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giovedì, Giugno 30, 2022

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L’impatto della transizione digitale del sistema dei media italiano è finalmente diventato evidente

E’ così che Alessio Cornia, ricercatore associato presso il Reuters Institute for the Study of Journalism, introduce la sezione dedicata al nostro Paese nell’ambito del Digital News Report 2022 curato dal Reuters Institute. Questi dati offrono nuove informazioni sulla polarizzazione, “sull’elusione delle notizie” e sui modelli di entrate, oltre ad esplorare il modo in cui i giovani interagiscono con le notizie.

Nel rapporto si parla anche del ruolo delle notizie via e-mail e dell’approccio dei lettori alle notizie che riguardano i cambiamenti climatici. Il report si basa su un sondaggio YouGov condotto su più di 90mila fruitori di news online in 46 mercati.

Lo studio è stato commissionato dal Reuters Institute for the Study of Journalism per capire come le notizie vengono consumate in una serie di Paesi. La ricerca è stata condotta da YouGov utilizzando un questionario online a fine gennaio/inizio febbraio 2022 (qui la metodologia).

A questo link il report presentato in una serie di Slide Grafiche

Traduzione dal report di Alessio Cornia nella sezione Country and market data

L’impatto della transizione digitale del sistema dei media italiano è finalmente diventato evidente, con i player nati nel digitale che raggiungono le prime posizioni nella nostra classifica, i ricavi pubblicitari digitali che diventano predominanti, la creazione di nuove società di podcast e le edicole che cambiano la natura delle loro operazioni .

La rivoluzione digitale è stata più lenta in Italia che in altri sistemi mediatici europei. Le testate giornalistiche legacy hanno dominato il mercato delle notizie online per molti anni, con le testate giornalistiche più popolari nel mercato offline che sono anche i migliori giocatori online.

Nel 2022, per la prima volta, un canale di origine digitale, Fanpage, ha ottenuto la più ampia portata online del nostro sondaggio (21%), superando le emittenti affermate, la principale agenzia di stampa italiana (ANSA) e le più importanti testate giornalistiche. Altri player nati nel digitale che ottengono buoni risultati online sono HuffPost (9%), Il Post.it (7%) e Open (4%).

Il mercato dell’informazione offline, invece, è ancora dominato dalle principali emittenti italiane (la RAI e gli operatori commerciali Mediaset, StyTg24 e TgLa7), seguite da testate affermate come La Repubblica e Il Corriere della Sera.

Quegli attori nati nel digitale che hanno sconvolto con successo un’industria giornalistica italiana altrimenti stagnante hanno spesso adottato un focus su nicchie trascurate da organi di stampa più affermati, redazioni più giovani e più convenienti e un buon equilibrio tra forme di giornalismo tradizionali e più innovative. Fanpage, ad esempio, fa molto affidamento sui social media, sui pettegolezzi di celebrità e sulle notizie di criminalità per raggiungere un pubblico più giovane e più ampio, ma combina questo con un track record di indagini ad alto impatto che ne aumenta il profilo e la visibilità cross-mediale.

Nata nel 2011 proprio come pagina Facebook, Fanpage oggi impiega più di 60 giornalisti ed è tra le testate italiane più seguite. Allo stesso modo, Il Post.it nel 2010 ha individuato una nicchia di pubblico giovane alla ricerca di notizie politiche e internazionali libere da gergo insider e dettagli dietro le quinte. Da allora, si è concentrato sugli esplicatori, combinando i nuovi elementi di una storia commovente con il background richiesto dalle persone che si avvicinano all’argomento. Il regime di adesione introdotto da Il Post.it nel 2019 – un caso raro, se non unico, tra i digital nati in Italia – ha recentemente raggiunto i 50.000 iscritti e lo ha reso sostenibile, secondo il suo fondatore. ANSA, una consolidata agenzia di stampa che fornisce anche le sue notizie online al grande pubblico, ha recentemente implementato un paywall misurato.

L’impatto della transizione digitale italiana è evidente anche nella mutevole struttura del mercato. I ricavi pubblicitari online hanno superato per la prima volta nel 2019 i ricavi pubblicitari televisivi e rappresentano ormai quasi la metà (49%) dei ricavi pubblicitari complessivi. Si tratta di una svolta in un sistema mediatico tradizionalmente caratterizzato da un settore televisivo particolarmente forte, da un’industria dei giornali debole e da una penetrazione di Internet che si è sviluppata più lentamente che in altri paesi europei. Tuttavia, oltre l’80% dei ricavi pubblicitari online italiani è generato dalle principali piattaforme online, in particolare Google e Facebook/Meta, con i mezzi di informazione che devono affrontare un calo generale. Nel 2020 i ricavi totali del settore dei media italiano sono diminuiti di oltre 1 miliardo di euro, con forti cali nei settori televisivo, radiofonico, quotidiano e periodico.2 I giornali hanno sofferto di più, con un calo del 31% del numero totale in quattro anni di copie cartacee e digitali vendute.

Il sofferente settore delle riviste italiane ha visto grandi cambiamenti. L’Espresso, famoso settimanale italiano di centrosinistra, è stato ceduto nel marzo 2022 dal suo titolare, GEDI, che pubblica testate come La Repubblica e La Stampa. GEDI è stata a sua volta acquistata lo scorso anno dalla famiglia Agnelli-Elkann (il maggiore azionista di Stellantis, il conglomerato automobilistico allargato Fiat/Peugeot).

Il gruppo La Verità, fondato da Maurizio Belpietro, già caporedattore di diversi giornali conservatori, ha recentemente acquistato anche l’importante settimanale di centrodestra Panorama e il popolare settimanale femminile Donna Moderna. Il principale quotidiano dell’azienda, La Verità, ha iniziato a differenziarsi dai principali giornali conservatori adottando posizioni “alternative” su argomenti delicati come vaccini, misure anti-COVID e sanzioni economiche contro la Russia.

Una società di podcast, Chora Media, è stata fondata nel 2020 e ha recentemente introdotto reportage di alta qualità dall’Ucraina come Stories, la serie di podcast della giornalista Cecilia Sala. Un ultimo elemento che simboleggia la rivoluzione digitale dell’industria giornalistica italiana si trova nelle edicole italiane, gli stand all’aperto dove tradizionalmente venivano venduti giornali e riviste cartacee. 1.500 edicole italiane (il 10% del totale) hanno chiuso nei primi sei mesi del 2020, mentre molte altre si sono ramificate, ad esempio fornendo l’accesso ai servizi pubblici, come il rilascio di carte d’identità ufficiali, o vendere cibi e bevande.

Ascolta il podcast audio (Link)

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