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Il severo discorso di tre neolaureate alla consegna diplomi della Normale di Pisa

Tre neolaureate di Lettere, hanno descritto la difficile realtà vissuta durante il ciclo di studi affrontato nell’Accademia: “Avete reso l’università un’azienda. Perseguendo solo il profitto”

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“Avete reso l’università un’azienda. Perseguendo solo il profitto”

Questa è solo una delle dure affermazioni, quella che circola maggiormente in queste ore, dopo la diffusione su larga scala del discorso tenuto da tre studentesse della Scuola Normale Superiore di Pisa, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi del 9 luglio scorso.

Le tre neolaureate – Virginia Magnaghi, Valeria Spacciante e Virginia Grossi – della Classe di Lettere, hanno tracciato in una rassegna (impietosa) la difficile realtà vissuta dagli studenti, durante il ciclo di studi affrontato nell’Accademia.

“Scrivere queste parole non è stato facile, dare un’unica forma alle singole esperienze è stato il nostro obiettivo irragiungibile per noi continuamente in bilico tra un profondo affetto e una necessaria analisi del reale” ha detto in apertura Virginia Magnaghi, rappresentante, come le altre due sue colleghe, delle allieve e degli allievi della Classe di Lettere.

“La Scuola non è senza colpe” ha proseguito Valeria Spacciante “ha infatti promosso quella retorica dell’eccellenza e della meritocrazia che legittima il taglio delle risorse. Ha incoraggiato la creazione di piccoli poli di eccellenza iperfinanziati lasciando invece in secondo piano i rapporti con l’Ateneo che più ci sta vicino, con cui più sarebbe opportuno collaborare: l’Università di Pisa”.

“In questo contesto la retorica dell’eccellenza e una certa autoreferenzialità della Normale nelle relazioni con il mondo esterno, hanno ripercussioni serie anche sul piano della didattica” ha poi aggiunto Virginia Grossi spiegando come sia prioritario “spostare l’attenzione dall’eccellenza della selezione alla qualità della formazione”.

“Un grande atto di denuncia” commentano dall’associazione femminista e di promozione sociale ‘Casa della Donna di Pisa‘ compiuto da tre giovani donne “che hanno deciso di rompere quel silenzio cerimonioso per denunciare lo stato dell’accademia italiana, in particolare dei cosiddetti poli dell’eccellenza: ‘cattedrali in un deserto di macerie’, sempre più guidati da logiche neoliberiste e inique che invece di ridurre accentuano le disuguaglianze sociali e di genere”.

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