Oltre 200mila persone allo State Farm Stadium per commemorare l’attivista conservatore ucciso nello Utah. Presenti Donald Trump, il vicepresidente JD Vance e numerosi membri del governo
Il memoriale per Charlie Kirk, leader conservatore e fondatore di Turning Point USA, si svolge oggi a Glendale, in Arizona, dopo il suo assassinio durante un dibattito universitario nello Utah. La cerimonia, ospitata nello stadio dei Cardinals con capienza da oltre 63mila posti, accoglie figure di primo piano della politica americana, inclusi Donald Trump e JD Vance. La vedova Erika Kirk, nominata alla guida dell’organizzazione, guiderà l’evento insieme a membri del governo e sostenitori.
Lo State Farm Stadium di Glendale, Arizona, teatro di tre Super Bowl e con una capienza superiore ai 63mila posti, si è trasformato oggi in un immenso luogo di lutto nazionale. Qui si stanno svolgendo i funerali di Charlie Kirk, l’attivista conservatore ucciso lo scorso 10 settembre durante un dibattito con studenti alla Utah Valley University. Le autorità locali prevedono la presenza di oltre 200mila persone, con misure di sicurezza eccezionali.
Il presidente Donald Trump, lasciando la Casa Bianca, ha dichiarato: «Oggi celebriamo la vita di un grande uomo». Con lui, tra i relatori, ci saranno il vicepresidente JD Vance, la vedova Erika Kirk e numerosi membri di governo, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il direttore dell’intelligence Tulsi Gabbard e il segretario alla Sanità Robert F. Kennedy Jr.
Il servizio, trasmesso in diretta sul canale Rumble di Kirk e sulle principali reti americane e britanniche, è stato annunciato con il titolo “Building a Legacy: Remembering Charlie Kirk”. L’accesso allo stadio è avvenuto su base “first come, first served”, con un dress code richiesto di “Sunday best – red, white and blue”.
La moglie Erika, eletta nei giorni scorsi alla guida di Turning Point USA, ha raccontato con commozione le ultime ore di vita del marito. «Era così eccitato all’idea di riprendere i tour nei campus universitari, preparava i dibattiti come fossero Olimpiadi», ha ricordato. Erika porta al collo la croce di San Michele che Kirk indossava al momento dell’aggressione. «Sto cercando di vivere questo dolore senza rifugiarmi in farmaci o alcool», ha dichiarato, «ma con la forza del Signore».
Anche dall’Italia sono arrivate parole forti. La premier Giorgia Meloni, intervenendo a Fenix, la festa di Gioventù Nazionale, ha denunciato il clima di odio che circonda la vicenda: «L’odio non è finito con la morte di Charlie Kirk. Lui faceva paura perché smontava la narrazione del mainstream con la logica e il sorriso».
Non sono mancate le critiche dall’altra parte dello spettro politico. Hillary Clinton ha accusato i vertici repubblicani di «strumentalizzare un orribile omicidio per colpire i propri avversari politici», definendo l’atteggiamento «uno schema autoritario».
La morte di Charlie Kirk segna un punto di svolta per il movimento conservatore americano. Al di là delle controversie legate alle sue idee, resta evidente che la sua capacità di parlare ai giovani e di entrare nel cuore del dibattito pubblico rappresentava una sfida diretta al monopolio culturale della sinistra. Le critiche di Hillary Clinton appaiono pretestuose: in momenti come questo la politica dovrebbe fermarsi, lasciando spazio alla memoria e al rispetto.
Il sostegno espresso da Giorgia Meloni conferma quanto l’eco di questa vicenda abbia superato i confini statunitensi. L’Occidente, oggi più che mai, ha bisogno di figure capaci di difendere con coraggio valori e identità, senza piegarsi al conformismo del pensiero unico.


