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Il G7 di Kananaskis: prove di tenuta per l’Occidente

Trump incontra Zelensky, Meloni si muove tra Londra e Berlino, Von der Leyen avverte l’Iran. L’Occidente cerca una direzione chiara in mezzo al caos globale

Vertice dei Grandi in Canada. Sul tavolo: Ucraina, Medio Oriente, Iran, migranti e difesa comune. Il ruolo dell’Italia si fa più solido, tra diplomazia e interessi strategici.

Kananaskis, Canada. Un piccolo angolo immerso nelle montagne rocciose che, per tre giorni, diventa il cuore della diplomazia internazionale. Tutti presenti, i leader del G7. Uno dopo l’altro, sono atterrati a Calgary: prima Macron, poi Starmer, quindi Merz, Ursula von der Leyen, il giapponese Ishiba (bloccato dal maltempo, niente elicottero per lui) e infine Donald Trump. Il presidente americano è tornato sulla scena con il suo stile ormai noto – diretto, muscolare, ma perfettamente consapevole del momento storico.

Il G7 del 2025 non è una passerella. Lo dicono i temi, lo dimostrano gli incontri. Ucraina, Iran, Gaza, crisi economica, migrazioni. Serve una linea comune, o almeno una direzione. E qui – nonostante le differenze – il campo occidentale si presenta, almeno per ora, compatto.

Zelensky atteso a ore. Trump: “Siamo ancora con voi”

La Casa Bianca ha confermato un incontro bilaterale tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, atteso a Kananaskis nelle prossime ore. Il faccia a faccia è tutt’altro che simbolico: gli USA vogliono riaffermare, con chiarezza, che il sostegno all’Ucraina non è in discussione. Nonostante il dibattito interno e le tensioni con alcuni alleati, Washington resta l’unico vero garante della sicurezza militare di Kiev.

Trump, da parte sua, intende usare questo G7 anche per marcare le differenze con la passata amministrazione: sì alla deterrenza, ma niente avventure infinite. Un equilibrio sottile che, per ora, tiene.

Von der Leyen: Israele ha il diritto di difendersi. Ma l’Iran non deve avere mai l’atomica

Alla vigilia del summit, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha parlato chiaro. La guerra in Medio Oriente preoccupa – molto – ma l’Unione non ha alcuna intenzione di cedere alle ambiguità. “Israele ha diritto a difendersi”, ha detto. “L’Iran resta la principale fonte di instabilità nella regione. Non può, e non deve, avere mai accesso ad armi nucleari”.

Nel colloquio telefonico avuto domenica con Netanyahu, Von der Leyen ha ribadito l’impegno dell’Europa per la pace. Ma ha anche messo in chiaro che senza contenimento di Teheran, nessuna soluzione negoziata reggerà davvero. Il messaggio, stavolta, è arrivato forte e chiaro.

Meloni tra Merz e Starmer: difesa, energia e migranti al centro dei colloqui

L’Italia, spesso sottovalutata nelle grandi partite internazionali, sta ritagliandosi uno spazio più solido. Giorgia Meloni è arrivata a Kananaskis dopo una serie di incontri che confermano il suo ruolo crescente nella diplomazia europea.

Con il cancelliere tedesco Friedrich Merz – che ha sostituito Scholz – si è parlato di UE, competitività, immigrazione. Ma anche di futuro: nel 2026 ci sarà un nuovo vertice bilaterale Italia-Germania a Roma, segno che l’asse funziona, almeno per ora.

Più pragmatico, ma altrettanto importante, il dialogo con il premier britannico Keir Starmer. Al centro, l’agenda internazionale – Ucraina e Medio Oriente – ma anche il Global Combat Air Programme, la difesa comune e le opportunità industriali. L’Italia ha interesse a restare agganciata a Londra su questi dossier, soprattutto ora che la cooperazione nella lotta alla tratta di esseri umani è tornata prioritaria.

L’Occidente cerca un’identità comune. Ma il tempo stringe

Questo G7 potrebbe passare alla storia come quello della conferma: l’Occidente non è al tramonto, ma ha bisogno di ridefinirsi. Il ritorno di Trump, la compattezza europea, il ruolo della NATO: tutti elementi che segnalano un tentativo – difficile, ma reale – di mantenere saldo l’ordine liberale.

L’Italia gioca una partita intelligente. Senza protagonismi vuoti, ma con interlocuzioni solide. Meloni ha dimostrato, ancora una volta, che se si lavora sul lungo periodo, anche una media potenza può contare. Non basta però esserci: serve coerenza, visione, coraggio.

E questo, il mondo lo capirà solo dopo Kananaskis. Quando si spegneranno i riflettori, e inizierà la parte più difficile: decidere cosa fare, davvero.

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