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sabato, Settembre 18, 2021

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Il ventesimo anniversario degli attacchi terroristici contro l’America

Venti anni dopo gli attacchi terroristici di quell’11 settembre 2001, la “guerra al terrore” continua senza fine

Il presidente degli Stati Uniti Biden ha partecipato con il predecessore Obama alle commemorazioni, presente anche Clinton.

A Ground zero sono stati osservati due minuti di silenzio in ricordo delle vittime degli aerei che si schiantarono sulle Torri gemelle.

Poi, mentre i familiari di chi quel giorno perse la vita nell’attentato, leggono i nomi dei loro cari, Bruce Springsteen imbraccia la chitarra e dal palchetto intona le note della sua “I’ll See you in My Dreams”.

Il contesto: le città americane sono blindate per l’allarme terrorismo, la minaccia interna preoccupa forse più di quella islamica. In Afghanistan i talebani fanno slittare l’insediamento del governo e si rimangiano la parola sui diritti delle donne: non possono fare i ministri, devono fare figli.

A vent’anni dagli attentati terroristici del settembre 2001, la cosiddetta guerra al terrore non accenna a fermarsi perchè non puo’ fermarsi. Cresce e cala, in gran parte nell’ombra e fuori dai titoli dei giornali. Il presidente, nella sera della vigilia dell’importante giornata si è rivolto agli americani:

L’unità è la nostra forza più grande

In molti ripeteranno – ripeteremo – che da quel giorno ogni cosa è cambiata. E’ vero nella sua banale ovvietà. Come è sacrosanto l’ennesimo appello all’unità, consegnato dal presidente Biden alla comunità mondiale in questo giorno del ricordo. Occorre ricordarlo con forza che senza coesione tra i Paesi, continueranno ad essere calpestati i diritti delle donne in Afghanistan, continueranno le tragiche morti dei bambini negli scenari di guerra, i progressi sociali ed economici degli stati occidentali resteranno un lontano miraggio per “tutti gli altri”.

La comunità scientifica globale, ha proposto un timido esempio di unità. Così come su altri fronti, accade con singole e purtroppo isolate testimonianze nel mondo dello sport. Isolate. Perchè al di là delle singole dimostrazioni, anche alla prova del virus il mondo si è diviso, l’occidente procede in ordine sparso. E sulla “guerra al terrore”, pur con uno scenario profondamente diverso, gli attori sulla scena si sono moltiplicati, il quadro è sempre più frammentato. Stretti tra Asia e America, gli europei faticano ad organizzare una comune strategia per fronteggiare anche questa emergenza afghana.

La priorità resta ancora quella dell’accoglienza di chi fugge, ma il problema della difesa di chi rimane continuerà a tormentarci per lungo tempo. E la sabbia si deposita sull’aeroporto di Kabul.

 

 

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