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Meloni alla Camera prima del Consiglio europeo: sostegno a Kiev, prudenza in Medio Oriente e difesa degli interessi italiani in Europa

Nelle comunicazioni alla Camera in vista del prossimo Consiglio europeo, Giorgia Meloni ha ribadito il sostegno italiano all’Ucraina e la necessità di mantenere la pressione sulla Russia attraverso nuove sanzioni, chiedendo però anche una prospettiva diplomatica comune europea. La premier ha affrontato la crisi in Medio Oriente, confermando l’impegno italiano per evitare un allargamento del conflitto e sostenere la stabilità regionale. Sul fronte europeo ha difeso gli investimenti in difesa e sicurezza, la flessibilità ottenuta per la crisi energetica e una revisione pragmatica delle politiche industriali e ambientali dell’Unione. Ampio spazio anche al negoziato sul nuovo bilancio europeo e alle politiche migratorie.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta nell’Aula della Camera l’11 giugno per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, delineando le priorità che il governo intende portare al tavolo dei leader europei.

Uno dei temi centrali è stato il conflitto tra Ucraina e Russia. Meloni ha confermato il pieno sostegno dell’Italia a Kiev e ha sostenuto la necessità di mantenere alta la pressione su Mosca attraverso il ventesimo pacchetto di sanzioni europee. Allo stesso tempo ha affermato che la fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in “cecità diplomatica”, indicando la necessità che l’Europa si presenti con una posizione unitaria e con una figura autorevole capace di rappresentare l’intero continente in un eventuale negoziato.

Ampio spazio è stato dedicato alla situazione in Medio Oriente. La premier ha precisato che l’Italia non è parte del conflitto e non intende diventarlo, ma ritiene prioritario lavorare per evitare un ampliamento della crisi. Tra gli obiettivi indicati figurano la tutela della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e il sostegno alla via diplomatica nei rapporti con l’Iran.

Nel passaggio dedicato al Libano, Meloni ha condannato gli attacchi contro la missione UNIFIL e ha individuato nel disarmo di Hezbollah e nel ritiro israeliano dal sud del Libano due passaggi essenziali per la stabilizzazione dell’area. Ha inoltre annunciato un nuovo pacchetto di aiuti da 15 milioni di euro.

Sui rapporti tra Unione europea e Israele, la presidente del Consiglio ha mantenuto una linea di equilibrio. Da un lato ha riaffermato il diritto di Israele a vivere in sicurezza, dall’altro ha definito grave la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza e illegali gli insediamenti in Cisgiordania. Ha dichiarato apertura verso misure mirate contro coloni violenti e figure estremiste, tra cui il ministro Ben-Gvir, respingendo però l’ipotesi di isolare Israele o di sospendere l’accordo di associazione tra Unione europea e Israele, giudicando tale scelta controproducente.

Sul fronte della sicurezza europea, Meloni ha sottolineato la necessità di incrementare gli investimenti in difesa e sicurezza, annunciando che l’Italia si presenterà al vertice Nato con una quota pari al 2,8% del Pil destinata a questi settori.

Nel capitolo energetico, la premier ha rivendicato la flessibilità ottenuta dall’Unione europea per affrontare la crisi energetica, quantificata in 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Ha inoltre difeso la strategia del governo basata su un mix energetico comprendente nucleare, biocarburanti e fonti rinnovabili.

L’intervento ha dedicato ampio spazio anche alla competitività economica europea. Meloni ha chiesto un approccio più pragmatico rispetto al Green Deal, al sistema ETS e alle politiche industriali dell’Unione, sostenendo che la burocrazia europea rischia di compromettere decisioni già assunte dai governi e dai leader politici.

Nel negoziato sul nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’UE, la presidente del Consiglio ha indicato tre priorità considerate irrinunciabili: evitare che il nuovo bilancio penalizzi l’Italia, eliminare il sistema dei rebates o estendere lo stesso trattamento a Roma e impedire tagli alle politiche agricole, della pesca e della coesione per finanziare nuove priorità come difesa e competitività.

Tra gli altri temi affrontati figurano il commercio internazionale, la difesa commerciale europea, le materie prime critiche, il Piano Mattei, le condizionalità legate allo Stato di diritto e il percorso europeo dell’Ucraina.

Nella parte finale dell’intervento, Meloni ha rivendicato i risultati ottenuti sul fronte migratorio. Ha richiamato l’accordo europeo sui rimpatri e il riconoscimento della possibilità di realizzare centri in Paesi terzi, collegando tali sviluppi al modello rappresentato dal protocollo Italia-Albania.

La premier ha inoltre ampliato il concetto di sicurezza delle frontiere includendo il contrasto al traffico di droga e la gestione delle emergenze sanitarie internazionali, citando il focolaio di Ebola in Africa centrale.

L’intervento è stato accompagnato da alcuni passaggi polemici nei confronti delle opposizioni. Meloni ha parlato di “polemiche surreali basate su affermazioni infondate”, sostenendo che molte critiche emergano quando “gli argomenti scarseggiano”.

Particolarmente diretto il passaggio sullo Stato di diritto, dove ha respinto quelle che ha definito accuse legate a un “ridicolo armamentario sul governo illiberale”, sostenendo che il principio dello Stato di diritto debba valere per tutti, “Commissione europea inclusa”.

Sul tema dell’immigrazione, la presidente del Consiglio ha contrapposto l’attuale fase politica al passato, affermando che sarebbero ormai lontani i tempi in cui l’Italia avrebbe dovuto accettare più immigrati irregolari per ottenere margini di flessibilità finanziaria. Secondo Meloni, oggi il governo riesce a ottenere maggiore flessibilità rivendicando al contempo una riduzione dell’80% degli sbarchi.

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