Correlati

La nuova offensiva dei “firmaioli”: tra censure incrociate e il caso dell’editore scomodo alla fiera di Roma

Le proteste contro la presenza di “Passaggio al bosco” a Più libri più liberi riaccendono lo scontro culturale. Cerno denuncia: «Chi predicava contro i roghi ora decide cosa si può leggere»

La disputa attorno alla partecipazione dell’editore “Passaggio al bosco” alla fiera del Libro di Roma riporta al centro del dibattito pubblico il tema della libertà culturale. Un gruppo di autori — tra cui Scurati, Zerocalcare e Barbero — ha chiesto agli organizzatori di escludere la casa editrice, definita “fascista”. L’AIE ha difeso la scelta di non intervenire. Tommaso Cerno, nuovo direttore de Il Giornale, accusa la sinistra di esercitare oggi la stessa censura che per anni ha attribuito agli avversari.

Sembra di essere ripiombati in un clima culturale che ricorda, almeno per intensità e rigidità ideologica, gli anni di piombo. In Italia, una parte della sinistra appare “sempre più sinistra”, mentre risorge “l’esercito dei firmaioli”: intellettuali e autori pronti a sottoscrivere appelli contro presenze considerate sgradite negli spazi pubblici della cultura.

L’ultimo caso riguarda la fiera del Libro di Roma, Più libri più liberi, dove la presenza della casa editrice “Passaggio al bosco” ha scatenato proteste da parte di alcuni scrittori noti, tra cui Antonio Scurati, Zerocalcare, Alessandro Barbero e altri. In una lettera inviata agli organizzatori, gli autori hanno parlato esplicitamente di “un editore fascista”, chiedendone l’esclusione dalla manifestazione.

L’Associazione Italiana Editori ha difeso la propria posizione, respingendo l’idea di un intervento censorio e invitando chi protesta a discutere pubblicamente della questione durante la fiera, in un momento dedicato al confronto. Una scelta che intende preservare la natura inclusiva della manifestazione, storicamente luogo di partecipazione per editori grandi e piccoli.

In queste ore è intervenuto anche Tommaso Cerno, dal 1º dicembre direttore de Il Giornale, il quotidiano fondato da Indro Montanelli. In un video pubblicato sui canali social della testata, Cerno ha denunciato quello che definisce un rovesciamento quasi grottesco del dibattito sulla libertà culturale. «Per anni ci hanno fatto la predica sul fatto che i fascisti mandavano i libri al rogo — afferma — e ora censurano i piccoli che finalmente parlano, come uno degli editori che pubblica libri di destra».

Cerno sostiene che chi per decenni ha plasmato l’immaginario pubblico contrapponendo “buoni” difensori della cultura e “cattivi” repressori del pensiero sarebbe oggi il primo a delimitare ciò che può essere esposto. A suo avviso, si sta costruendo una lista informale di testi ammessi e testi vietati, una forma di selezione morale che contraddice l’idea stessa di libertà d’espressione.

L’ex senatore sottolinea inoltre un ulteriore paradosso: mentre ci si mobilita contro la presenza di un piccolo editore di destra, non si levano voci altrettanto forti contro «l’ingresso dentro le nostre istituzioni di chi professa la sharia come più importante del codice penale». Un punto che ribadisce anche nell’analisi politica più ampia: il vero pericolo non sarebbe un romanzo esposto su uno scaffale, bensì «la legittimazione di forze radicali che nulla hanno a che fare con la democrazia».

La polemica si inserisce in un contesto più vasto, in cui la tensione tra libertà culturale e controllo ideologico torna ciclicamente a emergere. Come osserva Cerno, «la libertà non è scegliere al posto degli altri, ma consentire a ciascuno di leggere, criticare, rifiutare. Sempre dentro i confini della legge e della civiltà democratica».

L’episodio romano conferma quanto fragile sia il principio liberale della libertà culturale, soprattutto quando la politica si insinua nelle dinamiche editoriali. La richiesta di escludere una casa editrice dalle fiere non è mai una soluzione, men che meno se proviene da figure che hanno fatto della difesa della memoria storica un tratto distintivo della propria identità pubblica.
In un mondo occidentale che si trova a fronteggiare nuove forme di radicalismo — spesso mascherate da rivendicazioni religiose o culturali — la priorità dovrebbe essere la tutela dello spazio democratico, non la censura di libri che si possono criticare apertamente.
Se l’Europa e l’occidente più in generale hanno costruito la propria forza sulla libertà e sul pluralismo, allora limitare l’accesso al dibattito culturale rischia di indebolire proprio quei valori che si dichiara di voler difendere.
Per questo la posizione di Cerno merita ascolto: non perché difenda un editore, ma perché richiama alla responsabilità di una cultura che vuole dirsi davvero libera.

Latest Posts

spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
1,679FansMi piace
196FollowerSegui
0FollowerSegui
52FollowerSegui
62,100FollowerSegui
4,853FollowerSegui
32,700IscrittiIscriviti

Società