L’ex premier italiano interviene a Bruxelles: “Dobbiamo agire come un unico Stato per affrontare le sfide economiche, tecnologiche e geopolitiche”
Mario Draghi, ex presidente della BCE ed ex premier italiano, ha tenuto un discorso al Parlamento Europeo sottolineando l’urgenza di un’azione coordinata per rafforzare la competitività europea. Ha evidenziato le sfide dell’intelligenza artificiale, dell’energia e delle tensioni commerciali con gli USA, chiedendo una maggiore integrazione economica e politica.
Competitività e innovazione: l’Europa deve recuperare terreno
Intervenendo alla conferenza organizzata dal Parlamento Europeo e dal parlamento polacco, Mario Draghi ha ribadito la necessità di un cambio di passo per l’Europa. “Da quando è stato pubblicato il rapporto sulla competitività, i cambiamenti in corso confermano le nostre previsioni, ma rendono ancora più urgente un’azione radicale”, ha affermato.
Un punto chiave è l’intelligenza artificiale, settore in cui l’Europa rischia di restare indietro. “Otto dei dieci principali modelli linguistici sono stati sviluppati negli Stati Uniti, gli altri due in Cina. Ogni giorno di ritardo ci allontana dalla frontiera tecnologica”. Draghi ha però sottolineato che la riduzione dei costi di sviluppo potrebbe offrire all’UE un’opportunità per colmare il divario.
Crisi energetica: costi troppo alti e dipendenza esterna
L’ex presidente della BCE ha poi affrontato il tema dell’energia, sottolineando la volatilità dei prezzi del gas e le difficoltà nella transizione energetica. “I prezzi del gas naturale sono aumentati del 40% da settembre, mentre l’energia in Europa costa fino a tre volte di più rispetto agli Stati Uniti”. Ha citato il caso della Germania, dove un forte calo di produzione da fonti rinnovabili a dicembre ha causato un’impennata dei prezzi, con ripercussioni su tutta la Scandinavia.
Draghi ha evidenziato anche i rischi per le infrastrutture critiche sottomarine, sottolineando la necessità di investire nelle reti e nella sicurezza energetica.
Sfide geopolitiche: dazi USA e il rischio di deindustrializzazione
Sul fronte geopolitico, Draghi ha avvertito delle conseguenze dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti, che penalizzeranno l’accesso delle imprese europee al mercato americano. “Non solo rischiamo di perdere quote di mercato negli USA, ma anche di essere travolti dall’eccesso di produzione cinese che verrà dirottato verso l’Europa”.
Ha anche messo in guardia sul rischio che le politiche fiscali e industriali americane attraggano sempre più aziende europee negli Stati Uniti, grazie a minori tasse e costi energetici ridotti.
“Dobbiamo agire come un unico Stato”
Per affrontare queste sfide, Draghi ha proposto una maggiore integrazione economica e politica tra i paesi europei. “La risposta deve essere veloce e proporzionata alla grandezza della sfida. Dobbiamo eliminare le barriere interne, armonizzare le regole e rafforzare il mercato dei capitali”. Ha poi evidenziato che le barriere interne all’UE equivalgono a dazi del 45% sui beni e del 110% sui servizi, ostacolando la crescita.
Tra le proposte, ha citato un maggiore sostegno alle imprese innovative, una riforma del mercato dell’energia e una maggiore cooperazione nel settore della difesa, dove la frammentazione limita la capacità produttiva.
Il ruolo del Parlamento Europeo e dei governi nazionali
Draghi ha infine esortato il Parlamento Europeo e i governi nazionali ad agire rapidamente. “Non possiamo permetterci iter legislativi che durano 20 mesi. Le decisioni devono essere rapide ed efficaci”. Ha anche chiesto maggiori risorse per finanziare gli investimenti necessari, stimati tra i 750 e gli 800 miliardi di euro all’anno.
“Se saremo uniti, supereremo questa sfida e avremo successo”, ha concluso Draghi, invitando le istituzioni europee a diventare i “custodi della speranza” in un momento cruciale per il futuro dell’Europa.
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