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Italia, economia in crescita moderata secondo il Bollettino della Banca d’Italia

L’istituto segnala segnali positivi su consumi, occupazione e conti pubblici, ma avverte: pesa l’incertezza globale legata ai dazi USA

Nel Bollettino economico pubblicato oggi, la Banca d’Italia rileva una moderata crescita del PIL italiano nel primo trimestre 2025, ma avverte sui rischi derivanti dalle tensioni commerciali internazionali e dai nuovi dazi statunitensi.

ROMA – La Banca d’Italia ha diffuso oggi il Bollettino economico del primo trimestre 2025, delineando un quadro di moderata espansione per l’economia italiana, in un contesto globale segnato da forte incertezza e crescenti tensioni commerciali.

L’analisi dell’istituto evidenzia un rallentamento dell’attività economica a livello mondiale, con una crescita debole negli Stati Uniti e stagnante in Cina. Il 2 aprile scorso, l’amministrazione statunitense ha annunciato un aumento generalizzato dei dazi, misurato sull’avanzo commerciale degli altri Paesi con gli USA. Una svolta definita dalla Banca d’Italia come una “netta cesura” rispetto al passato, che potrebbe compromettere la cooperazione internazionale e aggravare il rallentamento globale.

I mercati finanziari hanno reagito negativamente: forti cali azionari, maggiore volatilità, deprezzamento del dollaro e flessione delle quotazioni di petrolio e gas. Solo dopo l’annuncio del 9 aprile di una sospensione parziale dei dazi per tre mesi, con aliquote ridotte al 10% tranne che verso la Cina, si è registrato un parziale recupero. Resta comunque alta l’incertezza.

Nell’area dell’euro, il PIL ha continuato a salire moderatamente nei primi mesi del 2025, trainato dai consumi e dai servizi, mentre la manifattura ha mostrato segnali di ripresa. L’inflazione è scesa poco sopra il 2%, mentre la BCE ha ridotto i tassi ufficiali, portando quello sui depositi al 2,5%, con ulteriori cali attesi nel corso dell’anno.

Anche in Italia l’economia ha mostrato una crescita moderata, sostenuta dai consumi grazie alla tenuta dell’occupazione e all’aumento delle retribuzioni. La dinamica degli investimenti resta debole, condizionata da una capacità produttiva ancora inutilizzata e da condizioni finanziarie restrittive. Positivi i segnali dalle costruzioni, favorite dall’attuazione del PNRR, che ha compensato la flessione del comparto abitativo.

L’istituto rileva un ampliamento dell’avanzo di conto corrente e un ritorno alla crescita delle esportazioni nei primi mesi dell’anno, anche in virtù di un’anticipazione degli acquisti in vista dei dazi USA. Tuttavia, le esportazioni potrebbero risentire dei nuovi ostacoli commerciali, anche se la qualità e la redditività delle imprese italiane dovrebbero offrire una certa resilienza nel breve termine.

In miglioramento l’occupazione, tornata a crescere a inizio anno con un calo del tasso di disoccupazione, in particolare tra i giovani. Le retribuzioni dovrebbero continuare a salire nel 2025, contribuendo a un parziale recupero del potere d’acquisto, mentre l’inflazione resta contenuta, attestandosi al 2,1% a marzo, spinta dai rincari energetici.

Il costo del credito è in calo, ma i prestiti alle imprese, in particolare le piccole, restano fiacchi. Diverso l’andamento per le famiglie, per le quali la domanda di credito continua a rafforzarsi.

In deciso miglioramento i conti pubblici: l’indebitamento netto si è più che dimezzato nel 2024, grazie al saldo primario tornato positivo per la prima volta dal 2019 e alla fine del Superbonus. Tuttavia, il rapporto debito/PIL è salito al 135,3%.

Le previsioni della Banca d’Italia indicano una crescita del PIL italiano dello 0,6% nel 2025, dello 0,8% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027. L’inflazione dovrebbe stabilizzarsi all’1,5% nel biennio 2025-2026, per salire al 2% nel 2027. Su queste stime gravano però le incognite legate alle politiche commerciali statunitensi, con il rischio di ulteriori misure restrittive, effetti negativi sulla domanda estera e un deterioramento della fiducia.

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