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martedì, Giugno 22, 2021

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Franceschini ha definitivamente abolito la censura cinematografica

Il ministro della Cultura, Dario Franceschini dopo aver firmato il decreto che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche ha annunciato di aver abolito “la censura cinematografica” e quindi di aver “definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”.

La Commissione avrà il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori, ma non potrà in alcun modo vietare l’uscita in sala o sottoporre le opere a tagli o modifiche.

Sul sito del Ministero è specificato che la Commissione è presieduta dal Presidente emerito del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, ed è composta da quarantanove componenti che “sono stati scelti tra esperti di comprovata professionalità e competenza nel settore cinematografico e negli aspetti pedagogico-educativi connessi alla tutela dei minori o nella comunicazione sociale, nonché designati dalle associazioni dei genitori e dalle associazioni per la protezione degli animali”.

Per quanto ci riguarda, l’occasione è propizia per segnalare sul sito statale cinecensura.com la mostra permanente promossa dalla Direzione Generale Cinema del Ministero della cultura realizzata dalla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia e dalla Cineteca Nazionale che raccoglie i materiali relativi a 300 lungometraggi e a 80 cinegiornali, ma anche 100 tra pubblicità e cortometraggi, 28 manifesti censurati e filmati di tagli.

La “mostra” è suddivisa in quattro sezioni principali: Sesso, Violenza, Religione e Politica che sono i temi principali della censura.

Nel dopoguerra, spiega il noto critico cinematografico Tatti Sanguineti, che fa da cicerone, gli interventi censori “riferiti ai centimetri di pelle femminile troppo esposti nei film e nei manifesti, oggi appaiono provenire da un mondo che sembra lontanissimo”.

Più tardi – negli anni del miracolo economico – l’avanzata dei costumi si scontrerà in maniera più diretta con interventi del “potere politico e giudiziario”, e a fare da apripista saranno vari film d’autore, da L’avventura a La dolce vita a Dolci inganni.

E negli anni ’70, prima dell’arrivo del cinema a luci rosse, la battaglia contro le immagini di sesso man mano dilaganti apparirà perduta in partenza.

Per quanto riguarda la politica, (allora come oggi aggiungerei) a preoccupare i censori, la denuncia dei “panni sporchi”, l’attenzione ai temi sociali che pare a volte troppo politicamente caratterizzata. Dall’altro lato, c’è lo spettro del fascismo, presente e scomodo, contro il quale urtano film come Anni difficili di Luigi Zampa o Tragica alba a Dongo di Vittorio Crucillà.

E c’è poi la preoccupazione per il buon nome delle forze dell’ordine, della politica e dei funzionari statali, che conduce a interventi su alcuni casi di satira troppo azzardata.

Il sito è comunque ricco di materiali e documenti, che nelle varie sezioni, possono occupare il tempo del lettore più smaliziato e curioso, in maniera spesso divertente.

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