sull’autonomia strategica europea non è nuovo. Il presidente francese Emmanuel Macron sostiene da tempo la necessità di una maggiore autonomia militare dell’Europa, mentre il responsabile della Difesa dell’Unione Europea, Andries Kubilius, ha proposto la creazione di un esercito unificato.
Nel frattempo, Italia, Francia, Germania, Polonia e Regno Unito hanno già costituito una nuova cooperazione militare ristretta che non comprende gli Stati Uniti.
Durante l’intervista presso il Ministero della Difesa, Crosetto ha inoltre ampliato la riflessione sul futuro della NATO. Secondo il ministro, l’Alleanza dovrebbe valutare un allargamento oltre i tradizionali confini euro-atlantici, coinvolgendo Paesi come Australia, Brasile, India, Giappone e Corea del Sud.
«La NATO è stata creata per offrire sicurezza e stabilità a una parte del mondo», ha affermato. «Ora abbiamo bisogno di un’organizzazione in grado di offrire sicurezza e stabilità al mondo intero».
Il ministro ha aggiunto che l’Alleanza «non può rimanere un club riservato all’élite del Nord del mondo».
Sul fronte delle relazioni tra Roma e Washington, Crosetto ha minimizzato l’impatto delle recenti tensioni politiche, affermando che i rapporti bilaterali restano solidi.
Secondo il ministro, non vi è mai stata alcuna comunicazione ufficiale da parte dell’amministrazione Trump riguardo a una possibile riduzione delle truppe statunitensi presenti in Italia.
«Non c’è mai stata una dichiarazione a livello politico che indicasse la volontà di ridurre le truppe o le risorse», ha dichiarato.
Crosetto ha invece confermato che uno dei principali temi affrontati con Washington riguarda l’aumento della spesa per la difesa, tema che presenta implicazioni politiche anche all’interno della coalizione di governo guidata da Giorgia Meloni.
Il ministro ha riconosciuto le difficoltà nel conciliare maggiori investimenti militari con altre esigenze economiche e sociali, comprese le misure necessarie per fronteggiare l’aumento dei costi del carburante causato dalla guerra in Medio Oriente.
«Il problema è far capire alla gente che il mondo in cui viviamo è molto più travagliato e molto meno sicuro di quanto non fosse dieci anni fa», ha affermato.
Rivolgendosi al dibattito pubblico sulle priorità di spesa, Crosetto ha osservato che spesso agli elettori viene posta una scelta tra investimenti nella difesa e investimenti sociali.
«Preferisci un carro armato o una scuola, un asilo nido, un ospedale?», ha spiegato. «Io cerco di spiegare che si tratta di due cose completamente diverse, non paragonabili».
L’intervista evidenzia come il tema della sicurezza europea stia assumendo una centralità crescente nel dibattito strategico continentale. La proposta avanzata da Guido Crosetto punta a superare i limiti geografici dell’Unione Europea per costruire una cooperazione difensiva più ampia e inclusiva, mantenendo al tempo stesso il legame con la NATO.
Particolarmente significativa appare l’insistenza sul coinvolgimento dell’Ucraina e sulla necessità di rafforzare il contributo europeo alla sicurezza collettiva. La visione illustrata dal ministro riflette una crescente attenzione verso l’autonomia operativa del continente senza mettere in discussione il ruolo dell’Alleanza Atlantica.
L’idea di una struttura complementare alla NATO e fondata sulla partecipazione volontaria rappresenta un tentativo di adattare gli strumenti di sicurezza europei a un contesto internazionale percepito come più instabile e competitivo rispetto al passato.


