Il ministro Giancarlo Giorgetti annuncia misure temporanee fino al 1° maggio: costo stimato di 500 milioni, con coperture tra IVA e risorse non utilizzate
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge in emergenza che proroga la riduzione delle accise fino al 1° maggio, estende il credito d’imposta al settore agricolo e introduce interventi per l’export. Il ministro Giorgetti ha evidenziato la natura temporanea delle misure, legata all’incertezza geopolitica, e ha aperto alla possibilità di una riflessione europea sui vincoli fiscali.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge in regime di emergenza e urgenza, con l’obiettivo di intervenire su alcune criticità economiche immediate. Lo ha annunciato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, al termine della riunione.
Il provvedimento prevede la proroga della riduzione delle accise già in vigore, che sarebbe scaduta il lunedì di Pasqua, estendendola fino al 1° maggio. Accanto a questa misura, il decreto introduce un intervento mirato a favore delle aziende agricole, estendendo al settore un credito d’imposta del 20% precedentemente riservato alle imprese della pesca.
Ulteriori disposizioni riguardano le imprese impegnate nell’export e il recepimento dell’accordo raggiunto con le associazioni di categoria sulla cosiddetta “transizione 5.0”, maturato nei giorni precedenti presso il ministero.
Giorgetti ha sottolineato il carattere temporaneo del decreto, definendolo uno strumento per “tamponare questa situazione fino al primo di maggio”. Ha inoltre evidenziato come eventuali interventi successivi dipenderanno dall’evoluzione del contesto internazionale, definito “oggettivamente molto complicato sotto ogni aspetto, anche quello economico”.
Nel corso della conferenza stampa, rispondendo a una domanda del quotidiano La Repubblica, il ministro ha affrontato anche il tema dei vincoli europei di bilancio. In particolare, ha fatto riferimento alla possibilità di ricorrere alla clausola di deroga prevista dal nuovo regolamento europeo sulla governance economica, nel caso in cui la situazione internazionale non dovesse migliorare.
“È chiaro che la riflessione a livello europeo, se la situazione non cambia, sarà inevitabile”, ha dichiarato Giorgetti, aggiungendo che la questione sarà discussa anche in sede di Eurogruppo.
Il ministro ha inoltre richiamato il recente incontro del G7, nel quale è stato delineato un quadro economico globale “oggettivamente preoccupante”, con ricadute che dipenderanno in larga parte dalla durata del conflitto in corso.

Sul piano delle risorse, Giorgetti ha quantificato l’onere complessivo del decreto in circa 500 milioni di euro. Di questi, 200 milioni derivano da un aumento del gettito IVA, mentre i restanti 300 milioni provengono da risorse già disponibili ma non ancora utilizzate, con l’impegno di non intaccare quelle destinate al sostegno delle imprese energivore.
Rispondendo a una domanda sulle spese per la difesa, il ministro ha rimandato ogni valutazione al Documento di finanza pubblica previsto per aprile, su cui il governo è attualmente al lavoro e che sarà presentato nelle prossime settimane.
Nel corso dell’incontro con la stampa, Giorgetti ha anche replicato a una domanda relativa al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, precisando che non si tratta di un collega di partito e definendo la questione sollevata come non politica, almeno allo stato attuale.
Il decreto approvato dal governo si configura dunque come un intervento di breve periodo, volto a contenere gli effetti immediati di una congiuntura economica incerta. La scelta di limitare temporalmente le misure al 1° maggio evidenzia una linea prudente, che evita impegni strutturali in un contesto ancora instabile. Anche se, come abbiamo visto nei giorni scorsi, in Europa, ad usare un eufemismo, sul lungo periodo “tira una brutta aria”.
Particolarmente significativa è l’apertura, seppur cauta, a una revisione dei vincoli. Le parole del ministro italiano suggeriscono che, in presenza di un deterioramento del quadro geopolitico, l’Italia potrebbe sostenere in sede europea una maggiore flessibilità fiscale. Una posizione che si inserisce nel dibattito più ampio sulla sostenibilità delle regole di bilancio in tempi di crisi.
L’attenzione alla copertura finanziaria, con il ricorso a risorse già disponibili e all’incremento del gettito IVA, indica una volontà di mantenere credibilità sul fronte dei conti pubblici, evitando scostamenti disordinati. Un equilibrio che resta però esposto alle evoluzioni del contesto internazionale, che lo stesso ministro ha definito determinante.


