Jet polacchi e alleati in volo dopo nuovi raid su Kiev e vicino al confine. Tallinn denuncia le incursioni russe e chiama l’Alleanza Atlantica a consultazioni. Zelensky si prepara a incontrare Trump a New York mentre Bruxelles annuncia il 19° pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Dopo i recenti raid aerei russi sull’Ucraina e le incursioni nello spazio aereo di Polonia ed Estonia, la tensione nell’Europa orientale tocca un nuovo livello. Varsavia alza in volo i suoi caccia insieme agli alleati NATO, mentre Tallinn invoca l’articolo 4 dell’Alleanza. Bruxelles risponde con nuove sanzioni e Zelensky avverte: senza misure concrete, la Russia guadagna terreno. Sullo sfondo, l’incognita del ruolo di Donald Trump e l’annuncio del Pentagono di ridurre l’assistenza militare ai Paesi baltici.
Dopo settimane di crescente tensione, la crisi tra Russia e Occidente ha raggiunto un nuovo punto critico. All’alba di ieri, Varsavia ha annunciato di aver fatto decollare i propri jet da combattimento, insieme a quelli degli alleati, per monitorare lo spazio aereo polacco dopo che Mosca aveva lanciato un nuovo massiccio attacco contro Kiev e località prossime al confine occidentale ucraino.
«Coppie di caccia si sono alzate in volo e i sistemi di difesa aerea e di ricognizione sono stati messi in massima operatività», ha dichiarato il ministero della Difesa polacco in un post su X.
Intanto, Tallinn ha denunciato l’incursione nello spazio aereo estone di tre caccia russi, respinti da F-35 italiani. Il ministro della Difesa Hanno Pevkur ha elogiato la risposta della NATO: «Abbiamo visto che l’Alleanza funziona in modo efficace, fino al punto da essere pronta a ricorrere alla forza se necessario». L’Estonia ha invocato l’articolo 4 del Trattato Atlantico, che prevede consultazioni tra gli alleati in caso di minaccia.
Il premier estone Kristen Michal ha definito la violazione «totalmente inaccettabile», ricordando che già la Polonia aveva invocato l’articolo 4 poche settimane fa dopo l’ingresso di droni russi nel proprio spazio aereo.
Sul fronte ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato un «attacco massiccio» da parte russa, con «40 missili e circa 580 droni» diretti contro città come Dnipro, Mykolaiv, Chernihiv e Zaporizhzhia. A Dnipro, un missile a grappolo ha colpito un edificio residenziale. «Non è una strategia militare, ma terrorismo deliberato contro i civili», ha accusato Zelensky, ribadendo la necessità di rafforzare la difesa aerea e di estendere le sanzioni.
Zelensky ha inoltre confermato che incontrerà Donald Trump a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con al centro del colloquio le garanzie di sicurezza e le sanzioni. Ma secondo fonti del Cremlino, riportate da Bloomberg, Putin sarebbe convinto che l’ex presidente americano non agirà in modo deciso a sostegno di Kiev.
La linea di Washington appare ambivalente: secondo Reuters, il Pentagono avrebbe già avvertito i partner europei che gli Stati Uniti ridurranno parte dell’assistenza militare ai Paesi baltici, spingendo l’Europa a farsi maggiormente carico della propria sicurezza.
Sul versante europeo, Ursula von der Leyen ha annunciato il 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia, definendo «inaccettabili» le ultime violazioni dello spazio aereo europeo e i bombardamenti su larga scala. Tra le nuove misure: lo stop all’importazione di GNL russo, un ulteriore abbassamento del price cap sul petrolio, il blocco a centinaia di navi della flotta ombra e sanzioni estese a banche, piattaforme crypto e industrie energetiche.
Il messaggio di Bruxelles è chiaro: «Vogliamo che Mosca lasci il campo di battaglia e torni al tavolo negoziale», ha dichiarato la presidente della Commissione.
Il commento
La nuova ondata di escalation conferma che Vladimir Putin non intende allentare la pressione né sul fronte militare né su quello psicologico. Le incursioni in Polonia ed Estonia sono un chiaro segnale politico: Mosca vuole testare la coesione NATO, spingendo i Paesi occidentali a concentrare le proprie risorse sulla difesa anziché sugli aiuti a Kiev.
In questo contesto, la risposta dell’Europa diventa decisiva. Se gli Stati Uniti ridurranno il loro impegno, come segnalano le indiscrezioni dal Pentagono, sarà l’Unione a dover assumere un ruolo di primo piano. Ciò significa rafforzare la capacità di deterrenza, aumentare gli investimenti nella difesa comune e sostenere senza esitazioni l’Ucraina.
La linea atlantica resta l’unico pilastro credibile di sicurezza per l’Europa. Ogni tentennamento, ogni ambiguità nelle sanzioni o negli aiuti militari, rischia di rafforzare Putin. È quindi il momento di trasformare la retorica europea in azione concreta: più armi a Kiev, più difese ai confini orientali, più unità politica e militare. Solo così sarà possibile garantire la pace e difendere i valori dell’Occidente.


