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martedì, Dicembre 7, 2021

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La detenzione è come una cicatrice che nel corso del tempo scompare

Il Capo dello Stato nel corso della sua visita odierna all’Istituto Penale per minorenni di Nisida e al rione Terra di Pozzuoli ha incontrato ragazze e ragazzi ristretti, rispondendo ad alcune loro domande elaborate nel corso del “Laboratorio della politica”.

“Ci sono tante persone che sono state detenute e hanno poi avuto esperienze di successo nella vita; non succede solo nei film. L’importante è che la detenzione non si traduca in una macchia indelebile ma sia una cicatrice che scompare. C’è il dovere di agevolare il reinserimento nella vita sociale”.

Nisida – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita al carcere minorile di Nisida, oggi 11 settembreo 2021.
(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Buongiorno Signor Presidente, come mai i detenuti devono essere etichettati a vita anche se hanno dato prova concreta di adesione al programma di riabilitazione prevista dall’articolo 27 della Costituzione?”

Questa è una bella domanda, ed è particolarmente impegnativa.

Parto da una cosa che avete sentito certamente altre volte: in qualunque comunità inclusiva vi sono delle regole. Anche nel gioco del calcio, se un calciatore sgambetta un avversario a metà campo c’è una punizione, se lo fa vicino alla porta c’è un rigore.

Ogni comunità in cui si vive insieme ha delle regole. Nel nostro Paese, come in tutti gli Stati queste regole sono le leggi.

Le leggi un tempo erano decise dal sovrano, dal re o dai nobili nel loro territorio. Adesso decide il Parlamento eletto dai cittadini e quindi sono regole scelte dalla maggioranza dei cittadini.

La violazione di queste regole crea una rottura nel patto sociale di osservare le regole per vivere insieme, e la collettività reagisce in maniera graduata a seconda del tipo di violazione, della gravità della violazione.

È vero che la detenzione rimane come traccia nel casellario giudiziario, non nei documenti, nel casellario. Però questo non va sopravvalutato e non può diventare in alcun caso una sorta di marchio che rimane, preclude o fa emarginare.

Faccio un esempio un po’ banale. Quella frattura, quella violazione di regole, è un po’ come quando ci si ferisce: l’organismo reagisce per chiudere una ferita.

Quasi tutti abbiamo delle cicatrici; io ne ho una qui. Avevo tre anni, sono caduto dalle scale. Ricordo ancora il dolore dell’intervento che mi hanno fatto per mettere dei punti e a distanza di tanti decenni non ci faccio più caso e nessuno ci fa caso, anche perché col tempo la cicatrice va scomparendo.

Ecco, questo è la detenzione: una cicatrice che nel corso del tempo scompare non va considerata più perché non è la caratteristica della persona.

Per questo è importante, al di là della permanenza nel casellario giudiziario della traccia della detenzione, che questo non sia in alcun caso motivo di emarginazione, di accantonamento, di preclusione.

Vi sono tante persone che hanno avuto esperienze di detenzione e sono pienamente inserite con successo anche nella vita; non è soltanto nei film che questo avviene, avviene nella realtà anche nel nostro Paese.

Quello che è importante – ed è il dovere dello Stato, e sono qui per riaffermarlo – che questo non si tramuti in alcun caso in una sorta di macchia indelebile, perché non è così, è una cicatrice che scompare, perché lo Stato ha il dovere di agevolare il reinserimento, il protagonismo nella vita sociale. Ciascuno di noi, ciascuno di voi, ha un’esperienza umana non ripetibile che può contribuire in maniera preziosa, importante nella vita di tutti.

Questa prospettiva va garantita, e va garantita però non a parole, va garantita nei comportamenti dell’ordinamento con i suoi interventi, le sue regole, le sue procedure, le sue iniziative, e con il comportamento sociale delle altre persone, con la fiducia – poc’anzi la Ministra parlava di speranza – ripeto anch’io con la speranza e la fiducia che occorre avere e sviluppare in maniera particolarmente forte.

Questo mi sento di rispondere a questa domanda così interessante, partendo – ripeto – dal valore di ciascuna persona. Grazie per avermela fatta.

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