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Mark Rutte al Forum NATO-Industry: “Difesa forte, industria forte. È così che si costruisce la pace”

Dal palco di Bucarest, il Segretario Generale della NATO rilancia l’asse tra alleati e imprese: più investimenti, più produzione e più cooperazione per garantire la sicurezza dell’Occidente.

Nel suo intervento al NATO-Industry Forum di Bucarest, Mark Rutte ha sottolineato la centralità dell’industria nella strategia di difesa dell’Alleanza Atlantica. Dopo il Vertice dell’Aia, in cui i leader hanno fissato l’obiettivo del 5% del PIL per la spesa militare entro il 2035, Rutte ha tracciato una roadmap fondata su tre parole chiave: quantità, creatività e cooperazione. “La Russia rimarrà una forza destabilizzante – ha detto – e dobbiamo essere pronti. La pace si costruisce attraverso la forza.”

Mark Rutte ha scelto Bucarest per lanciare un messaggio diretto al cuore dell’industria europea della difesa: “Una difesa forte richiede un’industria forte. A volte è davvero così semplice.”

Parlando davanti a una platea di ministri, ambasciatori e dirigenti industriali, Rutte ha ringraziato la Romania per l’ospitalità e ha ricordato come il recente Vertice dell’Aia abbia segnato una svolta storica per l’Alleanza. I Paesi membri si sono impegnati a destinare il 5% del PIL alla difesa entro il 2035, un investimento che, nelle parole del Segretario Generale, “è serio ma necessario per restare al sicuro”.

L’obiettivo è chiaro: aumentare la capacità produttiva e tecnologica degli alleati per fronteggiare le nuove minacce globali. “La guerra non provocata della Russia contro l’Ucraina – ha ammonito – è solo la punta dell’iceberg. Mosca continuerà a essere una forza destabilizzante, in collaborazione con Cina, Corea del Nord e Iran.”

Rutte ha evocato una citazione di Franklin D. Roosevelt: “I nemici potenti devono essere sconfitti sul campo e superati nella produzione”. Parole del 1942, ma oggi più attuali che mai. Da qui il suo appello: “Noi lo chiamiamo pace attraverso la forza. La NATO farà la sua parte, ma anche l’industria deve fare la propria.”

Il Segretario ha poi articolato la sua visione in tre pilastri

Quantità. “Abbiamo i migliori sistemi al mondo, ma ne servono di più, e servono in fretta.” L’industria alleata, ha spiegato, sta già superando la Russia nella produzione di munizioni, ma occorre estendere gli sforzi anche alla difesa aerea, ai droni e alla cyber sicurezza.

Creatività. “Viviamo in società libere, dove la creatività prospera. Usate la NATO come banco di prova.” Rutte ha rilanciato il programma DIANA e il NATO Innovation Fund, strumenti pensati per accelerare lo sviluppo tecnologico dual use e rafforzare la resilienza collettiva.

Cooperazione. “È il pane quotidiano della NATO.” L’Alleanza, ha detto, deve saper connettere idee e risorse dei 32 membri e dei partner globali, dall’Ucraina al Giappone, per potenziare la produzione e l’innovazione comune.

Nel finale, Rutte ha proposto un vero e proprio “patto” tra NATO e industria: “Io continuerò a spingere i governi a firmare i contratti. Ma voi dovete essere pronti. Aumentate la produzione e non abbiate paura del rischio.”
E ha concluso con una promessa: “Il dividendo della difesa è reale: più sicurezza significa più crescita e più lavoro. Lavoriamo insieme per un futuro più sicuro e più prospero.”

Il discorso di Mark Rutte segna, anzi ribadisce un passaggio importante nella ridefinizione del rapporto tra sicurezza, economia e politica industriale europea. La visione di una “pace attraverso la forza” si inserisce nel solco della tradizione atlantica, che riconosce nella cooperazione transatlantica la condizione essenziale per difendere la libertà e la prosperità occidentale.

Il Segretario NATO parla un linguaggio concreto, lontano da certi toni ideologici che spesso ascoltiamo – e che purtroppo frenano – l’Europa. L’invito, in questo caso alle industrie è chiaro: non attendere, ma investire. È una sfida però, anche politica, che richiede leadership, coraggio e consapevolezza del fatto che la sicurezza non è un costo, ma un bene comune. La leadership italiana per fortuna, nonostante le prefiche di certa sinistra, non tentenna. Ma tutta l’Europa – se vuole contare – deve assumersi pienamente la responsabilità del proprio destino strategico, senza abbandonare – sottolineo fino a strappare il foglio – l’alleanza con gli Stati Uniti, ma rafforzandola nel nome dei valori condivisi.

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