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Londra chiama, Meloni risponde: l’Europa alla prova della pace

Dalla Lancaster House alla residenza dell’ambasciatore italiano: cosa ha detto davvero la Premier Meloni sul futuro dell’Ucraina e sul ruolo dell’Italia

Al vertice di Londra sulla sicurezza europea e sull’Ucraina, Giorgia Meloni traccia la linea dell’Italia: unità dell’Occidente, niente divisioni interne e un equilibrio da mantenere tra sostegno militare e diplomazia. Intanto, Zelensky vola da re Carlo, mentre Ursula von der Leyen chiede di riarmare l’Europa. Tutto questo mentre l’Europa si sveglia e si prepara a un nuovo Consiglio straordinario a Bruxelles. Ecco cosa è successo.

A Lancaster House di Londra, si è appena concluso un vertice fondamentale per il futuro dell’Ucraina e della sicurezza europea. Una riunione che ha riunito i leader europei, il presidente ucraino Zelensky e, naturalmente, la Premier italiana Giorgia Meloni.

Un vertice dai toni chiari: l’Europa deve riarmarsi, serve un piano per la pace, ma nessuna divisione interna deve indebolire il fronte occidentale. Lo ha detto la Premier Meloni, che ha scelto di parlare non subito dopo l’incontro, ma solo in un punto stampa organizzato nella residenza dell’ambasciatore italiano a Londra.

La leader italiana ha sottolineato che dividersi sarebbe un errore fatale, ribadendo la necessità di mantenere saldo l’asse Europa-Usa e di evitare “tifoserie” che allontanano dall’obiettivo comune: una pace giusta e duratura per l’Ucraina. Un messaggio chiaro anche agli alleati, in particolare a Washington, proprio mentre si discute di dazi e tensioni commerciali.

Giorgia Meloni ha confermato il pieno supporto italiano a Kiev, come già dichiarato in una nota ufficiale di Palazzo Chigi e ribadito dallo stesso Zelensky dopo un incontro bilaterale con la Premier. Un incontro definito “produttivo”, nel quale è stato discusso un piano d’azione congiunto per arrivare a quella pace giusta che tutti invocano.

Mentre Meloni lasciava Lancaster House in auto, senza dichiarazioni immediate, Zelensky si imbarcava in elicottero per raggiungere re Carlo nella residenza di Sandringham. Una scena simbolica che racconta il doppio binario su cui si muove la diplomazia ucraina: da un lato la ricerca di armi e fondi, dall’altro la costruzione di alleanze politiche e mediatiche.

E proprio di armi ha parlato Ursula von der Leyen, che ha chiesto di “riarmare urgentemente l’Europa”, annunciando un piano straordinario che sarà presentato il 6 marzo a Bruxelles. Un messaggio chiaro: senza una capacità industriale militare adeguata, l’Europa non può garantire né la sicurezza dell’Ucraina né la propria.

Nel frattempo, il padrone di casa, il Premier britannico Keir Starmer, ha evocato una “coalizione di volenterosi” pronta a entrare in campo per garantire la sicurezza ucraina nel momento in cui si aprirà uno spiraglio per i negoziati di pace trovando convergenza con Donald Trump sull’obiettivo di chiudere la guerra.

https://x.com/donaldtusk/status/1896247510139892106

L’Europa si è svegliata, ha scritto su X il Premier polacco Donald Tusk. L’Unione europea, la Gran Bretagna, la Norvegia, la Turchia: tutti parlano con una sola voce per aiutare Kiev e rafforzare la cooperazione transatlantica.

Ma questa voce sarà davvero una sola o si tornerà alle divisioni? È la domanda che resta sospesa, mentre i leader lasciano Londra e l’appuntamento si sposta al Consiglio europeo straordinario di Bruxelles. L’Italia c’è, con la sua linea di equilibrio, pragmatismo e diplomazia. Basterà? Lo scopriremo presto.

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