Dal 12 marzo 2025 gli USA ripristineranno i dazi del 25% sulle importazioni di acciaio dall’Unione Europea. La presidente von der Leyen annuncia contromisure per difendere gli interessi economici del blocco europeo.
Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che, a partire dal 12 marzo 2025, verranno reintrodotti i dazi doganali del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio provenienti da diversi partner commerciali, tra cui l’Unione Europea. L’iniziativa mira a proteggere l’industria siderurgica nazionale, considerata strategica per la sicurezza degli Stati Uniti.
Secondo quanto comunicato dal segretario al Commercio statunitense, le esenzioni e i precedenti accordi con l’UE, il Giappone e altri paesi non hanno prodotto risultati sufficienti per contrastare l’eccesso globale di capacità produttiva, causato in gran parte dalle esportazioni cinesi. Negli ultimi anni, le importazioni di acciaio dagli Stati membri dell’Unione sono aumentate, causando un calo della competitività delle acciaierie statunitensi.
L’ira dell’UE: “Dazi ingiustificati”
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha condannato fermamente la decisione degli Stati Uniti, definendo i dazi “ingiustificati”. In una dichiarazione ufficiale ha affermato: “I dazi sono tasse, dannose per il commercio e i consumatori. Questa misura avrà delle conseguenze e adotteremo contromisure proporzionate per proteggere i nostri interessi economici”.
L’Unione Europea si prepara quindi a difendere le proprie imprese e i lavoratori del settore siderurgico, minacciando di imporre nuove tariffe su beni e prodotti statunitensi di particolare rilevanza per l’export americano verso l’Europa.
Precedenti tensioni commerciali
Le misure protezionistiche degli Stati Uniti contro l’acciaio europeo non sono una novità. Già nel 2018, l’amministrazione Trump aveva introdotto simili dazi, poi parzialmente sospesi dopo intensi negoziati con Bruxelles. Tuttavia, le attuali tensioni rischiano di inasprire ulteriormente i rapporti transatlantici, con possibili ripercussioni anche su altri settori economici.
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