Putin incontra gli emissari di Trump e rilancia le sue condizioni sull’Ucraina. L’Europa esclusa dal tavolo accusa il colpo mentre NATO e UE accelerano sulla sicurezza. Meloni: “Aiuti a Kyiv confermati, lavoriamo per evitare escalation”
Un incontro di cinque ore al Cremlino tra Vladimir Putin e due emissari statunitensi, Steve Witkoff e Jared Kushner, ha riaperto lo spazio diplomatico sulla guerra in Ucraina, ma senza avvicinare le parti a un accordo. Mosca ha ribadito le sue condizioni territoriali e politiche, mentre Washington ha lavorato su proposte modificate su pressione ucraina ed europea. L’Europa, deliberatamente tenuta ai margini del dialogo, si trova ora in una posizione strategica complessa. Intanto la NATO accelera sulle capacità di difesa, soprattutto nel contrasto ai droni, e l’UE presenta un nuovo pacchetto sulla sicurezza economica. L’Italia mantiene la linea di prudenza e sostegno a Kyiv, confermando nuovi aiuti entro fine anno.
Cinque ore. Tanto è durato l’incontro tra Vladimir Putin e due emissari statunitensi, Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati dal presidente Donald Trump. Il colloquio, svoltosi al Cremlino, aveva un obiettivo dichiarato: esplorare la possibilità di un’intesa per la pace in Ucraina.
A rivelarne i contenuti è stato Yury Ushakov, consigliere diplomatico di Putin, che ha definito l’incontro “costruttivo, utile e sostanziale”. Nessun compromesso formale è stato raggiunto, ma le due delegazioni hanno lavorato su una serie di documenti elaborati da Washington: inizialmente 27 punti, poi riassorbiti in quattro bozze di lavoro.
Al centro delle discussioni, ha spiegato il Cremlino, sono rimaste le questioni territoriali e i limiti militari che Mosca vorrebbe imporre a Kyiv. Putin ha ribadito condizioni rigide: cessione del Donbass, rinuncia dell’Ucraina all’ingresso nella NATO e garanzie costituzionali per la lingua russa e la Chiesa ortodossa russa. Gli Stati Uniti, secondo alcune fonti, avevano presentato una proposta inizialmente favorevole a Mosca, poi modificata su pressione ucraina ed europea.
L’Europa tagliata fuori
L’assenza dell’Europa dal tavolo negoziale non è un incidente, ma una scelta del Cremlino. Putin ha accusato Bruxelles di sabotare il processo diplomatico, affermando: “Non sono stati esclusi, si sono autoesclusi”. A ciò si aggiunge una narrativa di forza sul terreno: il presidente russo ha parlato delle presunte conquiste di Krasnoarmeysk e Kupyansk e ha definito la leadership ucraina “fuori dalla realtà” e impegnata solo a “mendicare fondi”.
Zelensky, dal canto suo, ha ribadito che l’Ucraina non accetterà cessioni territoriali e chiede garanzie concrete per prevenire future aggressioni russe.
La tensione internazionale cresce, anche alla luce dei recenti attacchi russi contro porti ucraini e delle minacce di colpire navi di paesi terzi. Mosca non esclude di “tagliare l’accesso al mare” all’Ucraina, alimentando lo spettro di un’escalation più ampia.
La NATO accelera sulla difesa: focus sui droni
Nel giorno dell’incontro al Cremlino, i ministri degli Esteri della NATO si riuniscono a Bruxelles, sotto la guida del segretario generale Mark Rutte. Ma la preparazione dell’Alleanza va avanti da mesi, soprattutto sul fronte delle minacce emergenti.
Droni non identificati hanno sorvolato aeroporti europei, provocando gravi disagi al traffico civile, mentre sistemi di proprietà russa hanno violato lo spazio aereo degli alleati sul fianco orientale. Per rispondere a queste minacce, la NATO ha avviato progetti avanzati di difesa aerea, tra cui Flytrap 4.5, iniziativa statunitense dedicata al test di tecnologie anti-drone scalabili e a basso costo. Le esercitazioni, svolte a Putlos, in Germania, hanno coinvolto militari, team di procurement e aziende del settore.
Parallelamente, in una località non rivelata del Regno Unito, le esercitazioni dell’Operazione Interflex hanno permesso ai militari ucraini di condividere competenze sull’uso dei droni FPV, fondamentali nella guerra di resistenza contro l’invasione russa. Partner australiani, britannici e svedesi hanno partecipato a simulazioni di attacchi e manovre avanzate. L’operazione ha formato finora oltre 56.000 soldati ucraini.
La risposta dell’Unione Europea: sicurezza economica e autonomia strategica
Mentre la dimensione militare si rafforza sul fronte NATO, Bruxelles annuncia una nuova comunicazione congiunta sulla sicurezza economica, parte di una strategia più ampia avviata nel 2023. L’obiettivo è proteggere l’UE da minacce e pressioni esterne, senza rinunciare all’apertura ai mercati globali.
Il documento individua sei aree ad alto rischio: riduzione delle dipendenze strategiche, attrazione di investimenti sicuri, sostegno a un’industria della difesa dinamica, tutela delle informazioni sensibili, protezione delle infrastrutture critiche e leadership nelle tecnologie chiave. Il nuovo approccio segna un passaggio da una postura reattiva a una più proattiva e sistematica. Tra i nuovi strumenti, debutta ResourceEU, pensato per ridurre la dipendenza da fornitori esteri per materie prime critiche e semiconduttori.
L’Italia tra prudenza e fermezza
La posizione italiana non cambia. Di fronte alle parole di Putin — “Se l’Europa vuole la guerra con la Russia, siamo pronti” — a Palazzo Chigi prevale la cautela. Giorgia Meloni, impegnata in Bahrein al Vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo, resta in contatto costante con Roma e con il Quirinale.
In coordinamento con i ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani, la premier punta a un lavoro diplomatico serrato per abbassare i toni e scongiurare un’escalation. Al termine del vertice in Bahrein ha confermato la linea italiana: “La possibilità di inviare aiuti all’Ucraina scade il 31 dicembre, noi faremo altri Consigli dei ministri prima di quella data. Il decreto ci sarà. Lavoriamo per la pace, ma finché ci sarà una guerra noi faremo quello che abbiamo sempre fatto per aiutare l’Ucraina a difendersi”.
L’esclusione dell’Europa dal tavolo di Mosca rappresenta un campanello d’allarme che il continente non può ignorare. Lasciare agli Stati Uniti l’onere della trattativa, mentre il Cremlino costruisce una narrativa di marginalizzazione europea, rischia di indebolire gli interessi strategici dell’UE proprio nel momento in cui la sicurezza collettiva richiede coesione, deterrenza e presenza diplomatica.
Senza un’Europa più assertiva, la stabilità del continente sarà definita da altri. La NATO si sta muovendo nella direzione giusta — rafforzamento delle difese, innovazione tecnologica, coordinamento operativo — ma questo non può compensare l’assenza politica europea nei negoziati.
L’Italia, mantenendo un equilibrio tra sostegno a Kyiv e ricerca della de-escalation, interpreta correttamente il ruolo di un paese alleato, integrato nel sistema euro-atlantico e consapevole che la sicurezza del continente passa attraverso la fermezza, non attraverso concessioni unilaterali a Mosca. Le prossime settimane diranno se l’Europa saprà rientrare nel gioco o se accetterà, di fatto, di subirne le conseguenze.


