I dazi imposti dagli Stati Uniti potrebbero colpire l’export italiano, mettendo a rischio interi settori, dal manifatturiero al Made in Italy. Quali saranno le conseguenze per imprese e lavoratori?
Nel 2024 il Pil italiano è aumentato dello 0,7%, registrando una progressiva decelerazione. A gennaio 2025 la produzione industriale ha segnato un rimbalzo del 3,2%, mentre l’inflazione, pur in crescita, rimane inferiore alla media dell’area euro. Il commercio globale è in ripresa, ma le tensioni geopolitiche e i dazi USA rappresentano una minaccia per l’export italiano. I dati emergono da un’analisi svolta dall’Istat e contenuta nella nota sull’andamento dell’economia di marzo 2025.
Scenario internazionale: ripresa fragile e nuove tensioni
L’economia globale si trova di fronte a un periodo di incertezza. Sebbene a fine 2024 il commercio internazionale abbia mostrato segnali di ripresa, le prospettive rimangono deboli, aggravate dalla guerra in Ucraina e dall’aumento delle tensioni commerciali. Gli Stati Uniti hanno introdotto nuovi dazi su Canada, Messico e Cina, alimentando il rischio di un’escalation protezionistica.
Anche l’Europa mostra una crescita modesta. Il Pil dell’area euro nel quarto trimestre 2024 è aumentato dello 0,2%, con la Francia e la Germania in difficoltà. Tuttavia, l’indicatore di fiducia economica ha registrato un lieve miglioramento a febbraio 2025.
Negli Stati Uniti, l’economia continua a espandersi moderatamente, trainata dai consumi e dal settore edilizio. Tuttavia, l’introduzione dei dazi potrebbe penalizzare i margini di profitto delle imprese. L’indice di fiducia dei consumatori è in calo, segnalando possibili rischi recessivi.
Italia: crescita contenuta e segnali di ripresa industriale
Nel quarto trimestre 2024, il Pil italiano è aumentato dello 0,1%, mostrando un andamento migliore rispetto a Francia e Germania, ma inferiore alla Spagna. La crescita è stata trainata dagli investimenti (+1,6%) e dai consumi interni, mentre le esportazioni hanno subito una leggera flessione (-0,2%).
A gennaio 2025 la produzione industriale è tornata a crescere (+3,2%), recuperando il calo di dicembre. Tuttavia, le vendite al dettaglio hanno subito un calo dello 0,6% in volume, riflettendo la debolezza della domanda interna.
L’occupazione è in aumento: a gennaio si è registrata una crescita che ha coinvolto uomini e donne di tutte le età, tranne la fascia 35-49 anni. Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3%, mentre quello giovanile è al 18,7%.
Export italiano: opportunità e minacce
Nel 2024 il 48% dell’export italiano è stato destinato a mercati extra UE, con gli Stati Uniti che hanno assorbito oltre il 10% delle vendite. Tuttavia, le tensioni commerciali con Washington potrebbero penalizzare il Made in Italy, specialmente nei settori meccanico, farmaceutico e alimentare.
Le esportazioni verso la Cina sono diminuite del 20% nel 2024, risentendo della contrazione della domanda asiatica. In particolare, il settore automobilistico ha subito una netta riduzione, mentre sono aumentate le vendite di articoli di abbigliamento e macchine industriali.
Inflazione e salari: segnali contrastanti
L’inflazione in Italia è rimasta contenuta: a febbraio 2025 l’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha registrato un incremento dell’1,7%, inferiore alla media dell’area euro (2,4%). L’aumento è stato trainato dai beni energetici e alimentari, mentre i servizi hanno mostrato una moderata decelerazione.
Sul fronte salariale, nel 2024 le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1%, con una crescita più marcata nel settore privato (+4,0%). L’incremento è stato favorito dal contenuto rialzo dei prezzi, migliorando il potere d’acquisto delle famiglie.
Prospettive future: tra ottimismo e incertezza
Le prospettive economiche per l’Italia e l’Europa rimangono incerte. Se da un lato si registrano segnali di ripresa nella produzione industriale e nell’occupazione, dall’altro il commercio globale e il settore dei servizi mostrano segnali di debolezza. La tenuta del mercato del lavoro e l’evoluzione delle tensioni geopolitiche saranno determinanti per l’andamento dell’economia nei prossimi mesi.


